Senza confini
15 Maggio 2024
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Senza confini

Ucraina, metà marzo 2022. È all’incirca il ventesimo giorno di guerra. La tivù ha appena mostrato uno dei primi morti civili riverso sul marciapiedi. Sua moglie dall’altro lato della via, disperata e muta, che non può recuperarne il corpo. Il giornalista con giubbotto antiproiettili d’ordinanza continua la sua cronaca funebre mentre, poco distante dietro di lui, si vede passare veloce un uomo in bicicletta. Sulle spalle l’ inconfondibile scatola gialla di Just Eat. Maga Merlino, con la sua Aria che tira alla 7, non si accorge di nulla. Mentre centinaia di civili muoiono – e siamo solo all’inizio – poco distante c’è qualcuno che, evidentemente, non ha mai mangiato in fabbrica nel baracchino, altrimenti saprebbe distinguere il cibo dalla spazzatura riscaldata, e sicuramente non è neppure capace di cuocersi un uovo al tegamino. È il segno evidente che anche in Ucraina la civiltà liberale e il progresso hanno fatto breccia e la vittoria della democrazia occidentale può serenamente palesarsi in una delle sue migliori performance. Quindi c’è chi muore e chi a due passi banchetta col cibo da compostaggio, incurante e beato. È una delle immagini più vomitevoli delle cronache di questo massacro di civili.
Mostrare cadaveri è sembrato per mesi il maggiore compiacimento del sistema mediatico. I tigì e le maratone di ogni canale hanno fatto a gara a chi è più capace di far vedere con più dettaglio ogni aspetto dell’ essere morti ammazzati. Nessun rispetto, nessuna precauzione per i minori ancora frastornati dal Covid, in barba all’articolo 15 della legge sulla stampa e al 528 del codice penale, leggi che vietano “pubblicazioni a contenuto impressionante o raccapricciante” o quelle “oscene”. Chissà dove sono finiti i giornalisti che per decenni ci hanno parlato sempre di “bombe intelligenti” e di “preci- sione chirurgica” senza mostrarcene l’effetto? Probabilmente sono gli stessi giornalisti che, ad ogni sciagura, terremoto, inondazione, sono lì a spergiurare che “non vi dimenticheremo, seguiremo sino in fondo il vostro caso”, dimenticandosene allegramente al terzo giorno. Ora, anche se non avessi visto, in infinite ripetizioni e varianti, tutti quei morti, non avrei alcun dubbio sulla loro esistenza. Sì, in questa guerra, esattamente come in tutte le guerre del nostro dopoguerra, i morti ci sono e sono veri. Emergency di Gino Strada ci ha evidenziato che in Afghanistan su cento ricoveri per ferite gravi da armi, bombe o schegge, novantatre hanno riguardato civili, spesso donne o bambini, e che solo sette hanno visto coinvolti militari di ambo i fronti.
Sembrava, la guerra in Ucraina, quanto di peggio, di criminale, di disumano potessero mostrarci i mezzi di comunicazione. Invece sono passati due anni ed eccoci ad essere informati, di nuovo unilateralmente, di altre guerre e di tantissimi altri morti. Ma questi si mostrano solo di sfuggita, per rispetto degli assassini dal bell’aspetto occidentale. Al massimo ci fanno vedere i fagotti dei piccoli beduini e le nenie e i pianti smodati e senza dignità degli straccioni e polverosi congiunti islamici. A Gaza non si entra senza autorizzazione e tutti i servizi giornalistici devono passare al controllo delle autorità militari israeliane. Però quanto ci è stato mostrato, grazie al lavoro di oltre duecentosettanta giornalisti divenuti rapidamente e opportunamente morti collaterali, è più che sufficiente per capire quale normale mostruosità è in atto nei territori di Gaza.
USA e UE fanno gli indignati: “Su dai, Bibi stai un po’ esagerando, bricconcello!”. Così, quando non ci saranno più vittime per mancanza di materia prima, potranno dire: “Noi lo avevamo detto, non possiamo essere considerati parte in causa!”.
Intanto le industrie degli armamenti raddoppiano gli affari, l’Italia in testa fra i Paesi europei guidati dai Crosetto – Von der Layen e, mentre si contribuisce a distruggere, già si mettono sul banco consorzi di imprese per la ricostruzione. Nel contempo si persegue l’allargamento del conflitto ai Paesi contigui, si preannuncia il ripristino del servizio militare obbligatorio e i grandissimi esperti del nulla, chiamati ad esprimersi negli infiniti talk televisivi, dibattono di guerra nucleare come normalissima e sempre più concreta e inevitabile evenienza. Per difendere il Mercato siamo pronti a tutto.
L’idea di due popoli e due Stati è, dopo oltre settant’anni di fallimenti, definitivamente e finalmente rimossa. Ma una soluzione, utopia per utopia, sarebbe ancora possibile: cancellare ogni confine. Basta con le stupide e anacronistiche patrie, basta con le nazioni, anche quelle unite. Via ogni confine e ognuno va dove vuole. Una sola terra in una sola Terra – piccolissima pallina sperduta nel sistema solare, nella galassia, nell’universo – abitata e guidata da imbecilli che non sanno fare di meglio che scannarsi fra loro e in cui l’unica cosa senza confini è l’arrogante stupidità.☺

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