Politica: una nuova stagione
14 Novembre 2025
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Politica: una nuova stagione

Lo storico e saggista Aldo Schiavone, titola il suo ultimo libro Occidente senza pensiero. Il suo ragionamento è semplice ed efficace: la rivoluzione industriale che ha cambiato il mondo fu preceduta e accompagnata da uno straordinario cambiamento culturale che ha investito tutti i campi delle attività umane dalla scienza all’ideologia, alla visione del mondo.
Dall’illuminismo alla filosofia te- desca e poi la critica di Marx sono solo alcune tessere di quello straordinario mutamento che ha cambiato la storia dell’umanità. Riflettendo sull’oggi Schiavone scrive: “Nel cuore dell’Occidente, in Europa, come in America si è aperto un vuoto senza precedenti, mentre stiamo attraversando un passaggio d’epoca in cui avremmo più che mai bisogno di un nuovo pensiero in grado di contrastare una inaudita privatizzazione tecnocapitalistica del pianeta, che porterebbe a un tramonto della politica democratica, e a nuove diseguaglianze in campi cruciali per l’avvenire della nostra specie”.
Se dovessimo fare un’istantanea del mondo attuale sarebbe difficile dare torto a Schiavone. L’Italia si trova geograficamente al centro di due guerre. In Ucraina, oltre ai gravissimi danni alla popolazione e alle cose, sono morti più di un milione e mezzo di giovani militari, una catastrofe demografica e umana tanto per la Russia, quanto per l’ Ucraina.
A Gaza l’esercito israeliano ha massacrato più di 70mila civili, molti dei quali bambini, ha raso al suolo un intero territorio, con una crudeltà e un cinismo che moltiplica esponenzialmente la violenza terroristica di Hamas.
Il potere ha abbandonato i luoghi della democrazia, ha trasmigrato dalla politica per finire nelle mani della finanza, dell’ economia selvaggia, di una tecnostruttura in grado di intervenire, mutare non solo gli equilibri, ma la stessa antropologia. Mai nella storia si ha avuta una capacità così forte del potere tecnologico e finanziario di manipolare il pensiero e i desideri delle persone e mai l’uomo e le sue attività hanno prodotto devastazioni così profonde nella natura.
Le società occidentali hanno visto sgretolarsi i princìpi fondamentali che avevano nutrito la nostra civiltà dalla famiglia alla religione, dal valore del lavoro al culto della buona educazione, dalla certezza delle relazioni affettive e sessuali alla buona pratica di relazioni sociali e comunitarie. Dentro queste tragedie e questo vuoto di speranza nel futuro è cresciuta e si è alimentata la mala pianta del nazionalismo, del razzismo, del relativismo etico, della violenza gratuita e della crisi profonda della democrazia e dei suoi valori.
È difficile contestare questa rappresentazione della realtà, ma se non vogliamo cadere nella rassegnazione, se non vogliamo subire il declino della nostra società e della stessa specie umana è necessario andare alla radice del problema e ragionare su un altro futuro.
Il primo vero e serio errore della sinistra italiana, e non solo di essa, si ebbe dopo la Seconda guerra mondiale. Sarebbe interessante tornare a rileggere la conferenza dell’istituto Gramsci sulle “tendenze del capitalismo” del 1962 a Roma. L’allora giovane Lucio Magri parlò di come il neocapitalismo e la nuova società dei consumi stavano producendo radicali mutamenti nella cultura, nei costumi delle persone e nella organizzazione sociale. Un intervento solitario che venne liquidato frettolosamente dal gruppo dirigente del Partito Comunista Italiano, a partire dallo stesso Giorgio Amendola. Se il P.C.I. avesse compreso quei mutamenti, probabilmente avrebbe meglio compreso la ribellione del ‘68 e vi sarebbe stato un dialogo ben diverso con il movimento degli studenti, molte cose potevano cambiare e la Storia avrebbe potuto prendere un’altra piega.
Lo stesso errore si è riprodotto nel 1989, quando l’allora segretario del P.C.I. annunciando lo scioglimento del Partito, nulla comprese del processo di globalizzazione che allora faceva i primi passi. Fu questo errore a spingere il nuovo PDS ai margini dei grandi movimenti all’inizio degli anni 2000, movimenti fortemente critici verso i processi di globalizzazione e con gli effetti collaterali che erano già chiari. Quella miopia fu la causa fondamentale del disastro del 1996. In quegli anni il centro-sinistra era al governo in Italia, in Europa e negli Stati Uniti e nulla fece per regolare e governare quel capitalismo globale che aveva iniziato a dispiegare tutta la sua potenza.
Oggi ci tocca piangere lacrime amare per quegli errori, ma almeno se ne tragga qualche lezione. La prima delle quali è il coraggio delle scelte. Si accetti la sfida di un nuovo mondo multipolare, di un’Europa radicalmente nuova e si rompa il rapporto tossico con l’America trumpiana. Si affronti senza balbettii la transizione ecologica e la sfida del cambiamento climatico. Si faccia la scelta di una lotta senza quartiere alle diseguaglianze, senza dare alcun credito ai balbettii di un centrismo e di un moderatismo che non hanno più ragione né sociale, né politica. Infine si apra una nuova stagione della Politica, ponendo fine all’uso privatistico del potere, e soprattutto si torni a porre al centro del progetto politico il territorio e i luoghi di produzione.
Vi sono tante cose che si muovono fra cielo e terra, frammenti di un nuovo pensiero, ma per non fare la fine dell’asino di Buridano bisogna scegliere e scegliere rapidamente.☺

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