La “legge” del più forte
In questi ultimissimi anni avvertiamo una continua e forte sensazione di accelerazione della storia con grandi e continui mutamenti che sembrano travolgerci mentre li stiamo osservando, senza riuscire nemmeno a capirli nella loro velocità e complessità. La cosa veramente triste è che questi cambiamenti sono peggiorativi della realtà: guerre sparse per l’intero pianeta e violazioni del diritto internazionale, fino ad arrivare al terribile Genocidio dei palestinesi; moltissime e complesse crisi economiche, ambientali, epidemiche e finanziarie ci hanno fatto capire di essere molto più vulnerabili di quanto pensavamo.
Con Trump ci tocca subire un’ ondata di inaudita brutalità disumana, fino all’incredibile rapimento di un capo di Stato eletto democraticamente dal suo popolo. Questa brutalità trumpiana sembra essere irrefrenabile: “Voglio la Groenlandia, voglio il petrolio, voglio i minerali delle terre rare” e nessuno lo contraddice.
La nostra epoca è, quindi, oggettivamente della post-democrazia, cioè un sistema politico che, pur essendo regolato da istituzioni e norme solo formalmente democratiche (per quanto tempo?), viene in effetti governato e pilotato da grandi lobby, società multinazionali o transnazionali, agenzie e banche private come Jp Morgan, influenzato fortemente dai mass media, o meglio da chi ne è effettivamente proprietario o ne detiene l’effettivo controllo. In questo particolare contesto vediamo che la secolare marcia dei diritti umani è regredita.
I Paesi con un governo eletto democraticamente sono per la prima volta dal 1990 diminuiti e la qualità della democrazia, misurata da organizzazioni quali l’International Institute for Democracy and Electoral Assistance, si è notevolmente deteriorata; anche la convivenza civile è peggiorata in moltissimi Paesi nel mondo. Prevalgono nuove forme di esercizio del potere, con caratteristiche sempre più elitarie e oligarchiche con una continua e costante delegittimazione dello stato di diritto. In questo contesto i nuovi imprenditori della Silicon Valley come Peter Thiel, Mark Andreessen o Elon Musk, hanno individuato una nuova frontiera nella conquista dello spazio e nel dominio del pianeta attraverso le nuove tecnologie delle comunicazioni e il monopolio dell’IA: essi sono l’espressione più significativa di questa nuova era che attinge la sua potenza dalla rivoluzione digitale.
Nella politica contemporanea si intravede un chiaro fenomeno globale che vede i populisti di destra lanciati alla conquista del potere in molti Paesi del nord come del sud del mondo, con l’obiettivo di cambiare il volto agli stessi sistemi democratici con crescenti autoritarismi sostenuti anche da maggioranze elettorali – si vedano le elezioni di Trump e Milei. Questa gravissima tendenza globale sembra portarci verso una forma di autocrazia che riprende elementi del populismo classico come ha fatto Trump negli Stati Uniti. Sembra esserci una “normalizzazione” dell’ antidemocrazia e degli abusi di potere che è ormai presente, in diverse forme, in ogni parte del mondo.
Questo processo costruito da decenni dalle menti dell’élite economica mondiale dominante, viene esplicitato, con molta chiarezza, dal delirio di onnipotenza di un tecnocrate miliardario come Elon Musk, secondo un piano preciso e articolato in tutti i suoi pericolosi aspetti, con alcuni obiettivi che sembrano abbastanza evidenti. Come quello di svuotare lo Stato democratico, manipolare il consenso dei cittadini, asservendone le funzioni discrezionalmente a nuovi apparati, senza nessun controllo della comunità democratica, costituiti ad hoc.
Si tratta del “supercapitalismo”, ma anche come viene definito da Nancy Fraser da un “capitalismo cannibale”: la metafora del cannibale è calzante per l’analisi della attuale società capitalista “caratterizzata da una frenesia alimentare istituzionalizzata in cui il piatto principale siamo noi”. Una forma di capitalismo, senza dubbi, ancora più forte e potente, ancora più pervasivo e invadente di quanto non fosse stata la globalizzazione neoliberista come l’abbiamo conosciuta finora.
Il crescente e enorme dislivello fra reddito e ricchezza, sempre più concentrata in poche mani, la precarietà lavorativa in aumento e gli effetti ad ampio raggio del surriscaldamento del pianeta sono le naturali conseguenze di questo processo. Un contesto culturale in cui la “scomoda verità è che la maggior parte di noi ha due menti. Come consumatori e investitori puntiamo a fare grandi affari. Come cittadini disapproviamo le molte conseguenze sociali che ne derivano”.
Le prime decisioni di Trump si sono concentrate su proposte popolari, tra i suoi elettori, come l’espulsione dei più deboli: gli immigrati irregolari, molti dei quali vivono lavorando negli Stati Uniti da decenni. Poi è arrivata la cancellazione di importanti programmi di aiuto internazionali. Non è un caso che questi primi interventi, in larga misura illegali, sull’apparato amministrativo del governo federale siano stati orchestrati da Musk, che aveva fatto qualcosa di simile con Twitter dopo avere preso il controllo dell’azienda. Questi provvedimenti rivelano l’obiettivo politico più ampio di una riduzione drastica dell’apparato statale e suggeriscono una politica economica libertaria. Ma è una descrizione insufficiente, perché a lungo termine il “ridimensionamento” dello Stato andrà probabilmente a braccetto con la creazione di una tecnocrazia digitale. La linea politica portata avanti dai famosi ultramiliardari ha il sogno libertario di “abolire la politica”, con l’idea di trasformare l’attività politica in una gestione aziendale guidata dalle nuove tecnologie. È ancora impossibile dire se queste idee si accorderanno al modo di governare di Trump, fatto di decisioni improvvise, assurde, mafiose e assolutamente arbitrarie e demenziali.
In questo contesto il controllo assoluto dell’informazione e la “caccia all’uomo” per chi si è espresso criticamente, magari sui temi riguardanti il riarmo o protestando in favore del popolo palestinese, sono la normalità acquisita anche nel nostro Paese. I nuovi pochi tecnocrati capitalisti fondano il loro dominio su tre fattori determinanti: il controllo assoluto della tecnologia, il capitale finanziario accumulato, che si autogenera illimitatamente, e la potenza militare. ☺
