Libri: “Eco in una casa vuota” di Nicola Gardini
7 Febbraio 2026
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Libri: “Eco in una casa vuota” di Nicola Gardini

“Dare una lingua al dolore significa rendere il dolore di uno un fatto di tutti. È possibile?”: il quesito lo pone Nicola Gardini all’inizio del suo Eco in una casa vuota, pubblicato da Aboca (2025). Il sottotitolo Dire e ascoltare il dolore svela la chiave di questo libro che elabora, a distanza di qualche anno, la malattia e la morte del suo compagno Nicolas. Non è un racconto autobiografico – oggetto del suo precedente Nicolas (Garzanti 2022) – ma una riflessione su più fronti su un argomento che tendiamo il più delle volte a trascurare ed al quale opponiamo fintamente resistenza, come se il solo affrontarlo potesse sconvolgerci!
Non si tratta soltanto del tema della morte e del lutto quanto piuttosto del dolore e della sofferenza. “Nicolas a me non parlava mai del suo dolore. Non me lo descriveva. Non voleva affliggermi. Quella reticenza era, ovviamente, una veste del suo modo di soffrire. Lui mostrava la sua sofferenza proibendosi di mostrarmela. Il pensiero che, menzionando i suoi fastidi, potesse diventarmi causa di disturbo o di angoscia lo accompagnava ogni momento della giornata”.
La scomparsa del compagno di vita, come si può ben intuire, è stata un’esperienza traumatica per l’autore: il lutto e la precedente malattia di Nicolas hanno comportato stravolgimenti nella vita quotidiana della coppia, che ha fatto di tutto per vivere una vita ‘normale’ senza l’ angoscia di un esito purtroppo prevedibile.
Il libro è corredato da riproduzioni di dipinti, eseguiti dall’autore stesso, che hanno costituito una ulteriore rielaborazione del lutto, ponendo le suggestioni ed i ricordi della vita insieme sotto una luce diversa: “facendo quei quadri, cercavo di riempire di immagini il vuoto e anche di non tenere tutto dentro di me. Tutto … Quanta vaghezza! Ma quale altro vocabolo potrei usare?”.
Nel saggio Gardini si interroga sulla sofferenza attingendo alla letteratura (classica e moderna) passando alla filosofia; ed ancora, ricorrendo all’arte e alla medicina, conduce il lettore a riconsiderare gli insegnamenti dei nostri predecessori ed ad assumere per il dolore di uno/a una dimensione corale e condivisa. Scrive infatti nelle conclusioni: “Ho voluto scrivere questo libro fondamentalmente con lo scopo di dimostrare la dimensione pubblica e collettiva del dolore; cioè la dimensione sociale della sofferenza individuale. Solo se diventa realtà comune, condivisione e comprensione reciproca degli esseri umani, questione della polis, sì, faccenda politica (proprio come nella tragedia greca), il dolore che provoca la sofferenza potrà uscire dal limbo dell’ indicibile e acquistare un nuovo senso nel consorzio civile, e la sofferenza potrà diminuire, convertendosi in salute. Solo se crescerà l’amore degli uni per gli altri, smetteremo di temere il dolore e di considerarlo privo di senso”.

Il titolo ed il tema di questo libro mi hanno coinvolto a livello personale ed intimo. Anche la mia è diventata ‘una casa vuota’… ma l’eco che io avverto non mi comunica disperazione o disagio, anche se a volte le lacrime riempiono i miei occhi. È questo il ricordo di Annamaria Mastropietro, a sette anni dalla sua scomparsa. Lo condivido con la redazione della nostra rivista, a cui ha dato un notevole apporto, e con quanti l’hanno conosciuta di persona o attraverso gli scritti. Una persona non scompare mai definitivamente finché se ne conserva la memoria.

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