la poesia civile di Enzo Bacca: “caro guccini” di Enzo Bacca
9 Settembre 2026
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la poesia civile di Enzo Bacca: “caro guccini” di Enzo Bacca

caro guccini

(Ecco l’alba, dopo un’altra alba-
la strada che porta al nuovo sole).
Chissà, dopo il cielo di parole,
le voci ancora calde, l’atmosfera delle sagre
la voglia di restare dentro un eskimo,
nelle tasche, le dita saltellare tra le note.
Suonala ancora, amico
l’armonia delle stagioni, il grigio
il vento caldo e breve del sessantotto.
Resterà la carne, gli occhi negli occhi
e forse l’attimo dentro l’infinito
raccolto e incastonato al cuore.
Senza rumore (un dio che muore ogni giorno)
il dopo e l’oltre nel grembo
d’una storia che continua, rubino e cremisi
e scarlatto vivere il sogno.
– Dai Cirano, non sei solo
a bastonare con l’inchiostro:

“Venite pure avanti, voi con il naso corto
signori imbellettati io più non vi sopporto”.

E spegnerà l’estate i suoi bagliori, musa
nel verso di cicala, matrona d’ogni baccanale.
Svanirà l’odore delle braci
taciteranno corde di chitarra, il canto greve
il sogno di facili illusioni, il volo libero
d’una locomotiva senza più padroni.

E spegnerà l’estate ogni clangore
Eutèrpe dei giorni a venire
fino a nuova sacra mietitura.

E spegnerà l’estate la sua riva, resterà
una stanza vuota, un calice di rosso
asciutto in gola
in via Paolo Fabbri al civico quarantatré.

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