Una pianta divina
4 Novembre 2025
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Una pianta divina

Nella nostra piccola regione, il Molise, variamente colorata dalle specie tipiche della macchia mediterranea, e più precisamente nel Vivaio Forestale Regionale “Le Marinelle” di Petacciato, si alleva una pianta che cresce rigogliosa soprattutto in Sardegna, dove trova il suo habitat perfetto, ma è diffusa anche sulle coste tirreniche e adriatiche. Si tratta del mirto (Myrtus communis), della famiglia delle Mirtacee. Il nome del genere Myrtus deriva probabilmente dal greco mýron, “balsamo, profumo”, per il buon odore che emanano le foglie quando vengono stropicciate; communis, il nome della specie, in latino significa semplicemente “comune, conosciuto”.
Già coltivato nell’antichità, questo arbusto era caro ai Greci, che lo offrivano ai loro morti. Simbolo di gloria e di amore felice, veniva utilizzato anche per creare corone per gli atleti e per le spose. La tradizione greca di incoronare con il mirto i primi vincitori delle gare olimpiche discende dalla leggenda di Myrsine, una fanciulla che nei giochi ginnici superò un giovane il quale, per vendicarsi della sconfitta, la uccise. Ma la dea Atena la trasformò in un bellissimo arbusto: il mirto. L’uso di intrecciare ghirlande per le giovani donne d’Israele quando si maritavano è invece ricordato nell’Antico Testamento. In molti cerimoniali religiosi il legno di mirto si bruciava come l’incenso. Secondo la tradizione, era una delle piante più care a Venere. Si riteneva infatti che la dea, nata a Cipro dalla spuma del mare, si fosse poi rifugiata in un boschetto di mirto.
Il mirto, latifoglia sempreverde rustica, ha portamento di arbusto o cespuglio ad accrescimento lento e longevo. Può raggiungere i tre/quattro metri di altezza ed è in grado di sopravvivere a lunghe e caldissime estati senza pioggia. Ha la corteccia rossiccia nei rami giovani, grigiastra in quelli adulti. Le foglie, dalla forma ovale, sono di un bel colore verde scuro, coriacee e lucide. La lucentezza fogliare del mirto rappresenta un esempio di adattamento alle caratteristiche ambientali del Mediterraneo. Grazie all’azione riflettente delle foglie, parte dei raggi solari vengono infatti deviati, come se si riflettessero su uno specchio, evitando in tal modo i danni che potrebbero essere causati alla pianta da una eccessiva insolazione. I fiori, altrettanto eleganti, sbocciando prendono la forma di piumini. Sono lungamente peduncolati, di colore bianco o roseo e molto profumati. Nella tarda primavera, fra maggio e giugno, danno origine a un’abbondante fioritura che si può ripetere in tarda estate, fra agosto a settembre, e, quando l’autunno è molto caldo, eccezionalmente anche nel mese di ottobre. I frutti, di cui gli uccelli, soprattutto i tordi, sono assai ghiotti, maturano da novembre a gennaio, e resistono a lungo sui rami, attirando l’attenzione per via del loro colore nero-azzurrognolo o rosso-scuro, raramente biancastro. Ma vi sono anche numerose varietà di mirto coltivate a scopo ornamentale, per creare delle siepi modellate geometricamente, con eleganti foglie striate di colore bianco-crema e bacche colorate che nel periodo autunnale ravvivano i nostri giardini.
Questa pianta autoctona e spontanea, simbolo di giovinezza, bellezza e immortalità, può essere coltivata in vaso utilizzando varietà nane. In ambito domestico, per la semplicità e i costi molto bassi, è consigliata la riproduzione per seme, che va effettuata quando le bacche sono mature, cioè a partire da novembre. Volendo, il mirto si può moltiplicare anche per talea.
Per le sue proprietà balsamiche, antinfiammatorie e astringenti, il mirto è impiegato in campo farmaceutico, in particolare per la cura delle affezioni dell’apparato digerente e del sistema respiratorio. Le cure col mirto vanno però effettuate sotto controllo medico, in quanto un uso incauto può provocare un avvelenamento. In campo erboristico, l’essenza ottenuta dai fiori, nota come “acqua degli angeli” o “acqua angelica”, è un ottimo tonico astringente.
È utilizzato anche nell’ alimentazione animale. I virgulti sono invece impiegati per costruire cesti e nasse (antichi attrezzi da pesca).
In cucina il mirto è ideale per aromatizzare la carne. Ma apprezzato da sempre è soprattutto il liquore di mirto, ottenuto per infusione alcolica delle bacche attraverso la macerazione: un eccellente digestivo, denso e cremoso, dal colore blu violaceo, che di solito viene servito a fine pasto, ma è ottimo da sorseggiare anche come aperitivo.
Liquore al mirto
Ingredienti: alcol puro 1 l, acqua 1 l, zucchero 500 g, bacche mature e perfettamente integre 500 g.
Preparazione: sciacquare le bacche, asciugarle e lasciarle appassire per qualche giorno sopra un canovaccio; metterle in un recipiente a chiusura ermetica ben coperte dall’alcol; lasciare macerare per 60 giorni. Preparare quindi uno sciroppo con l’acqua e lo zucchero, e farlo raffreddare. Spremere dolcemente le bacche con uno schiacciapatate per estrarne il succo, trasferire il liquore nel contenitore con lo sciroppo e mescolare per bene. Filtrare, imbottigliare e lasciar riposare in un luogo fresco per almeno 20 giorni.☺

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