Per chi ha poca esperienza nell’orto
Uno degli ortaggi più semplici da coltivare, soprattutto per chi ha poca dimestichezza con gli orti, è la valerianella. Si tratta di una pianta erbacea annuale classificata nella famiglia delle Valerianacee (Valerianella locusta), da non confondere con la Valeriana officinalis, che appartiene alla stessa famiglia e che trova spazio in erboristeria per le proprietà tranquillanti delle radici e dei relativi estratti. Valerianella è un diminutivo del genere Valeriana, il cui nome, secondo alcuni, deriva dal verbo valere, “essere in buona salute”, per le sue virtù officinali. Locusta invece sembra essere collegato con locus, “luogo, località, posto”, perché la pianta tende a crescere in luoghi ristretti, oppure con locusta, “cavalletta”, per la sua tendenza a infestare.
Chiamata anche con altri nomi, fra i quali soncino, è un ortaggio abbastanza conosciuto. Come pianta spontanea del territorio mediterraneo è presente in tutte le relative zone a clima temperato. Secondo certi studi botanici francesi (piuttosto datati), i territori d’origine della valerianella sono le isole italiane maggiori, Sicilia e Sardegna.
Le parti che si utilizzano sono le foglie della rosetta basale, che si presentano abbastanza carnose e senza picciolo, dalla lunghezza che varia dai 5 ai 10 centimetri e dal colore verde lucente, più o meno intenso a seconda della varietà. Per il piccolo orticoltore sono tre le varietà di valerianella reperibili in commercio e sono suddivise in due gruppi in base al colore della foglia. Al primo gruppo appartengono varietà a foglia di colore verde medio, come quella detta “d’Olanda a seme grosso”, assai resistente al clima umido e freddo, e idonea alla coltivazione in serra. Tra quelle del secondo gruppo, di colore verde scuro, si consigliano la “verde a cuore pieno” e la “verde di Cambrai”, con foglie allargate e poco carnose, e adatte alla coltivazione all’aperto.
Il ciclo di coltivazione è legato al momento della semina e può variare da un minimo di 60-70 giorni fino a un massimo di 120-130 giorni. La valerianella non ha bisogno di particolari cure colturali. La sua coltivazione può essere effettuata interrando i semi in un piccolo tunnel, per chi lo ha a disposizione, nel periodo autunnale oppure in pieno campo da metà agosto a fine ottobre. Per preparare il terreno per la semina non occorre alcun tipo di fertilizzante e non è necessaria una vangatura profonda, ma è sufficiente smuoverlo poco prima della semina per 15-20 cm di spessore. La distribuzione del seme va eseguita preferibilmente a righe distanti tra loro 8-15 cm, scavando solchetti profondi anche meno di un centimetro. Qualche orticoltore preferisce la semina a spaglio. In un grammo di semente possono essere contenuti da 450-600 semi o anche più, fino a 800 in alcune varietà. Questo ortaggio presenta una buona resistenza al freddo e può essere coltivato nei più diversi tipi di terreno purché privi di ristagni di acqua. In assenza di precipitazioni dopo la semina bisogna intervenire con limitate, e se necessarie, ripetute irrigazioni fino a quando la germinazione è completamente avvenuta. Si consiglia comunque di non seminare la valerianella per due anni di seguito nella stessa aiuola; volendo usufruire più a lungo delle sue foglie, è preferibile effettuare semine scalari. A volte potrebbe essere inoltre consigliabile un diradamento delle piantine per impedire ingiallimenti e scarsa qualità della produzione dovuta alla fittezza.
Da 10 metri quadrati di coltura si possono raccogliere da 5 a 10-12 kg di prodotto. Per la raccolta è consigliabile prelevare di volta in volta solo la quantità necessaria, in modo da avere sempre prodotto fresco. In ogni caso, una volta pulita, la si conserva in frigorifero, in sacchetti di materiale plastico per alimenti, anche per 7-8 giorni e più. La troviamo sempre più di frequente sui banchi dei supermercati da sola o mescolata con altri ortaggi già pronti per il consumo. Nella maggior parte dei casi si utilizza la rosetta basale intera. Comunemente la valerianella si consuma cruda da sola o assieme a radicchi o ravanelli. Si può mescolare anche con la rucola e con altri ortaggi da foglia. Cotta va benissimo per preparare delicati risotti allo stesso modo del radicchio rosso. Dal sapore piacevolmente dolce, si presta bene sia per la preparazione di insalate di contorno, sia in aggiunta ai panini per donare freschezza.
Questa nostra pianta rustica contiene una buona quantità di mucillagini, come testimoniato anche dalla particolare succulenza delle foglie. Le mucillagini sono sostanze utili per chi soffre di stitichezza, di colite e di bronchite, visto che riducono l’irritazione intestinale e leniscono l’infiammazione delle mucose respiratorie. La ricchezza di clorofilla e la presenza di sali minerali (potassio, ferro, calcio, magnesio) e di vitamine (A, gruppo B, C) fanno di questo ortaggio un eccellente stimolante del metabolismo e della funzione renale. È altresì utile a tutti quelli che soffrono di artrite e artrosi, a chi è predisposto verso l’arteriosclerosi e le patologie cardio-vascolari, e a chi tende a formare calcoli o renella nelle vie urinarie.☺
