Termoli-gilead solo andata
6 Giugno 2026
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Termoli-gilead solo andata

Avevamo proprio bisogno a Termoli di una statua dedicata alle mamme? L’opera è stata fortemente voluta dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Nicola Balice, su proposta del consigliere di maggioranza Francesco Rinaldi. La statua, raffigurante una madre con il suo bambino e realizzata in marmo, è stata presentata orgogliosamente alla cittadinanza lo scorso 11 maggio come “la prima statua all’aperto in Italia dedicata a tutte le mamme e alla maternità”. L’opera è stata finanziata – a quanto si apprende dagli organi di stampa – con i fondi comunali destinati al decoro urbano ed è stata oggetto di critiche per il costo spropositato ed incongruo, oltre che per lo scarso valore artistico, trattandosi di una mera riproduzione.
È inutile girarci intorno, la statua della mamma è un accrocco. È oggettivamente brutta, priva di qualsiasi originalità o ricerca artistica; difficilmente avrà una bella sorte, visto il modo in cui sono custoditi gli arredi urbani, esposti al degrado.
È vero anche, come hanno sostenuto le consigliere di minoranza, che in un momento di forte difficoltà economica e sociale per molte famiglie, le risorse destinate alla statua (circa 20.000 euro) avrebbero dovuto avere ben altre priorità. Quello che a me pare pericoloso, però, è il concetto stesso che questa destra dio-patria-famiglia vuole trasmettere: rafforzare l’idea che la realizzazione di una donna passi per forza e si esaurisca attraverso il suo ruolo di madre.
Poco importa se poi quelle madri devono quotidianamente sobbarcarsi un carico fisico e mentale per la gestione di famiglia e lavoro che in alcuni casi è insostenibile, solo perché nell’ordine delle cose è scritto che sia così. Non serve scomodare anni di cultura femminista per essere a conoscenza di quale sia la condizione sociale e familiare delle donne ancora oggi. La statua della mamma contribuisce a rafforzare questo ruolo di genere che è imposto alla donna da sempre, ossia quello della cura, come se fosse di sua esclusiva pertinenza ed appannaggio, con esenzione da qualsiasi responsabilità dell’altro sesso. La conseguenza di questa cultura è che le donne non lavorano o, se lavorano, sono costrette a ridurre l’orario di lavoro o a rinunciare a opportunità di carriera e di realizzazione. A Ter- moli ed ovunque.
Quest’opera viene inaugurata mentre il mondo inizia a girare in senso contrario: ormai fin dalle scuole si comincia a parlare della questione femminile e della violenza domestica, si fanno dibattiti sull’importanza dell’educazione sessuo-affettiva, si ragiona sull’importanza di introdurre le bambine allo studio delle materie scientifiche, si introducono strumenti di welfare. C’è ancora tanta strada da fare, ma si ragiona, oggi come non mai, sull’importanza di superare ruoli e stereotipi di genere come strumento di benessere individuale e collettivo.
Nonostante questo, a Termoli si decide di scolpire nel marmo un modello di maternità antico, solitario e totalizzante. Non una madre che lavora, che studia, che partecipa alla vita pubblica, che si organizza con altre donne e altri uomini per cambiare le cose, ma una madre‑icona, rassicurante, che non disturba l’ordine costituito. Una madre che non chiede diritti, ma che viene celebrata proprio perché non li pretende: l’elogio dell’ abnegazione, non dell’autodeterminazione.
Ecco perché la statua per le mamme di Termoli puzza di restaurazione e di triplo salto mortale carpiato in un passato che dovrebbe essere superato e che invece, in una certa cultura vicina a chi attualmente detiene il potere, continua a gettare spore maleodoranti.☺

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