Un no per cambiare
La destra si può battere. Il voto del referendum sulla riforma Nordio ci ha fornito il primo antidoto: tornare alla difesa dei valori che ci identificano, rappresentati nella nostra Costituzione. Basta giochi, basta lotte intestine di potere, servono idee e persone capaci di sostenerle.
Non solo: al governo il colpaccio non è riuscito, grazie soprattutto alla grande mobilitazione della società civile che si è spesa nelle ultime settimane per protestare contro una riforma nata senza arte né parte, figlia di Gelli e Berlusconi, partorita nei palazzi del potere e votata dalla maggioranza semplice dei parlamentari come un atto di fede.
Gli elettori hanno detto “no” a questo metodo, che ha affossato il dibattito democratico, stravolgendo persino le prassi costituzionali (mai prima di ora si era votato in un tempo così breve dall’ approvazione del testo normativo). Non è bastato comprimere il confronto tra i cittadini accelerando la corsa al voto, perché la gente si è riunita lo stesso, ha discusso, si è documentata, ha formato e manifestato la propria opinione in maniera inequivocabile.
Gli elettori hanno deciso che l’equilibrio tra i poteri dello Stato e la loro indipendenza sono pilastri incancellabili della nostra cultura istituzionale. La risposta è stata inequivocabile: di fronte delle dichiarazioni dei proponenti la riforma, che senza alcun pudore hanno manifestato il loro vero scopo, ossia quello di privare di dignità la magistratura, hanno detto NO.
La nostra storia non ammette sconti a nessuno, quando sono in discussione i valori della nostra Costituzione. Il gioco di prestigio di puntare sulla necessità della separazione delle carriere come specchietto per le allodole per comprimere l’autogoverno della magistratura non è bastato.
E poi c’è una seconda, importantissima, lezione di questo voto referendario e questo è il secondo antidoto contro le destre: eliminare i personalismi ed i giochi di partito e tornare a seminare le idee ed a parlare con la gente. I cittadini sono andati a votare perché hanno avuto la consapevolezza che ogni singolo voto avesse un peso e fosse importante per decidere il futuro del nostro Paese.
L’Italia non è mai stata un Paese di gente che si astiene per disinteresse, ma per protesta contro una proposta politica spesso inconsistente e ripiegata in sé stessa, lontana dalle reali necessità dei cittadini. Occorre inoltre interrogarsi sulle attuali forme di rappresentanza popolare, che hanno compresso il diritto dei cittadini di scegliere realmente i propri rappresentanti in Parlamento, indebolendone di conseguenza il ruolo.
Tutto questo non potrà che avvenire con una riflessione seria e corale di tutta la sinistra, che non può consumarsi solo all’interno dei palazzi e nei circoli ristretti. Occorre cancellare l’idea che la politica sia accentramento di potere nelle mani di pochi e torni ad essere finalmente a servizio dei cittadini.☺
