Sfatare le bufale
7 Ottobre 2024
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Sfatare le bufale

Credo che ad ognuno/a di noi sia nota l’espressione ‘leggenda metropolitana’. Dal nuovo dizionario De Mauro apprendiamo che si tratta di “racconto o notizia di dubbia veridicità, talvolta ingigantito dai mass-media, legato a luoghi urbani e a situazioni tipiche della società contemporanea e riguardante episodi bizzarri e inquietanti”. Il vocabolario Treccani aggiunge che in queste storie il “nucleo centrale è rappresentato da un incidente, per cui, da un avvio banale, gli avvenimenti si svolgono in modo ora raccapricciante, ora angoscioso, ora misterioso, facendo leva su sentimenti primordiali”.
A leggere le su citate definizioni sembra di essere immersi nella lettura di una storia ‘gialla’ oppure di assistere alla proiezione di un film del genere thriller. Ma vorrei rassicurare chi legge: se abbiamo mai ascoltato o letto storie incredibili, notizie paradossali, racconti di eventi senza prove evidenti, il nostro atteggiamento è stato a volte di curiosità, a volte di sorpresa, ma anche di sospetto; da una riflessione attenta siamo giunti a ritenere poco veritiero quanto abbiamo sentito.
Com’è noto il contemporaneo è il tempo dell’eccessiva condivisione di informazioni. Non è più un mistero che la Rete abbia consentito tutto questo e progressivamente tutti ci siamo abituati a quella che ormai non è più una novità. E diventano ‘leggende metropolitane’ anche notizie normali, resoconti di eventi o informazioni su persone, la cui attendibilità non è sempre possibile verificare.
In una intervista di Silvana Ferreri, risalente alla fine degli anni novanta, il professor Tullio De Mauro, linguista, sosteneva che “sono cambiate le condizioni tecniche della comunicazione, dei flussi di informazione che arrivano all’individuo, nella loro materialità e nella loro quantità. […] Non c’è dubbio: si accentua sempre di più il nostro vivere in forte contatto con la pluralità di canali sui quali possiamo immettere delle nostre produzioni e dai quali, certamente, riceviamo continuamente testi. Quindi non si tratta solo di un moltiplicarsi di canali, si tratta di un moltiplicarsi di flussi informativi a cui siamo quotidianamente esposti e coi quali possiamo interagire”.
Le intuizioni di De Mauro sono state ampiamente messe in pratica nei decenni successivi – i nostri! – che ci vedono nella condizione ‘esistenziale’ di non poter infatti vivere senza connessione. E quindi non esenti dal ‘teleflusso’ di cui parlava il professor De Mauro. Esiste però un antidoto: gli inglesi lo chiamano debunking [pronuncia: dibànching], che in italiano potrebbe tradursi con ‘sfatare’, vale a dire confutare, smontare e dimostrare la falsità di notizie che non hanno un fondamento di verità, sia nella realtà dei fatti che in campo scientifico.
Il vocabolo inglese è un verbo de- rivante dal sostantivo bunk [pronuncia: banch] che tra i significati annovera anche quello di “cosa insignificante, sciocca”, termine che a noi, in lingua italiana, piace riproporre nella voce anglofona originale di nonsense. Debunking, quindi, indica l’azione contraria, vale a dire eliminare il nonsense, rivelare la vacuità di ciò che si sta esprimendo.
Le ragioni alla base del debunking possono essere molteplici e sollecitate dalla mole di contenuti – informazioni, notizie, segnalazioni – che i media ci forniscono continuamente nel tempo presente. Com’è noto, dal 26 luglio all’11 agosto scorsi si sono svolte a Parigi le Olimpiadi 2024. Grande clamore ha provocato la cerimonia inaugurale che presentava esibizioni elaborate e figuranti con costumi sfolgoranti che riproducevano scene denominate ‘quadri viventi’; uno di questi – erroneamente affiancato ad una blasfema riproduzione del Cenacolo di Leonardo da Vinci – è stato oggetto di accese e feroci discussioni sugli organi di stampa. Al riguardo il professor Tomaso Montanari ha scritto, in un suo articolo del 5 agosto, che “la pretesa dell’individuazione di una fonte precisa […] è una gigantesca ingenuità, frutto di una perdita di contatto con la storia della nostra cultura: in altre parole, una forma di radicale ignoranza”. Secondo Montanari ciò che è accaduto ripropone quelli che possono essere i “rischi della retorica del debunking e delle fake news in tempi di crollo verticale di cultura storica, e umanistica in genere” in “questa terra desolata culturale” che sta diventando l’Italia.
Occorre giudizio sia nell’accogliere quanto ci viene proposto (e venduto!) che nel demolire eventuali nonsense o leggende che dir si voglia. Ed è quanto il professor De Mauro ha anticipato: “Anche rispetto a questo non abbiamo, mi sembra, alternative che non siano lo sviluppo, il rafforzamento della sicurezza linguistica e della complessiva sicurezza cognitiva e operativa, per non farci risucchiare dal teleflusso”. ☺

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