Tiri mancini
“Noi siamo viventi votati all’ irrequietezza del nomade”: nel saggio Amore e libertà Pietro Del Soldà riprende un concetto espresso da Bruce Chatwin, uno scrittore e viaggiatore britannico del secolo scorso, che dal viaggio intendeva trarre riflessioni sull’umano. E alla vigilia di quella che per tanti – si spera – potrà essere una pausa dal quotidiano, vale a dire la vacanza, magari in un luogo lontano da casa, si ripropone il tema del viaggio e della scoperta. Franco Marcoaldi, ne La disperanza (Einaudi 2026), richiama considerazioni che Umberto Galimberti aveva già espresso nel suo L’etica del viandante: “consegnato al nomadismo, il viandante spinge avanti i suoi passi, ma non più con l’intenzione di trovare qualcosa”.
A proposito di cammino e di viaggio mi è balzato all’attenzione un sostantivo inglese che non avevo incontrato in precedenza e che ha suscitato la mia curiosità. Il termine in questione è trickster, letteralmente “tiratore di scherzi”, riferito soprattutto ad una figura dell’immaginario collettivo, “un trasgressore naturale, che ha fatto della morale una materia piuttosto malleabile e sempre adattabile alle contingenze del momento”. Potreste stupirvi per la scelta del vocabolo, ma vorrei provare a parlarne con serietà e attenzione!
Questo personaggio, che apparentemente può risultare insignificante, riveste invece una funzione importante: rappresenta “una categoria mitologica, religiosa e folklorica” che include coloro che, “incuranti delle leggi sociali e morali, perseguono per loro stessi soltanto la conoscenza del mondo […]. Sono, per definizione, senza limiti”. Nella mitologia greca classica, ad esempio, è Prometeo il trickster che, disubbidendo alle leggi di Zeus, ruba il fuoco agli dèi e ne fa dono agli uomini. Un altro trickster può essere considerato Ermes che, tra le divinità, rivestiva compiti non sempre onorevoli: era considerato protettore dei viandanti ma anche dei ladri!
Il vocabolo in questione è un sostantivo derivante da trick. Ricordate il contrasto “dolcetto o scherzetto” legato ai festeggiamenti per Halloween il 31 ottobre? In lingua originale è “trick or treat” [pronuncia: trich or trit] – ovviamente a parti invertite, si noti bene! Trickster è quindi la persona (uomo o donna) che crea o esegue questi ‘tiri mancini’ come ama chiamarli il vocabolario Treccani.
Riprendendo la riflessione sul personaggio del trickster, è necessario precisare la sua ambivalenza o meglio contraddittorietà: l’esempio di Prometeo mostra sì la volontà di non adeguarsi a leggi prestabilite e a codici di comportamento universalmente riconosciuti, ma la sua azione risponde ad un fine per nulla egoistico. La figura del vagabondo, dell’errante, di colui/colei che intraprende un cammino in solitudine, lontano dagli schemi preordinati di una società che – giustamente – ha a fondamento regole e disposizioni comuni, può apparire estraneo al consesso sociale, un/a ‘fuorilegge’, un/a ‘amorale’ o semplicemente qualcuno/a che insegue i propri desideri incurante di chi gli/le sta attorno.
Franco Marcoaldi riporta la dichiarazione di un suo giovane amico, Ben, che si riconosce nel ruolo: “Io vivo giorno per giorno la mia vita, senza perseguire una meta precisa, senza avere un progetto definito. Ma cercando di trattenere per quanto possibile il senso profondo di ogni singola esperienza”. Sono da condannare dichiarazioni di questo genere? O invece ci presentano esempi di persone che non vogliono adeguarsi a ciò che il sistema dominante ha scelto al nostro posto e ci prospetta come fine ultimo da perseguire? Il giovane Ben è consapevole che la strada del trickster è in salita: non si sente un ‘bric- cone’, né colui che trama azioni dannose verso altre persone; la sua condizione è invece quella della ricerca, della fatica di apprendere le ‘cose umane’ che lui confessa con estrema sincerità: “Mi porto ‘sempre appresso, però, l’ombra di un sogno inseguito e che non ho mai vissuto’”.
Come ampiamente studiato da Carl Gustav Jung, nel secolo scorso, il trickster rappresenta la parte meno controllabile di ognuno di noi e che è capace di smascherare il nostro vero ‘io’. “Tuttavia, è essenziale non considerare l’archetipo del trickster come semplicemente negativo o banale: incarna invece l’aspetto più spontaneo e meno sviluppato della nostra psiche, soppresso dalle convenzioni sociali e dai limiti personali, barriere che il trickster naturalmente trascende. Questa essenza primordiale può essere vista come la nostra anima più pura e indomita, che distrugge le nostre vite regolate per evocare sia lacrime che risate. Nel farlo, rivela la natura arbitraria delle nostre norme, incarnando la dualità intrinseca che caratterizza sia la figura del trickster che ogni individuo” (Alessandra Cipolloni).☺
