Non deludiamo i giovani
La straordinaria lezione del referendum di marzo scorso è stata senz’altro l’incredibile partecipazione dei giovani, regalo inaspettato e lezione di politica pura che purtroppo nessuno dei cosiddetti partiti “progressisti” sembra aver recepito.
L’ostinazione con la quale le ragazze e i ragazzi hanno voluto esserci, superando viaggi di rientro faticosi e procedure per iscriversi come rappresentanti di seggio (unico modo per poter votare fuori sede), ha dimostrato che i giovani conoscono e amano la Costituzione, non fanno confusione sui temi realmente importanti e smascherano con facilità le sfacciate menzogne seriali di questo governo. Molto più svegli di noi, in realtà: tant’è che la percentuale dei No al referendum è stata ovunque più alta nella fascia tra i 18 e i 30 anni che non in quella più avanzata, che se non altro per motivi anagrafici dovrebbe conoscere meglio storia e Costituzione.
Giovani partigiani per la Costituzione e la democrazia, dunque; giovani decisi a non andare in guerra per i sudici interessi economici della finanza mondiale che controlla i governi. E lo hanno scritto a lettere cubitali negli striscioni che innalzavano nella festa di piazza a Roma la sera della vittoria. Sono le stesse ragazze e gli stessi ragazzi che si sono fatti picchiare e arrestare in questi anni per difendere l’ambiente, sono quelli che per primi hanno gridato “Genocidio” nelle strade e hanno difeso Gaza e accompagnato con il cuore e il sostegno economico la Sumud Flotilla; sono gli stessi che difendono la scuola e la sanità pubblica, che si battono contro la chiusura dei centri sociali divenuti ovunque presidio sociale e luogo di comunità, che sfilano in tutto il mondo contro la guerra.
In loro il concetto di ‘bene comu- ne’ è stato introiettato pienamente, ed è per questo che ora non possiamo permetterci di deluderli: hanno fatto un passo avanti rinunciando all’astensionismo che probabilmente tra loro era alto, per sfiducia in quella che è la politica e nei suoi stanchi riti. È come se ci avessero gridato: “Noi ci siamo, quando c’è da fermare la distruzione della democrazia. Ma la nostra voce deve essere riconosciuta e ascoltata”.
Qual è stata finora la risposta dei partiti? Sgomento e paura, ovviamente, tra quelli governativi che blateravano di vittoria schiacciante; e questo è più che naturale. Meno naturale, invece, che i partiti di “sinistra” (parola grossa) abbiano reagito parlando subito di primarie per scegliere il futuro candidato premier. Quindi ai nostri ragazzi è stato detto chiaramente che sì, siete stati bravi, ma ora lasciate lavorare noi che sappiamo come si fa.
Ma davvero si può pensare che un sistema così inquinato, vecchio, autocelebrativo come le primarie di coalizione possa costituire un’attrattiva alla partecipazione e al voto per i giovani del terzo millennio?
L’abisso tra le nuove e vecchie generazioni, attaccate al potere come sanguisughe, è devastante; e se è vero come lo è sempre stato, come già nel Risorgimento Mazzini aveva intuito – con la sua Giovine Italia – che le rivoluzioni le fanno i giovani, l’assurda condotta della cosiddetta sinistra dimostra ancora una volta che la volontà di cambiamento si ferma esattamente dove comincia il non voler rinunciare all’ egocentrismo, al protagonismo, ai vantaggi di un potere stanco e ormai vuoto di significato.
Io credo che noi molisani, che vediamo giorno dopo giorno invecchiare e impoverirsi la nostra terra, ferita ancora una volta in questo periodo da un’alluvione annunciata come nel 2003 e da una fragilità idrogeologica che la cementificazione selvaggia del suolo rende inarrestabile, e che di giovani purtroppo ne abbiamo pochi, abbiamo tutti condiviso in questi mesi una gioia profonda guardando le strade riempirsi in tutta Italia di questa marea di visi giovanissimi, animati dalla stessa voglia di gridare la loro rabbia, la loro indignazione, la loro speranza.
E se vogliamo che il Molise continui ad esistere, e a resistere, dobbiamo far capire a chiunque voglia amministrarci che ci aspettiamo e che pretendiamo un cambio di passo: che servono scelte coraggiose, discontinuità con un passato di clientelismo e di protagonismi personali, decisioni di sinistra vera. Quella che il 25 aprile incarna perfettamente: inclusione, capacità di costruire insieme un futuro che sia di tutti, diritti condivisi, accoglienza, difesa a oltranza dei beni comuni, argine alla distruzione sistematica di sanità, scuola, suolo e ambiente.
Con i ragazzi e le ragazze delle mille piazze d’Italia, ce la possiamo fare. La nostra Resistenza ha fermato l’assalto alla giustizia: li abbiamo bloccati, possiamo mandarli via. Ma non da soli. Non senza chi rappresenta il futuro; riflettano su questo i vari maggiorenti di partito…☺
