La sfida dell’agroindustria
L’interesse di Amadori per l’ex GAM di Bojano riapre una partita industriale che il Molise attende da anni, ma soprattutto offre l’ occasione per guardare alla piana di Bojano e a Campobasso non più come realtà produttive separate, bensì come parti di un possibile sistema economico fondato sull’agroalimentare, trasformazione e logistica. Al tavolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 7 settembre scorso, Amadori ha mostrato la disponibilità a valutare un progetto industriale per la valorizzazione del sito, a condizione però che ci siano adeguate condizioni commerciali e soprattutto di sviluppo. Il confronto è stato aggiornato tra qualche mese, a febbraio 2027, ma restano in corso interlocuzioni sulle possibili forme di sostegno economico e finanziario. Non stiamo parlando quindi di una riapertura dello stabilimento, né esiste ad oggi un nuovo piano industriale definito, ma c’è un elemento che rende la prospettiva diversa rispetto ad una semplice ipotesi: Amadori conosce già il sito e la filiera molisana e le strutture sono già di proprietà di Agricola Vicentina, società del gruppo Amadori.
Si tratta di una storia che parte da lontano: prima la SAM e poi la GAM hanno rappresentato, in successione, la grande esperienza avicola di Bojano; negli anni Ottanta e Novanta quell’attività aveva un peso molto rilevante sull’economia regionale e coinvolgeva non soltanto gli addetti dello stabilimento, ma allevatori, trasportatori e imprese dell’indotto. Nei periodi di maggiore attività, lo stabilimento arrivò addirittura a superare i mille occupati, considerando anche l’indotto. Il valore di quell’esperienza non stava soltanto nella dimensione dello stabilimento, ma nella possibilità di tenere insieme produzione agricola e industria; la presenza di una struttura di trasformazione garantiva infatti un mercato agli allevamenti locali ed alimentava un sistema di attività collaterali, oltre a garantire un consumo del prodotto finale che monopolizzava il mercato regionale e limitrofo, in un virtuoso circolo vizioso. Un eventuale rilancio dovrebbe quindi misurarsi proprio con questa eredità, pur in un contesto produttivo e commerciale profondamente cambiato.
Non sarebbe la prima volta che il gruppo prova ad investire nuovamente sulla realtà di Bojano. Nel 2018 Amadori annunciò un programma da oltre 45 milioni di euro per l’acquisizione e la riqualificazione dell’incubatoio, dello stabilimento di trasformazione e degli allevamenti, con l’obiettivo di inserire l’area nella propria filiera integrata. Quel progetto non si è più concretizzato nelle forme inizialmente previste ed il precedente impone oggi massima cautela. La manifestazione di interesse dovrà essere seguita da un piano preciso, con investimenti, attività da riattivare e ricadute occupazionali definite.
La questione, infatti, non riguarda soltanto il possibile ritorno in funzione dell’ex GAM. Occorre capire quale dimensione potrebbe avere il nuovo progetto e quanti posti di lavoro potrebbe generare. Non è possibile indicare numeri attendibili, ma le ricadute potenziali non riguarderebbero esclusivamente gli occupati diretti. Un’attività industriale strutturata potrebbe coinvolgere nuovamente allevamenti, trasporti, servizi e imprese dell’indotto. Il confronto con il passato serve a comprendere il peso economico che quella realtà aveva raggiunto, non a promettere automaticamente il recupero dei livelli occupazionali di allora ed il medesimo schema produttivo degli anni ‘90.
In questo contesto ipotetico si inserisce la piana di Bojano e, più in generale, il rapporto con il capoluogo regionale. Se l’area tornasse ad ospitare attività significative di trasformazione alimentare, diventerebbe necessario affrontare anche il problema dei collegamenti. Rispetto al Basso Molise, il territorio sconta l’assenza di quella combinazione di autostrada, ferrovia adriatica e vicinanza ai grandi assi della costa che ha favorito lo sviluppo dell’area di Termoli.
È in questa situazione che può essere inserita anche l’ipotesi di una piccola infrastruttura aeroportuale nella piana. Non un aeroporto concepito come opera fine a sé stessa o come alternativa agli scali delle regioni vicine, ma una possibilità da valutare in rapporto alle esigenze delle imprese, compresa l’eventuale movimentazione delle merci. Non esiste oggi un progetto aeroportuale operativo e qualsiasi ragionamento dovrebbe partire da studi di fattibilità, sostenibilità economica e domanda effettiva. Il tema, però, merita di essere considerato all’interno di una strategia più ampia. Un territorio industriale ha bisogno di una rete di collegamenti capace di garantire tempi e costi di trasporto competitivi. La ferrovia elettrificata può rappresentare una componente importante di questa dotazione, ma la questione non riguarda soltanto il trasporto passeggeri, motivo per il quale il ragionamento coinvolgerebbe anche Campobasso, che ospita il sito del pastificio La Molisana. L’azienda ha recentemente annunciato un nuovo investimento da 100 milioni di euro destinato ad un nuovo stabilimento, nonché al raddoppio della capacità produttiva. Un investimento di queste dimensioni potrebbe incidere sulla domanda di servizi, trasporti, logistica e lavoro qualificato, rafforzando il peso dell’agroalimentare nell’economia regionale. La crescita della Molisana e l’eventuale rilancio dell’ex GAM sono progetti distinti, ma riconducibili ad un comparto nel quale il Molise possiede già competenze, imprese e una storia produttiva significativa.
Bojano e Campobasso si trovano così davanti a due prospettive industriali differenti. Da una parte, la possibilità di ricostruire una presenza produttiva attorno all’ex GAM. Dall’altra, un’azienda molisana che continua ad aumentare capacità e dimensioni sui mercati nazionali e internazionali. Insieme, questi elementi consentirebbero di ragionare sulla possibilità di rafforzare il Molise centrale e di avvicinarne il peso economico a quello del Basso Molise, pur partendo da condizioni infrastrutturali meno favorevoli.
Non si tratta, naturalmente, di considerare automaticamente risolti i problemi del territorio. Nessuno dei singoli investimenti, preso isolatamente, sarebbe sufficiente a cambiare il quadro regionale, ma la presenza di attività produttive già consolidate, unita alla possibile riattivazione di un sito industriale rilevante, può offrire una base concreta per una strategia di sviluppo.
Il possibile investimento di Amadori consente quindi di tornare a parlare della storia industriale di Bojano senza fermarsi alla nostalgia per gli anni ‘80 e ‘90. Quella stagione dimostra che il territorio è stato capace di sostenere una realtà agroalimentare di dimensioni importanti, con ricadute occupazionali estese anche oltre lo stabilimento. Oggi le condizioni sono cambiate, ma esistono ancora imprese capaci di investire e un patrimonio produttivo che potrebbe essere recuperato.
Il confronto sull’ex GAM sarà decisivo per capire se questa possibilità potrà tradursi in un progetto.☺
