Sicurezza, non paura
28 Giugno 2025
laFonteTV (4253 articles)
Share

Sicurezza, non paura

Una grande collettività ha inondato le strade di Roma lo scorso 31 maggio: oltre 150mila persone, gruppi, associazioni, sindacati, partiti per dire un secco e deciso NO al Decreto Sicurezza del governo Meloni e al disegno politico autoritario di cui quello stesso Decreto è espressione. Nonostante ciò, nonostante le molteplici critiche arrivate da più parti, pochi giorni dopo, il 4 giugno, il Decreto è stato approvato al Senato con voto di fiducia ed è divenuto Legge dello Stato. Un segnale preoccupante.
Il DL “Sicurezza” che l’estrema destra italiana sta imponendo alla società è la punta dell’iceberg di un paradigma securitario che cova nel corpo sociale del Paese da decenni. Il neoliberismo produce insicurezze sociali ed esistenziali di ogni tipo, nello smantellamento del pubblico a protezione della collettività; il senso di angoscia, smarrimento e paure conseguenti vengono intercettati, oggi, dai discorsi delle nuove destre al potere, che li rendono così funzionali al mantenimento dello status quo, e anzi alla sua torsione in chiave autoritaria: “la funzione storica del postfascismo è quella di mettere al servizio l’autoritarismo per assolutizzare la difesa della proprietà privata e delle mire particolaristiche, contro ogni interesse collettivo e contro gli stessi principi costituzionali” (G. Santoro, il Manifesto, 1/6/2025). Questo Decreto introduce quattordici nuove fattispecie di reati e nove aggravanti, scagliandosi contro le figure già marginalizzate e/o già identificate come nemico pubblico: poveri, rom, detenuti, persone senza dimora, migranti, attivisti sociali e ambientali, sindacali e politici. Si tratta dunque di una Legge fortemente repressiva, che sembra ispirata – come sostiene in un’intervista rilasciata al Manifesto Luigi Manconi – da un concetto solitamente “estraneo al rigore dell’analisi giuridica: quello di malvagità. Questo provvedimento non è esclusivamente un insieme di norme repressive, di misure ispirate alla severità e al massimo rigore, di previsioni punitive. Sembra emergere una sorta di soggettività dello Stato particolarmente aggressiva, una faccia ostile, una postura che tende a manifestarsi come efferatezza”.
Ma è di ciò che c’è davvero bisogno oggi in Italia, un paese in cui l’ISTAT, recentemente, ha certificato che il 23,1% della popolazione è a rischio di povertà ed esclusione sociale, con picchi allarmanti al Sud e tra le persone migranti? Ogni discorso sulla sicurezza non può che partire da qui, dal contrasto alle disuguaglianze sociali, divenute fenomeno strutturale nelle società a neoliberismo avanzato. Se non si interviene strutturalmente sul contrasto alle disuguaglianze, rimettendo al centro di ogni discorso pubblico le marginalità, cresceranno nel Paese le insicurezze e le povertà, con il rischio che i governanti soffino sul fuoco della paura, trasformando ancora e ancora il bisogno reale di sicurezza sociale in un progetto securitario di società. Una sorta di spirale infernale della paura.
L’alternativa di sistema va costruita, a partire da chi, ogni giorno, nei vari territori, dalle metropoli alle periferie d’Italia, mette in pratica la Costituzione, “rimuoven- do gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Continuare, dunque, a camminare insieme lungo la strada imboccata nel grande corteo del 31 maggio di Roma, ignorato dai principali canali di informazione nazionali (la cappa di disinformazione mediatica è uno dei principali problemi di questo Paese). Una piazza variegata, plurale, radicale, determinata. Sorretta da una prospettiva “convergente”, che sollecita le varie realtà in movimento a mettersi in gioco e in ascolto reciproci, per condividere pezzi di strada insieme. E, così facendo, rafforzandosi a vicenda, imparando a conoscere i limiti propri e altrui e, nel contempo, le potenzialità che si potrebbero schiudere dal muoversi insieme. Mantenere il rispetto delle singolarità e dei percorsi di ogni soggettività sociale, decostruire il discorso securitario pezzo per pezzo, (ri)cominciare dal proporre pratiche sociali solidali e conflittuali. Costruire, insomma, opposizione sociale al governo Meloni, che sta trasformando anche il nostro Paese in una democrazia illiberale, una “democratura”. Rappresentando, così, un antidoto alla società della paura e dello stato penale massimo che vorrebbero imporci.
Prima, durante e dopo l’orizzonte cupo disegnato dal neoliberismo e, oggi, dal postfascismo di governo (alleati al potere) esistono nei territori pezzi diversificati di società in movimento. Ribelli, resistenti, non rassegnati alla sudditanza a cui vorrebbero destinarci. Ma anche, fino ad ora, per lo più frammentati e dispersi. Potranno, questi pezzi, farsi massa critica e, in prospettiva, progetto alternativo di società?☺

laFonteTV

laFonteTV