La poesia civile di Enzo Bacca: “transeunt”
30 Giugno 2024
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La poesia civile di Enzo Bacca: “transeunt”

Delle cose morte salvo il tempo residuo
transito nudo che elude bianche sepolture-
come entrare in territorio sconosciuto
pur sapendo di attraversare sabbie mobili.
Eppure i personaggi che nuotano
nelle storie immaginate, impresse a biro,
quelli che per giusto tratto abbiamo generato
nell’attesa di abbozzarli sul taccuino
inciderli sui fogli “vivi”, amarli come figli
e donarli agli altri come frutti estivi
– quelli che fanno carne la carta –
ecco, quei nomi, quei volti, quei sogni
mascherati, raccolti tra i sacchi ben stretti
dell’indifferenziata e gettati nell’oblio
no, non erano sagome imbastite in abiti regali.
Li ho conosciuti sulle banchine dei porti
alcuni alzavano la mano per un passaggio
bambini senza padri né madri, senza Dio.
Tra i campi rivoltati di Rafah, senz’acqua.
Negli slum di Mexico City, le mine a Kandahar
le favelas di Bogotá. Tra i copertoni bruciati
nelle bidonville di New Delhi, i bàrrios di Caracas
Non erano bambolotti di plastica. E i lastroni crollati,
banchi buoni per imparare a scrivere.

Volavano (dentro) per schiarire l’alba
uno ad uno. “Ero morto, eppure una mano
amica ha scoperchiato il sepolcro
ha tagliato il cordone, ha sciolto le cupidigie”.
Né sarà ultima dimora caustica
il silenzio liquido d’una busta (per giunta nera)
gettata nei cassonetti vicino casa.

In quel segmento – prima – del precipizio
s’alzano il grido e l’eco e l’ascolto. L’abbraccio.

Ma qui il mondo ancora ha il volto della sfinge
i ricami della guerra sui seni della Madre terra.
Omnia trànseunt?

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