Un welfare per i giovani
I recenti fatti di Milano non riguardano solo una città, ma interrogano un Paese intero: come stanno crescendo le nuove generazioni e quanto le istituzioni sono davvero in grado di rispondere ai bisogni sociali, educativi e di integrazione?
Le violenze e i comportamenti criminali vanno condannati senza esitazioni, ma limitarsi a chiedere più controlli e pene più severe significa eludere una domanda decisiva: quanto stiamo investendo per prevenire il disagio, contrastare l’esclusione, favorire l’integrazione dei ragazzi stranieri e offrire ai giovani prospettive reali?
La riflessione proposta da Caritas Ambrosiana il 21 ottobre, all’indomani dei fatti milanesi, va in questa direzione: alla vigilanza va affiancata un’analisi seria delle cause sociali, rafforzando scuola, politiche giovanili e percorsi di inclusione. È una questione che travalica i confini cittadini e chiama in causa l’intero sistema di welfare (o ciò che ne resta) italiano.
I numeri confermano che non si tratta di episodi isolati. Nel 2024 circa 5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta; nel 2025 il 22,6% della popolazione era a rischio di povertà o esclusione sociale. Dietro queste cifre ci sono famiglie che faticano a sostenere le spese essenziali, bambini con minori opportunità educative, adolescenti che crescono in contesti dove sport, cultura e luoghi di aggregazione non sono un diritto per tutti, ma un privilegio per alcuni.
Ovviamente la povertà non produce automaticamente violenza, e criminalizzare chi vive situazioni di difficoltà sarebbe ingiusto e pericoloso, ma bisogna prendere atto che le disuguaglianze restringono il campo delle possibilità, isolano, rendono più difficile intercettare per tempo i problemi e costruire alternative credibili. I ragazzi frequentano scuole sovraccariche, e spesso gli alunni stranieri vivono in quartieri stigmatizzati, sperimentano barriere linguistiche, burocratiche e culturali che rallentano o impediscono la piena partecipazione alla vita sociale. Quando l’accesso alla cittadinanza, al lavoro dignitoso, agli spazi di socialità appare precluso o incerto, il rischio di frustrazione e di rottura del patto sociale aumenta. Investire nella scuola e nell’ integrazione significa ampliare gli orizzonti di crescita, riconoscere in tempo i segnali di disagio, costruire percorsi che offrano ai ragazzi – italiani e stranieri – qualcosa di più concreto della retorica del “merito” in un contesto diseguale.
Anche il welfare territoriale è segnato da profonde disparità. Il rapporto del CNEL sui servizi sociali territoriali, nel novembre 2025, registra una spesa sociale dei Comuni pari a 8,9 miliardi di euro, circa lo 0,46% del PIL, con una media di 150 euro pro capite. Ma dietro la media si nascondono differenze enormi tra territori. La Corte dei Conti ha richiamato la necessità di riequilibrare le risorse e garantire livelli minimi omogenei di servizi sociali, sostenendo in particolare le amministrazioni più fragili. Oggi, invece, l’ accesso all’assistenza, al sostegno familiare, ai servizi per le persone vulnerabili – comprese molte famiglie straniere – è spesso determinato dal Comune o dalla regione in cui si vive.
Quando poi i servizi dipendono da finanziamenti a termine, è l’intero impianto a diventare precario. Un doposcuola, un centro giovanile, un progetto di supporto linguistico o psicologico non possono esistere solo finché c’è un bando: la discontinuità cancella le relazioni costruite, interrompe i percorsi, mina la fiducia. Servono educatori nei quartieri, centri di aggregazione stabili, sostegno alle famiglie, servizi di salute mentale accessibili, percorsi personalizzati per i giovani in difficoltà, italiani e stranieri. Servono finanziamenti certi, personale qualificato e una reale collaborazione tra scuole, Comuni, servizi sanitari, terzo settore e associazioni.
La sicurezza si difende con le regole e con la giustizia, ma si costruisce giorno per giorno garantendo a tutti opportunità educative, servizi accessibili e sostegno nei momenti di fragilità. Milano è un campanello d’allarme che riguarda l’intero Paese: ignorarlo significherebbe accettare che, per troppe persone, immaginare un futuro diverso resti un privilegio e non un diritto.☺
