la poesia civile di Enzo Bacca: “cenere viva”
6 Novembre 2026
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la poesia civile di Enzo Bacca: “cenere viva”

La cenere fredda dopo il fuoco della sera
dell’altra sera di scontri –
qualcosa muove sotto quella polvere
ancora in vita, nel fumo acre d’autunno,
quest’autunno di bandiere bruciate.
Non muore l’istante battuto
per ogni libertà negata.
Gli idranti annaffiano fiori, giovani giunchi
con la forza dell’uragano
sciolgono barriere e braccia inermi
e volti puliti, figli per strada, anche i miei
un grumo di quella cenere nelle tasche.
Il sale in faccia irrita la pelle, gli occhi
ma non i passi che avanzano grevi.
Il rintocco dell’ora buona giunge solenne
quando l’inganno striscia silente tra i solchi.
Tutti per strada, anche l’ortolano –
il banchetto vuoto non comporta illusionismi.

“Ora basta”
grida una donna alla centuria schierata.

(Menenio Agrippa consolò la plebe
con l’apologo del corpo).
La nave ha bisogno del mozzo e del nocchiero.
Qualcosa si muove  – luminoso –
sotto la cenere stesa all’ombra dei campanili,
pronta in dispersione ai quattro venti?
Quella dell’altra sera, di ieri, di domani
dove anche imbracciare un sorriso
diviene onta da reprimere con acqua salata.

Nessun riposi e giri il volto dall’altra parte
dei don Abbondio si faccia memoria.

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