Ora e sempre RESISTENZA
7 Aprile 2026
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Ora e sempre RESISTENZA

Uno dei più importanti casi giudiziari internazionali dell’ultimo secolo è stato il processo al Feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante delle forze di occupazione tedesche in Italia fra il 1943 e il 1945 (periodo in cui i nazisti uccisero circa 46mila civili). Il 6 maggio del 1945 Kesselring fu arrestato e poi processato dagli Alleati. I capi di imputazione riguardavano principalmente l’uccisione dei 335 cittadini italiani fucilati alle Fosse Ardeatine e l’emissione del cosiddetto “Bando Kesselring”, con cui si autorizzavano i soldati a rappresaglie su cittadini innocenti, dopo l’azione partigiana di via Rasella a Roma. Kesselring fu ritenuto colpevole di crimini di guerra e, il 6 maggio del 1947, la Corte militare britannica lo condannò a morte. Ma la condanna, per intervento dell’allora Primo ministro del Regno Unito, Winston Churchill, che riteneva “di nessuna utilità uccidere i leader di un nemico sconfitto”, fu commutata in ergastolo. Nel 1952, per via delle sue “gravissime” condizioni di salute, Kesselring fu scarcerato e morì nel 1960, senza mai essersi pentito per le sue azioni. Tornato libero dichiarò anzi che, per la sua attenzione alla tutela del patrimonio artistico e delle principali città, tra cui Roma, Firenze, Siena e Orvieto (oltre al monastero di Monte Cassino), gli italiani avrebbero dovuto essergli grati e dedicargli un monumento.
La risposta arrivò da parte del partigiano Piero Calamandrei (1889-1956), giurista, docente universitario e Padre Costituzionalista: il monumento che si meritava un massacratore era una poesia, dettata come epigrafe, o, più precisamente, come lapide “ad ignominia”. Collocata nell’atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l’incredibile scarcerazione del criminale nazista, fu in seguito posta anche in altre numerose città italiane come lastra memoriale per la ricorrenza del 25 aprile. Recava la data del 4 dicembre 1952, l’ottavo anniversario del sacrificio del partigiano Duccio Galimberti, una delle figure più importanti della Resistenza piemontese, Medaglia d’Oro al Valor Militare:

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.

La risposta di Piero Calamandrei è il grido fermo dell’ antifascista, che ricorda i villaggi devastati, le montagne innevate su cui gli italiani combatterono per due inverni, le valli che videro la ritirata dei tedeschi. Ma anche i giovani a cui fu rubato il futuro, il silenzio dei torturati, i partigiani morti in nome della libertà (come Duccio Galimberti, che, sottoposto a interrogatorio e ridotto in fin di vita per le sevizie delle brigate nere di Cuneo, senza tuttavia rivelare nessuna informazione sulle formazioni partigiane della montagna cuneese, fu ritrovato morto ai margini di un campo dopo una finta fucilazione). Questa è la struttura portante che Calamandrei immagina per il monumento in memoria del boia Kesserling, e che, a differenza delle opere d’arte che il nazista collezionava, ha in cima cose che non si possono toccare, ma il cui valore è incommensurabile: silenzio, libertà, dignità. Parole dure come macigni, e come le rocce delle montagne dove combatterono i partigiani. Infine ecco che il monumento di Calamandrei sembra prendere vita e diventa un unico corpo: è fatto di “morti e vivi”, di persone che il 25 aprile si radunano sulle strade in memoria di Duccio Galimberti e di tutti gli altri partigiani, e ha nome RESISTENZA. Una parola non più astratta, e scritta in maiuscolo, come un grido da scolpire nelle coscienze.☺

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