La poesia civile di Enzo Bacca: “la casa di zaccheo”
“Zaccheo scendi subito che oggi
devo fermarmi a casa tua”. Lc 19, 5-6
Cogliere un fiore di loto in mezzo al fango.
Cambiare abito al silenzio
che da cupa tinta
possa dare composto rumore –
la notte tramutò radici in giunchi
elevò (d’alba) creste al sole, ai venti.
Ogni ramo partorì l’aurora di sua stessa linfa.
D’un nuovo tegumento necessita l’uomo.
E pazienti nocche a impastare terra.
Terra fertile e non sterile zolla. Limo e non borra.
Origine e non fondale di relitti scomparsi.
– Qualcuno verrà a rivelarlo meglio –
intanto l’invaso regge a stento l’onda grassa.
Fino a quando fragili paratìe saranno d’argine?
S’intravede uno stormo di rondini
e non è pioggia dal deserto, nemmeno piombo.
Eppure l’artiglio del falco sempre pronto
a ghermire ogni volta la luce.
La luce, fiaccola imprigionata dentro al cuore.
Una Bianca colomba si posò sul mondo.
Su ogni croce si posò
su ogni fiore. Sopra ogni guerra.
Il ciliegio nel giorno delle croci si vestì da sposa.
Esibire le mancanze
poiché ogni limite divenga saggia proposta
(e mani tese a perimetrare il cerchio).
E dal potere del silenzio nacque
ogni parola di riedificazione
calce viva rischiarò ogni parete abrasa,
anche la casa di Zaccheo riprese lucore nuovo.
– Ognuno liberi i propri limiti
offrendoli agli altri come dono -.
(Opera presente al Festival Biblico XX ͣ ed. UCAI – Unione Cattolica Artisti Italiani) – Limes. Limen ad Infinitum IL LIMITE E LA SOGLIA- IL POTERE DEL LIMITE
Interpretazioni tra Antico e Nuovo Testamento
