Un nuovo mondo multipolare
Persino un quotidiano, che si distingue per una posizione guerrafondaia, come La Repubblica il 7 settembre 2025, pubblica una intervista di Francesco Manacorda al professore Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia 2001, in cui lo stesso non usa giri di parole: “L’Europa deve imparare a vivere senza gli Stati Uniti, o almeno a fare sempre meno affidamento su Washington. È la sola strada perché conquisti una vera sovranità economica e politica”. E a fronte delle grandi e giustificate preoccupazioni mondiali sul ruolo attuale degli USA e delle Big Tech propone soluzioni molto drastiche. Sostiene che “Trump è il caos”. E alla domanda su come si possa resistere alla nuova amministrazione Usa, Stiglitz risponde: “La lezione è chiara: non si può capitolare. Chi ha resistito, come la Cina, ha visto Trump fare marcia indietro. Chi ha ceduto, come ha fatto l’Europa sui dazi, dopo pochi giorni si è trovato di fronte a nuove pretese; ad esempio l’abolizione delle tasse digitali. Bisogna sempre ricordare che un accordo con Trump non vale la carta su cui è scritto: il suo è un mondo di fatto, è senza legge, difficile da comprendere per chi è abituato allo stato di diritto”.
Intanto il 31 agosto a Tianjin è iniziato il 25° vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO), mai come in questa edizione si è presentato come un grande crogiuolo geopolitico in cui relazioni, vecchie e nuove, alleanze, simboli e investimenti convergono unitariamente per disegnare le nuove possibilità del “nuovo ordine mondiale”, senza il predominio di nessuno e tantomeno degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. L’organizzazione eurasiatica non aveva mai convocato così tanti leader – Xi Jinping, Vladimir Putin e Narendra Modi – che mirano ad un mondo multipolare e al completo superamento dell’egemonia occidentale. Il presidente cinese ha avuto un ruolo centrale e si è mostrato molto attivo con un discorso che ha chiaramente osteggiato la “mentalità da guerra fredda”, il “bullismo geopolitico” e il dominio unilaterale, offrendo al contempo molte garanzie e aiuti concreti a tutti gli Stati intervenuti, sia alla Russia e all’India che a tutti i numerosi rappresentanti del Sud Globale. In particolare il presidente cinese ha fatto offerte di prestiti economici convenienti e la promessa di una banca di sviluppo SCO, con l’impegno a erogare prestiti per un totale di 1,4 miliardi di dollari nei prossimi tre anni a tutti i Paesi membri.
La SCO ambisce a diventare un nuovo snodo mondiale di governance multilaterale, uno strumento per la Cina per contrastare l’ordine mondiale a trazione statunitense. Questo proposito è stato totalmente sostenuto da Putin che ha parlato di “multilatera- lismo vero” e di un “nuovo sistema di stabilità e sicurezza in Eurasia”. Evidente che tra Xi, Modi e Putin l’alleanza, accompagnata dalla celebre immagine dell’“elefante e del drago” al centro del palco, evoca chiaramente una convergenza strategica che, pur sospesa tra alcuni obiettivi divergenti, cerca una traiettoria condivisa.
La forte rottura tra il leader indiano Narendra Modi e Donald Trump ha avuto l’effetto di riavvicinamento con Pechino, dopo anni contraddistinti da forti tensioni tra India e Cina. Le tariffe dei dazi punitive decise unilateralmente dall’amministrazione Trump, prima un 25% “reciproco”, poi un supplemento fino al 50% come punizione per l’import di petrolio russo, che l’India importa per il suo basso prezzo – cosa che in un sistema di mercato capitalistico è perfettamente ovvia – hanno rappresentato la mossa decisiva che ha frantumato anni di fiducia diplomatica tra i governi di India e Stati Uniti.
Ovviamente il governo cinese ha approfittato di questa situazione offrendo aiuto e alleanza all’India. Oggi per Nuova Delhi, Pechino si è presentata come un interlocutore stabile, serio, affidabile e capace di offrire rinnovato spazio di manovra e cooperazione economica, specialmente sulle materie prime strategiche, come i metalli rari.
Questo vertice è anche la scena di una potente dimostrazione di forza e potere visto che a Pechino si è tenuta la grande parata militare del 3 settembre, in occasione dell’80esimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale nel Pacifico. Quindi è stata una possibilità unica della quale il governo cinese ha approfittato per mostrare la sua forza anche militare, oltre che economica.
Evidente a tutti che il vertice di Tianjin è un chiaro guanto di sfida, soprattutto economico, all’Occidente, con l’intento di rilanciare la globalizzazione alternativa, cimentandosi in un “gioco multipolare”. Il vertice di Tianjin dimostra che la geografia del potere globale non è più bloccata come nel passato. La Shanghai Cooperation Organisation non è più un forum di cooperazione regionale, ma un nuovo laboratorio politico e, soprattutto, economico, che si intreccia fortemente con la traiettoria geopolitica già intrapresa dai BRICS.
Se a Johannesburg, nel 2023, l’ allargamento del gruppo BRICS aveva sancito l’ambizione molto realistica di creare un polo alternativo al G7, a Tianjin quella prospettiva si è arricchita di nuovi utili strumenti: una banca di sviluppo, pacchetti di aiuti mirati, una piattaforma diplomatica capace di attrarre gli Stati del Sud Globale. Chiara a tutti è l’idea che SCO e BRICS compongono una forte alleanza strategica utile a formare un nuovo mondo multipolare, ridefinire gli standard della cooperazione internazionale, non soltanto sul terreno militare della sicurezza, ma anche in campo tecnologico, energetico, economico e finanziario.
Un nuovo mondo composto da Paesi non più subalterni e neanche semplici antagonisti dell’Occidente, ma soggetti forti che rivendicano un posto di rilievo al tavolo delle decisioni globali. Tra questi Stati la sfida sarà mantenere la coesione interna, trasformando rivalità storiche in cooperazione pragmatica, se non addirittura strategica. Questa possibile convergenza tra SCO e BRICS potrà costituire l’inizio vero di un nuovo equilibrio planetario, in cui le nazioni dell’Asia e dell’intero Sud Globale non saranno dei comprimari utili ad essere sfruttati per le materie prime e la manodopera a basso costo, ma a pieno titolo, protagonisti del futuro del nostro pianeta.☺
