La casa nel bosco
Da quando abito in questa casa nel bosco, ho scoperto che non sono mai solo anche quando solo lo sono davvero. C’è sempre qualcuno che passa a controllare come sto: gatti selvatici impiccioni, tortore nervose, lucertole che prendono il sole. E poi lei: una volpe (non tutte le volpi sono cattive!). All’inizio compariva solo al crepuscolo, un’ombra arancione ai margini del giardino, prudente come chi sa che il mondo non è mai del tutto amico. La vedevo dalla finestra della cucina: il muso allungato, le orecchie tese, la coda come una virgola elegante. Le lasciavo un po’ di cibo avanzato. Lei arrivava, prendeva, osservava. Ci ha messo un po’ a fidarsi. Del resto, anche io. Col passare dei giorni ha iniziato a restare di più. Mangia, poi si accoccola in un angolo del giardino, sotto un albero, dove l’erba è un po’ più alta. Chiude gli occhi, ma non li chiude mai del tutto: la volpe dorme in diagonale, come se fosse pronta a scappare anche dai sogni. Ogni tanto solleva il muso, ascolta un rumore lontano, poi decide che può rimanere.
È un onore, in qualche modo, essere stati scelti come luogo sicuro da un animale che per natura è delle soglie: vive tra il bosco e il campo, tra la notte e il giorno, tra il selvatico e il domestico. Non è mai del tutto da una parte sola. Forse è per questo che la sento così vicina: anch’io, da quando sono venuto ad abitare qui, mi trovo su una soglia. Non sono più città e non sono ancora del tutto bosco. Sto imparando, ascolto silenzi, scricchiolii, versi che non conosco e poi odori di terra e foglie bruciate. E la volpe che a volte arriva di corsa, annusa l’aria e si muove a scatti, altre volte procede lenta, quasi regale, come se il giardino fosse un salotto che conosce ormai a memoria.
Mi piace pensare che la sua presenza sia benedizione, sì perché finché la volpe viene, finché trova cibo e riposo qui, vuol dire che questo pezzetto di mondo resta abbastanza quieto, abbastanza integro da poter ospitare chiunque. E ogni volta che la vedo spuntare dall’ombra degli alberi sento una piccola, irragionevole gratitudine: vuol dire che, ancora, ha deciso che questo giardino è degno di lei. In fondo, quella volpe mi ricorda una cosa semplice: la casa non è solo dove noi mettiamo mobili, quadri, ma anche quel luogo dove gli altri decidono di fermarsi un momento. E ogni sera, quando la vedo addormentarsi nell’erba, comprendo sempre meglio che questa casa, non è soltanto mia: è, pian piano, di tutti quelli che osano fidarsi.☺
