Il matese avrà il suo parco?
Sono passati ormai oltre quarant’anni dalla prima proposta di istituzione del Parco Nazionale del Matese, anni nel corso dei quali il dibattito si è avvitato su sé stesso, tra favorevoli alla proposta e contrari, con proteste che hanno portato il progetto ad arenarsi nei polverosi scaffali della Regione Molise e del Ministero di competenza a Roma.
Per anni poi non se ne è più parlato, con gli usuali buoni propositi chiusi nel cassetto dei sogni. Questo, almeno fino a qualche anno fa, quando il tema è tornato finalmente nell’ agenda politica a seguito dell’approvazione della legge nazionale di istituzione del Parco e dello sblocco dei fondi strutturali collegati. Mentre l’iter andava avanti spedito e sembrava finalmente aver imboccato la strada conclusiva, l’ennesimo colpo di scena, un nuovo stop, stavolta ad opera del TAR del Lazio, che se da un lato con propria delibera ha respinto il ricorso delle associazioni venatorie locali, dall’altro ha accolto invece la sospensiva richiesta da Confindustria Molise, che aveva presentato ricorso a difesa dei propri associati per le possibili ripercussioni negative sulle (poche, ndr) attività industriali ancora presenti sul territorio.
La brutta notizia è che i giudici entreranno nel merito della questione soltanto nel prossimo mese di marzo 2026, procrastinando ulteriormente la nascita dell’area naturalistica. Considerando che sono trascorsi già quatto decenni dalla ‘posa della prima pietra’, non sarebbe certo questo ulteriore slittamento a compromettere il risultato finale.
In chiave prospettica, organizzativa e divulgativa, sempre nello scorso mese di agosto, si è tenuto un ulteriore momento di confronto sul tema, svoltosi a Campitello Matese, sia in merito allo stato dell’arte, ma anche per rendere edotto il territorio circa la salvaguardia della natura con l’impatto del Parco, nato in una delle aree naturali appenniniche più importanti di Molise e Campania. L’incontro, fortemente voluto dall’associazione Speleologi molisani per opera di Massimo Mancini, ha messo a confronto le istanze della categoria con quelle sia della Regione (presenti il presidente Roberti e l’assessore, con delega al Parco, Di Baggio), che con quelle dei sindaci coinvolti ed infine con le risultanze degli studi dell’ISPRA.
La riserva naturalistica potrà finalmente dare al territorio l’occasione di apprezzare quanto la tutela e la gestione sostenibile delle risorse naturali costituiscano oggi una delle poche possibilità di futuro per le aree interne. L’andamento demografico è in progressivo declino, le infrastrutture di comunicazione sono a dir poco limitate e questo rischia di far diventare le montagne dell’Appennino centrale, che sono ricche di pascoli, di risorse minerarie, idriche, forestali e faunistiche, biodiversità, paesaggio e patrimoni archeologici, l’ennesima cattedrale nel deserto molisano a cui siamo ben abituati, nostro malgrado.
Un accenno, in sintesi, sulle possibili ricadute pratiche del Parco, in base a quanto emerso in sede di convegno: – garantire una di- versificazione territoriale, portata dal fatto che si giungerà ad una modalità diversa di leggere il territorio; – pervenire ad una destagionalizzazione del turismo; -stabilire definitivamente una precisa regolamentazione dell’ente; – risaltare l’eccezionalità del Molise nell’avere due Parchi in un territorio così piccolo, che si traduce in una grande responsabilità, poiché vengono riconosciute alla regione la capacità di possedere risorse naturali conservate meglio che in altri contesti territoriali e l’area del Matese ha queste peculiarità. Ci possono essere elementi di contrasto, che però possono essere conciliati, come avvenuto in altre realtà nazionali.
Al di là dell’incontro, proficuo in tema di sensibilizzazione della popolazione, ma meramente illustrativo, resta sullo sfondo quell’ aleatorietà, quell’indefinito, quel non risolto, che fa sì che tutto assuma una prospettiva in divenire. In effetti, al di là dei convenevoli e delle dichiarazioni su unità di intenti e buoni propositi da parte di tutti gli intervenuti, la parola finale, pronunciata dall’assessore Di Baggio ha chiaramente evidenziato come la parte più importante vada ancora scritta, ovvero quella della redazione delle norme finali che dovranno regolamentare il Parco e la sua perimetrazione definitiva. “Ci aspettano mesi di riunioni, – ha detto Di Baggio – perché queste istanze devono essere condivise con il territorio e con i sindaci dei Comuni che ricadranno nell’area”.
In conseguenza di questo, sono nati da tempo i Comitati del Sì e del No, ma in merito, lo stesso assessore è stato piuttosto chiaro: “il Parco è stato designato attraverso una legge nazionale, quindi al di là dei favorevoli e contrari, non abbiamo certo la capacità di abrogare una legge nazionale. Il nostro dovere è dire in che modo questo Parco debba nascere, tutelando quelli che sono gli aspetti ambientali, ma anche economici del territorio. Mi auguro che il Parco possa rappresentare la svolta per la nostra Regione: abbiamo natura e biodiversità e dobbiamo preservarla anche in termini di turismo, perché il nostro è un turismo prevalentemente rivolto alla natura”.
Bojano, per voce del suo primo cittadino Carmine Ruscetta, ha intanto lanciato la propria candidatura come sede del Parco, che si ritiene abbia le peculiarità e le strutture adatte ad esserlo. Lo stesso primo cittadino ha anche chiarito che “il Parco non deve essere concepito come qualcosa in cui è vietato, bensì un qualcosa in cui è permesso fare determinate cose”.
Infine la parte scientifica per voce dell’ISPRA, che ha dato il suo contributo affinché si potesse arrivare al passaggio finale di un percorso che dovrà poi essere convertito attraverso un Decreto del Presidente della Repubblica per l’ufficialità finale. Intanto i risultati ottenuti finora hanno permesso una zonizzazione, delle misure di salvaguardia che frenano il degrado, nonostante lo spopolamento che ha subìto l’area nel corso degli ultimi anni.
In conclusione, nonostante si siano ascoltate tante voci, vi siano stati tanti spunti, tante idee, tanti punti di vista, il risultato finale appare ancora in totale divenire. Non vediamo obiettivamente una conclusione della questione, in base a quanto emerso. È paradossale dirlo, trattandosi di fatto di un progetto già approvato, ma quando si varcano i confini regionali, ciò che apparirebbe paradossale, non lo è più. Arrivederci alla prossima puntata.☺
