La poesia civile di Enzo Bacca: “l’avvistamento”
5 Luglio 2026
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La poesia civile di Enzo Bacca: “l’avvistamento”

l’avvistamento

Natante battente bandiera lontana
s’avvicinò al molo.
                Ne riconobbi il cuore.
Vuoto di spezie – grigio – abraso a ruggine
nessun carico, sgombro d’equipaggio.
Timoniere solo, logoro e pallido di paura
aggrappato alla ruota
                  a reggere vuoti a perdere.
La vista delle case, segnalibro
all’ultimo biancore.
Ma non avvistò la guglia né la fortezza
né il faro d’alba

quanti giorni di mare, quanti
attraversamenti e delfini e scogliere
nave vuota d’ogni arrivo
– non finito di Buonarroti –
salpata veliero giungeva carretta.

Dove il prezioso carico, la rosa dei venti
i santi protettori?
Senza falle alla stiva, cambusa cellofanata
nessun ammaraggio
alcuno stato d’ammutinamento
e l’odore d’una bocca asciutta di saliva.
Neanche un canotto di salvataggio.
Il vecchio sulla soglia
ad attendere la deriva senza apostrofi.
Io ed altri sulla collinetta del porto
attori ad occhi spenti. A umore morto.

                 Ne riconobbi il cuore e l’àncora
e una scritta rossa sulla prua e un accento sull’ultima
cinque lettere tutte d’un fiato. Di cera.

Riconobbi la faglia tra le vertebre del nocchiero
                 e quel volto che mi appartiene.

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