La strage invisibile
11 Gennaio 2025
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La strage invisibile

Lo scorso 29 novembre a Termoli si è celebrato un anniversario tragico: è trascorso un anno dalla morte di un uomo senza dimora, arso vivo in un chiosco abbandonato situato a Pozzo Dolce, nel cuore del centro cittadino. A due passi dal palazzo del Municipio.
Quando è accaduto il drammatico fatto, sulle cui dinamiche la magistratura sta ancora indagando, in pochi siamo accorsi sul posto; con noi operatori sociali, solo poliziotti, giornalisti, etc. Il resto della città silente, indifferente, assente. L’ immagine di quel fumo che saliva in cielo nel buio silenzioso del quartiere è rimasta impressa nella memoria. Probabilmente chi opera nel settore conosceva quell’uomo, che viaggiava alla ricerca di lavoro e di un po’ di dignità.
Come lui, purtroppo, in Italia sono in tanti a morire: sono 250 le persone senza dimora decedute nel 2021; 399 nel 2022; 415 nel 2023; sono 373 al 7dicembre del 2024. Più di un decesso al giorno: la chiamano “la strage invisibile”, anche se avviene sotto gli occhi di tutti. Non solo numeri, ma persone.
Dopo i fatti di Pozzo Dolce, dovrebbe essere chiaro che la condizione delle persone senza dimora non può riguardare solo gli addetti ai lavori, ma la città intera!
A partire da tale consapevolezza, è nato il percorso “Una luce per … una comunità si-cura”: a distanza di appena un mese dalla morte di quell’uomo c’è stata una prima marcia cittadina per le vie del centro. Una marcia silenziosa, contro l’emarginazione sociale e per una città più inclusiva. Successivamente un ciclo di incontri con la città stessa, per informare, sensibilizzare, ascoltare, dialogare: sette assemblee pubbliche itineranti nel corso del 2024, ospitate nei locali di diverse parrocchie di Termoli. Fino all’iniziativa del 29 novembre scorso, con un momento commemorativo sul piazzale della chiesa di Sant’ Antonio (proprio sopra Pozzo Dolce) e, poi, in assemblea nei locali della curia.
A Termoli sono diversi gli interventi di enti e associazioni in favore delle persone senza dimora, ma sarebbe necessario superare la frammentarietà di tali interventi collocandoli all’interno di una visione complessiva e di medio-lungo periodo delle politiche di contrasto alla marginalità sociale. Queste ultime, infatti, rischiano di rimanere la “cenerentola” delle politiche sociali, marginalizzate come le persone di cui dovrebbero occuparsi. Al contrario, organizzare buone politiche pubbliche per le persone senza dimora e per altri adulti gravemente emarginati vorrebbe dire, in primo luogo, acquisire saperi teorici e pratici complessi, di cui potrebbe beneficiare l’intero sistema di welfare cittadino.
Un esempio su tutti: gli interventi e i progetti impostati sul modello housing first. Per descrivere solo brevemente il modello, si può dire che si tratta di un modello di contrasto alla grave emarginazione e di reinserimento sociale in favore di persone senza dimora centrato sull’idea del diritto all’abitare come diritto umano universale. A partire dall’ accesso alla casa si costruiscono percorsi personalizzati in favore delle persone beneficiarie del progetto, supportate da equipe di volontari e operatori sociali. Ebbene, grazie a tre progetti che si rifanno a tale modello, al dicembre 2024 solo a Termoli 12 persone senza dimora abitano in tre case, in coabitazione tra loro. Prima che i progetti scadano, mettendo a rischio i percorsi di reinserimento dei beneficiari, sarebbe auspicabile che si proceda a rendere tale sperimentazione strutturale nelle politiche pubbliche.
Oltre che arginare concretamente il disagio di tante persone che finiscono in strada (a Termoli sono circa 35 stabilmente presenti, oltre a quelle transitanti), rendere strutturali tali interventi significherebbe rimettere al centro delle politiche pubbliche locali le politiche sociali e, nello specifico, quelle per il diritto all’abitare, così compromesso in Italia e anche nella nostra piccola e periferica regione. ☺

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