Fin qui c’era solo l’idea, nella mia testa, ma non la possibilità di realizzarla. Un bel giorno di due estati fa, un amico che collabora ardentemente per questo bel foglio mi portò a conoscere Don Antonio. C’intendemmo quasi immediatamente e mi insegnò, tra le tante cose, come lavorare di squadra. E che squadra! Il lancio de lafonte.tv non sarebbe stato possibile senza il contributo degli autori, che si sono autotassati, hanno condiviso e continuano a discutere una linea editoriale a dir poco sui generis. Né tantomeno senza i nostri lettori che, come quelli della PBS americana, ci hanno dimostrato calore ed inviato contributi economici spontanei. Insomma, se non è crowdfunding questo, non so quale altra iniziativa potrebbe definirsi lanciata “dal basso”.
L’offerta
Ciò che offriamo, rifiutando ogni logica strettamente economica, è un’informazione approfondita. Non è nostro desiderio concorrere con i colleghi che fanno egregiamente il lavoro di cronisti, non ne avremmo le forze, non ci renderebbe soddisfatti. Miriamo a creare una connessione sempre più forte col nostro pubblico, tanto che siano gli stessi lettori a suggerirci, via via, cosa vorrebbero sapere senza troppi filtri. Abbiamo iniziato con una mini-inchiesta sulle trivellazioni, che proseguirà, ma tratteremo tematiche più squisitamente locali, come il tunnel che sta spaccando l’opinione pubblica termolese o la sanità. Siamo ancora in pochi e con mezzi scarsi, ma ciò che non ci manca è la libertà di pensiero, la voglia di studiare i problemi prima di raccontarli, la convinzione che non sia sempre il denaro la massima gratificazione possibile.
Punto di forza di un progetto simile, che spesso si trasforma in debolezza, è la condivisione, in tutte le sue accezioni. C’è un solo modo che permette ad una piccola “impresa” come la nostra di sopravvivere: la connessione massima tra cittadini liberi. Dobbiamo cercare di ribaltare insieme il consueto evolversi della selezione delle notizie e della loro distribuzione. Il tasto “segnalazioni” che trovate nella nuova home page non sta lì a caso, così come quelli di condivisione sui maggiori social network. Noi da soli siamo in pochi, ma se un pubblico esigente interagisce con la nostra redazione e ci invia suggerimenti e documenti da approfondire o si propone di darci una mano nell’analizzare meglio la realtà che so, con contributi tecnici (c’è sempre bisogno di un esperto per cercare la verità e raccontarla in maniera obiettiva), beh diventiamo tanti. Se il nostro pubblico potenziale è, stando al più celebre dei “social” di circa 600 persone e queste, apprezzando un nostro articolo o servizio video, lo condividono tra i loro amici, ecco che non siamo più tanto piccoli. Lo sappiamo, è difficile cambiare abitudini, ma siamo dell’idea, mettendoci la faccia, che solo dall’attivismo sociale e culturale possano gettarsi le basi per una società più informata e, quindi, libera. Concludo ringraziando i tanti amici, vecchi e nuovi, che ci esortano ad andare avanti, ripagandoci dei tanti sforzi. ☺
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Sta per partire il progetto webTV | La Fonte TV
L’idea
Ebbi il piacere, anni fa, di intervistare Michele Santoro che, appena tornato in Rai per decenza dei magistrati, mi diede un consiglio: “Per quanto ti stia offrendo un lavoro – mi disse – non credere che questo sia il futuro. Quello è nel web, giovanotto. Io stesso conto di sperimentarlo prima o poi, ma voi giovani dovete guardarlo come unica possibilità di farcela, le tv e i giornali tradizionali scompariranno”. Era il 2006 e sei anni dopo mi ritrovavo a seguirlo sul web da Bruxelles, insieme agli “altri 100mila”. Stava sperimentando il modello PBS in Italia, ridisegnato per il web. In soldoni, il concetto era: continuiamo a lamentarci che non ci sia informazione di qualità, ma ciò non dipende dai giornalisti, bensì dal sistema dei media e, in parte, da noi. Non ci sono editori puri, quelli che vivono della sola impresa editoriale e sono motivati ad offrire qualità per distinguersi e ritagliarsi una fetta di pubblico. Se un editore non è “puro”, va da sé, è politicizzato, ovvero dipende dai finanziamenti pubblici. In un contesto simile è quasi scontato che la discriminante non sia la qualità, perché questa comporterebbe inevitabilmente un’opera di controllo sul potere. Lo stesso da cui dipende la vita o la morte di una redazione, gli stipendi, la dignità dei lavoratori. Insomma, se la politica pagasse il vostro stipendio, potreste mai essere cani da guardia del potere? Semmai, vi trasformereste, perché “tenete famiglia”, nei suoi cani da riporto (cit. M. Travaglio). Il web, di contro, offre grandi potenzialità anche ai piccoli. Ma, come tutti i fenomeni “di massa”, risponde ad altre, severissime, logiche: quanto più miri ad un pubblico ampio, diversificato ed appiattito verso il basso dai grandi network, tanto più intercetterai i grandi numeri, gli sponsor, l’indipendenza economica. Questo si è tradotto in un prodotto mediocre anche nelle versioni “social” di giornali di livello. Allora, la soluzione qual è? Ancora una volta, il pubblico. Ed al pubblico, ciò che davvero manca è l’informazione approfondita, che non risponda ad alcun padrone, né tema di scontrarsi dialetticamente col potente di turno. Deve solo volerla e tenersela stretta quando la trova.
La fonte
Fin qui c’era solo l’idea, nella mia testa, ma non la possibilità di realizzarla. Un bel giorno di due estati fa, un amico che collabora ardentemente per questo bel foglio mi portò a conoscere Don Antonio. C’intendemmo quasi immediatamente e mi insegnò, tra le tante cose, come lavorare di squadra. E che squadra! Il lancio de lafonte.tv non sarebbe stato possibile senza il contributo degli autori, che si sono autotassati, hanno condiviso e continuano a discutere una linea editoriale a dir poco sui generis. Né tantomeno senza i nostri lettori che, come quelli della PBS americana, ci hanno dimostrato calore ed inviato contributi economici spontanei. Insomma, se non è crowdfunding questo, non so quale altra iniziativa potrebbe definirsi lanciata “dal basso”.
L’offerta
Ciò che offriamo, rifiutando ogni logica strettamente economica, è un’informazione approfondita. Non è nostro desiderio concorrere con i colleghi che fanno egregiamente il lavoro di cronisti, non ne avremmo le forze, non ci renderebbe soddisfatti. Miriamo a creare una connessione sempre più forte col nostro pubblico, tanto che siano gli stessi lettori a suggerirci, via via, cosa vorrebbero sapere senza troppi filtri. Abbiamo iniziato con una mini-inchiesta sulle trivellazioni, che proseguirà, ma tratteremo tematiche più squisitamente locali, come il tunnel che sta spaccando l’opinione pubblica termolese o la sanità. Siamo ancora in pochi e con mezzi scarsi, ma ciò che non ci manca è la libertà di pensiero, la voglia di studiare i problemi prima di raccontarli, la convinzione che non sia sempre il denaro la massima gratificazione possibile.
Punto di forza di un progetto simile, che spesso si trasforma in debolezza, è la condivisione, in tutte le sue accezioni. C’è un solo modo che permette ad una piccola “impresa” come la nostra di sopravvivere: la connessione massima tra cittadini liberi. Dobbiamo cercare di ribaltare insieme il consueto evolversi della selezione delle notizie e della loro distribuzione. Il tasto “segnalazioni” che trovate nella nuova home page non sta lì a caso, così come quelli di condivisione sui maggiori social network. Noi da soli siamo in pochi, ma se un pubblico esigente interagisce con la nostra redazione e ci invia suggerimenti e documenti da approfondire o si propone di darci una mano nell’analizzare meglio la realtà che so, con contributi tecnici (c’è sempre bisogno di un esperto per cercare la verità e raccontarla in maniera obiettiva), beh diventiamo tanti. Se il nostro pubblico potenziale è, stando al più celebre dei “social” di circa 600 persone e queste, apprezzando un nostro articolo o servizio video, lo condividono tra i loro amici, ecco che non siamo più tanto piccoli. Lo sappiamo, è difficile cambiare abitudini, ma siamo dell’idea, mettendoci la faccia, che solo dall’attivismo sociale e culturale possano gettarsi le basi per una società più informata e, quindi, libera. Concludo ringraziando i tanti amici, vecchi e nuovi, che ci esortano ad andare avanti, ripagandoci dei tanti sforzi. ☺
L’idea
Ebbi il piacere, anni fa, di intervistare Michele Santoro che, appena tornato in Rai per decenza dei magistrati, mi diede un consiglio: “Per quanto ti stia offrendo un lavoro – mi disse – non credere che questo sia il futuro. Quello è nel web, giovanotto. Io stesso conto di sperimentarlo prima o poi, ma voi giovani dovete guardarlo come unica possibilità di farcela, le tv e i giornali tradizionali scompariranno”. Era il 2006 e sei anni dopo mi ritrovavo a seguirlo sul web da Bruxelles, insieme agli “altri 100mila”. Stava sperimentando il modello PBS in Italia, ridisegnato per il web. In soldoni, il concetto era: continuiamo a lamentarci che non ci sia informazione di qualità, ma ciò non dipende dai giornalisti, bensì dal sistema dei media e, in parte, da noi. Non ci sono editori puri, quelli che vivono della sola impresa editoriale e sono motivati ad offrire qualità per distinguersi e ritagliarsi una fetta di pubblico. Se un editore non è “puro”, va da sé, è politicizzato, ovvero dipende dai finanziamenti pubblici. In un contesto simile è quasi scontato che la discriminante non sia la qualità, perché questa comporterebbe inevitabilmente un’opera di controllo sul potere. Lo stesso da cui dipende la vita o la morte di una redazione, gli stipendi, la dignità dei lavoratori. Insomma, se la politica pagasse il vostro stipendio, potreste mai essere cani da guardia del potere? Semmai, vi trasformereste, perché “tenete famiglia”, nei suoi cani da riporto (cit. M. Travaglio). Il web, di contro, offre grandi potenzialità anche ai piccoli. Ma, come tutti i fenomeni “di massa”, risponde ad altre, severissime, logiche: quanto più miri ad un pubblico ampio, diversificato ed appiattito verso il basso dai grandi network, tanto più intercetterai i grandi numeri, gli sponsor, l’indipendenza economica. Questo si è tradotto in un prodotto mediocre anche nelle versioni “social” di giornali di livello. Allora, la soluzione qual è? Ancora una volta, il pubblico. Ed al pubblico, ciò che davvero manca è l’informazione approfondita, che non risponda ad alcun padrone, né tema di scontrarsi dialetticamente col potente di turno. Deve solo volerla e tenersela stretta quando la trova.
La fonte
Fin qui c’era solo l’idea, nella mia testa, ma non la possibilità di realizzarla. Un bel giorno di due estati fa, un amico che collabora ardentemente per questo bel foglio mi portò a conoscere Don Antonio. C’intendemmo quasi immediatamente e mi insegnò, tra le tante cose, come lavorare di squadra. E che squadra! Il lancio de lafonte.tv non sarebbe stato possibile senza il contributo degli autori, che si sono autotassati, hanno condiviso e continuano a discutere una linea editoriale a dir poco sui generis. Né tantomeno senza i nostri lettori che, come quelli della PBS americana, ci hanno dimostrato calore ed inviato contributi economici spontanei. Insomma, se non è crowdfunding questo, non so quale altra iniziativa potrebbe definirsi lanciata “dal basso”.
L’offerta
Ciò che offriamo, rifiutando ogni logica strettamente economica, è un’informazione approfondita. Non è nostro desiderio concorrere con i colleghi che fanno egregiamente il lavoro di cronisti, non ne avremmo le forze, non ci renderebbe soddisfatti. Miriamo a creare una connessione sempre più forte col nostro pubblico, tanto che siano gli stessi lettori a suggerirci, via via, cosa vorrebbero sapere senza troppi filtri. Abbiamo iniziato con una mini-inchiesta sulle trivellazioni, che proseguirà, ma tratteremo tematiche più squisitamente locali, come il tunnel che sta spaccando l’opinione pubblica termolese o la sanità. Siamo ancora in pochi e con mezzi scarsi, ma ciò che non ci manca è la libertà di pensiero, la voglia di studiare i problemi prima di raccontarli, la convinzione che non sia sempre il denaro la massima gratificazione possibile.
Punto di forza di un progetto simile, che spesso si trasforma in debolezza, è la condivisione, in tutte le sue accezioni. C’è un solo modo che permette ad una piccola “impresa” come la nostra di sopravvivere: la connessione massima tra cittadini liberi. Dobbiamo cercare di ribaltare insieme il consueto evolversi della selezione delle notizie e della loro distribuzione. Il tasto “segnalazioni” che trovate nella nuova home page non sta lì a caso, così come quelli di condivisione sui maggiori social network. Noi da soli siamo in pochi, ma se un pubblico esigente interagisce con la nostra redazione e ci invia suggerimenti e documenti da approfondire o si propone di darci una mano nell’analizzare meglio la realtà che so, con contributi tecnici (c’è sempre bisogno di un esperto per cercare la verità e raccontarla in maniera obiettiva), beh diventiamo tanti. Se il nostro pubblico potenziale è, stando al più celebre dei “social” di circa 600 persone e queste, apprezzando un nostro articolo o servizio video, lo condividono tra i loro amici, ecco che non siamo più tanto piccoli. Lo sappiamo, è difficile cambiare abitudini, ma siamo dell’idea, mettendoci la faccia, che solo dall’attivismo sociale e culturale possano gettarsi le basi per una società più informata e, quindi, libera. Concludo ringraziando i tanti amici, vecchi e nuovi, che ci esortano ad andare avanti, ripagandoci dei tanti sforzi. ☺
Il mese scorso è iniziato il lungo e travagliato cammino verso la costruzione di una web tv d'inchiesta in Molise. Un sogno donchisciottiano che coltiviamo con passione da un pezzo, ma che ha costantemente bisogno del coinvolgimento dei lettori, nonché della massima chiarezza e trasparenza d'intenti. È per questo che mi son lasciato convincere a spiegarlo di nuovo.
L’idea
Ebbi il piacere, anni fa, di intervistare Michele Santoro che, appena tornato in Rai per decenza dei magistrati, mi diede un consiglio: “Per quanto ti stia offrendo un lavoro – mi disse – non credere che questo sia il futuro. Quello è nel web, giovanotto. Io stesso conto di sperimentarlo prima o poi, ma voi giovani dovete guardarlo come unica possibilità di farcela, le tv e i giornali tradizionali scompariranno”. Era il 2006 e sei anni dopo mi ritrovavo a seguirlo sul web da Bruxelles, insieme agli “altri 100mila”. Stava sperimentando il modello PBS in Italia, ridisegnato per il web. In soldoni, il concetto era: continuiamo a lamentarci che non ci sia informazione di qualità, ma ciò non dipende dai giornalisti, bensì dal sistema dei media e, in parte, da noi. Non ci sono editori puri, quelli che vivono della sola impresa editoriale e sono motivati ad offrire qualità per distinguersi e ritagliarsi una fetta di pubblico. Se un editore non è “puro”, va da sé, è politicizzato, ovvero dipende dai finanziamenti pubblici. In un contesto simile è quasi scontato che la discriminante non sia la qualità, perché questa comporterebbe inevitabilmente un’opera di controllo sul potere. Lo stesso da cui dipende la vita o la morte di una redazione, gli stipendi, la dignità dei lavoratori. Insomma, se la politica pagasse il vostro stipendio, potreste mai essere cani da guardia del potere? Semmai, vi trasformereste, perché “tenete famiglia”, nei suoi cani da riporto (cit. M. Travaglio). Il web, di contro, offre grandi potenzialità anche ai piccoli. Ma, come tutti i fenomeni “di massa”, risponde ad altre, severissime, logiche: quanto più miri ad un pubblico ampio, diversificato ed appiattito verso il basso dai grandi network, tanto più intercetterai i grandi numeri, gli sponsor, l’indipendenza economica. Questo si è tradotto in un prodotto mediocre anche nelle versioni “social” di giornali di livello. Allora, la soluzione qual è? Ancora una volta, il pubblico. Ed al pubblico, ciò che davvero manca è l’informazione approfondita, che non risponda ad alcun padrone, né tema di scontrarsi dialetticamente col potente di turno. Deve solo volerla e tenersela stretta quando la trova.
La fonte
Fin qui c’era solo l’idea, nella mia testa, ma non la possibilità di realizzarla. Un bel giorno di due estati fa, un amico che collabora ardentemente per questo bel foglio mi portò a conoscere Don Antonio. C’intendemmo quasi immediatamente e mi insegnò, tra le tante cose, come lavorare di squadra. E che squadra! Il lancio de lafonte.tv non sarebbe stato possibile senza il contributo degli autori, che si sono autotassati, hanno condiviso e continuano a discutere una linea editoriale a dir poco sui generis. Né tantomeno senza i nostri lettori che, come quelli della PBS americana, ci hanno dimostrato calore ed inviato contributi economici spontanei. Insomma, se non è crowdfunding questo, non so quale altra iniziativa potrebbe definirsi lanciata “dal basso”.
L’offerta
Ciò che offriamo, rifiutando ogni logica strettamente economica, è un’informazione approfondita. Non è nostro desiderio concorrere con i colleghi che fanno egregiamente il lavoro di cronisti, non ne avremmo le forze, non ci renderebbe soddisfatti. Miriamo a creare una connessione sempre più forte col nostro pubblico, tanto che siano gli stessi lettori a suggerirci, via via, cosa vorrebbero sapere senza troppi filtri. Abbiamo iniziato con una mini-inchiesta sulle trivellazioni, che proseguirà, ma tratteremo tematiche più squisitamente locali, come il tunnel che sta spaccando l’opinione pubblica termolese o la sanità. Siamo ancora in pochi e con mezzi scarsi, ma ciò che non ci manca è la libertà di pensiero, la voglia di studiare i problemi prima di raccontarli, la convinzione che non sia sempre il denaro la massima gratificazione possibile.
Punto di forza di un progetto simile, che spesso si trasforma in debolezza, è la condivisione, in tutte le sue accezioni. C’è un solo modo che permette ad una piccola “impresa” come la nostra di sopravvivere: la connessione massima tra cittadini liberi. Dobbiamo cercare di ribaltare insieme il consueto evolversi della selezione delle notizie e della loro distribuzione. Il tasto “segnalazioni” che trovate nella nuova home page non sta lì a caso, così come quelli di condivisione sui maggiori social network. Noi da soli siamo in pochi, ma se un pubblico esigente interagisce con la nostra redazione e ci invia suggerimenti e documenti da approfondire o si propone di darci una mano nell’analizzare meglio la realtà che so, con contributi tecnici (c’è sempre bisogno di un esperto per cercare la verità e raccontarla in maniera obiettiva), beh diventiamo tanti. Se il nostro pubblico potenziale è, stando al più celebre dei “social” di circa 600 persone e queste, apprezzando un nostro articolo o servizio video, lo condividono tra i loro amici, ecco che non siamo più tanto piccoli. Lo sappiamo, è difficile cambiare abitudini, ma siamo dell’idea, mettendoci la faccia, che solo dall’attivismo sociale e culturale possano gettarsi le basi per una società più informata e, quindi, libera. Concludo ringraziando i tanti amici, vecchi e nuovi, che ci esortano ad andare avanti, ripagandoci dei tanti sforzi. ☺
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