Nazareno Panzeri
4 ottobre 2015
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Nazareno Panzeri

Il maestro

Luciano Minguzzi (Bologna 1911 – Milano 2004) pur essendo figlio di un bravo scultore, Armando Minguzzi (1880-1940), si considera appartenente alla razza dei braccianti e dei contadini. Di questa razza sottolinea la fisicità rude, la vicinanza con gli animali, il contatto olfattivo con le deiezioni trasformate in letame. Nel 1931 Luciano Minguzzi si iscrive all’Accademia di Bologna, sotto la guida di Ercole Drei. I suoi punti di riferimento sono però Medardo Rosso, con la sua ricerca sulla luce che modula i volumi della scultura, e Arturo Martini, che invece lavora sull’espressività della materia. Ma lui si sente attratto soprattutto dalla scultura romanica, di cui ammira in particolare il Crocifisso del Maestro di Sant’ Anastasia, e che rivela il suo contenuto popolare nelle figure oscene presenti nelle chiese medievali. La vicenda biografica che lo segna più profondamente è la guerra, che lui vive come terribile spettacolo, come dolorosa ma anche voluttuosa esperienza estetica.

Nel mondo di Minguzzi l’osceno – ossia l’esibizione ostentata di ciò che di solito viene tenuto celato – diventa esperienza estetica e spirituale insieme: la visione e la conoscenza del sesso, degli escrementi, del sangue, della morte lo mettono a contatto con la forza primigenia che muove la natura. Ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia e della Quadriennale di Roma. Scultore apprezzato in tutto il mondo, è celebre per la realizzazione delle Porte di alcune delle più importanti Chiese del mondo: la Quinta porta del Duomo di Milano, la Porta del Bene e del Male in San Pietro a Roma, la Porta di San Fermo Maggiore a Verona.

Spiritualità che si fa materia

Padre Nazareno (Fernando) Panzeri o.f.m., classe 1935, giunge alla terza realizzazione per la Terra Santa, dopo i due “Medaglioni di papa Giovanni Paolo II” per Betlemme e Nazareth (2004). Formatosi artisticamente nell’Accademia di Belle Arti di Brera alla scuola del Maestro Luciano Minguzzi, nell’arco di un quarantennio di attività in Europa, e principalmente in Italia, ha realizzato un numero impressionante di opere di arte sacra. Come e con padre Costantino Ruggeri, l’altro grande esponente della scuola d’arte francescana contemporanea, padre Panzeri si è dedicato prevalentemente alla scultura e alle vetrate policrome, senza peraltro tralasciare differenti espressioni artistiche finalizzate agli arredi liturgici di molte chiese, anche importanti. Tra queste vanno ricordate le porte in bronzo per le chiese di S. Maria degli Angeli a Saiano (1997), S. Maria a Castegnato (1988) e S. Giovanni Bosco a Rovato (2005). Per il Duomo di Milano ha eseguito la statua marmorea del Beato Samuele Marzorati (1985) e per la chiesa dei Servi di Maria a Firenze la statua in travertino dei Sette Santi Fondatori (1988). Sempre a tema ritrattistico-agiografico sono le due statue bronzee di S. Maria Crocifissa per Brescia (2001) e Roma (2002).

Molte sue sculture a soggetto francescano adornano piazze, chiostri e conventi in tutto il mondo, come il “San Francesco e il Cantico delle Creature” di Vienna (2002) e il “San Francesco” di Galbem in Romania (2002). Il chiostro di S. Maria delle Grazie in Manfredonia (FG), formelle in terracotta sulla vita di S. Francesco e fontana con statua di S. Francesco in atto di accoglienza (1988). In questo filone si distinguono le sue inconfondibili “pietà francescane”, con in primis le magnifiche composizioni per la “Via Crucis scultorea” di Chiampo (1989), che, anche artisticamente, legano a doppio filo rosso l’Autore con la Terra Santa. Nel 1993 realizza per il Convento Eremo di S. Onofrio a Casacalenda diverse opere: La Pietà Francescana, La Vetrata del Cantico delle Creature, finestra della facciata della Chiesa; quattro medaglioni in ceramica di Santi e la mandorla dell’Immacolata nel refettorio; decorazione in bassorilievo in bronzo dell’altare, ambone della chiesa e una croce astile. Nello stesso periodo realizza per la facciata della parrocchiale SS. Salvatore di Toro, due formelle in ceramica: la Madre del Salvatore e l’incontro del Risorto con l’apostolo Tommaso.

Il 5 maggio 2014 Padre Panzeri, nel convento di S. Gaetano in Brescia, ha concluso la sua vita di francescano e artista, scultore della bellezza.

Scultura tra realtà e idealità

Il Ministro provinciale del tempo, quando fr. Nazareno presentò un catalogo illustrativo di alcune sue opere, così lo ringraziava: “È una bella presentazione di alcune tue opere. O meglio di ciò che il Signore ha seminato in te e che tu hai coltivato con pazienza, tenacia, sensibilità e creatività. Compiere un’opera d’arte significa avere convinzioni profonde, averle maturate dentro se stessi anche attraverso la sofferenza; significa crederci così intensamente da farle emergere e plasmare anche la materia. Così l’opera d’arte diventa via a Dio, la Bellezza increata”. L’essere pellegrino e forestiero in questo mondo, come richiede la Regola dei frati minori professata da fr. Nazareno, lo ha reso capace di farci contemplare, nelle sue opere, una scintilla della divina bellezza, quella bellezza che ora contempla a viso aperto, lui che ci ha aiutato a contemplarla attraverso le sue sculture, le sue vetrate e le numerose opere. La divina bellezza non l’abbiamo così contemplata solo nelle sue opere ma nella sua carne crocifissa che solo nel “sangue prezioso di Cristo” trova il suo significato profondo. In un catalogo del 1989 dal titolo “La scultura bresciana fra realtà e idealità” di una mostra di diversi autori, dell’opera di frate Nazareno si scrive: “Il tempo, si dice, è un giudice inesorabile. É nostro convincimento che l’opera scultorea di Padre Nazareno Panzeri, affrontando pure il ruotare delle sperimentazioni estetiche, resterà un segno della sua attenta creatività e della sua serafica umanità per chi vuole vedere nell’Arte l’impronta divina dell’Assoluto”. Per questo vale la pena dire qualcosa del vissuto del nostro confratello e ricordarlo con affetto anche se lui nella sua ben nota ritrosia si schermirebbe e ci chiederebbe di non dire altro. E comunque al di là delle parole parlano le sue opere, parla la sua vita di frate minore e sacerdote (P. Bravi, Ministro Prov. lombardo).☺

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