2026 anno di tina modotti
di Christiane Barckhausen-Canale
Con grande piacere cedo questa volta il “mio” spazio nelle pagine de la fonte a Lois Perez Leira, storico spagnolo-argentino, con il quale ho avuto l’onore e l’onere di coordinare, da gennaio di quest’ anno, il ‘Comitato Internazionale Permanente d’omaggio a Tina Modotti’. Questo comitato si è mosso per fare sì che la Federazione Democratica Internazionale delle Donne, la FDIM, di- chiarasse a livello internazionale l’an- no prossimo “Anno di Tina Modotti”. Questa proclamazione della FDIM è stata resa pubblica il 5 luglio scorso a Bonefro, nel contesto del IV Incontro Internazionale su Tina Modotti. Lascio la parola a Lois Perez Leira per spiegare l’importanza di questo fatto. Per noi dell’associazione CREA TINA e per me personalmente questo significa fare un grande sforzo perchè il prossimo anno possiamo organizzare un bellissimo V Incontro Internazionale, e vi invito da oggi a venire a condividere con noi l’evento.
Quelli di voi che non hanno potuto assistere al nostro Incontro di luglio, possono andare su YouTube e cercare “dibattito fotografia e guerra”. Ci sono due parti del video, e vale la pena sentire Bianca Campli, storica d’arte di Vasto, Annalisa Vandelli, fotografa e scrittrice italiana che ha lavorato per molti anni in scenari di guerra, e Simone Di Niro, nostro amico del Centro per la fotografia “Vivían Maier” di Campobasso. A me, che ho assistito dal vivo al dibattito, quando lo rivedo su YouTube, ancora viene la pelle d’oca!
Il 6 luglio 2025, nel piccolo e combattivo paese di Bonefro, nel Molise, è accaduto qualcosa di più di una semplice commemorazione culturale. Nell’ambito del IV Incontro Internazionale Tina Modotti, la Federazione Democratica Internazionale delle Donne (FDIM) – attraverso la sua vicepresidente, Ada Donno – ha proclamato ufficialmente il 2026 come l’“Anno di Tina Modotti”. Non si tratta di una scelta solo simbolica. È un atto di giustizia storica e un invito potente a guardare con occhi nuovi una donna che seppe usare la macchina fotografica come si impugna un manifesto.
Tina Modotti, nata nel 1896 a Udine, fu molto più che la compagna di Edward Weston o una fotografa di talento. Fu una militante rivoluzionaria, un’internazionalista appassionata, un’artista che scelse la lotta dei popoli come orizzonte estetico e politico. La sua vita ha intrecciato arte, politica ed esilio, lasciando un’ impronta che – come le sue fotografie – continua a rivelarsi nel tempo.
Una figura chiave nella sua vita, sia sul piano affettivo che ideologico, fu il rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella, con cui condivise non solo l’amore, ma anche un profondo impegno comunista. Insieme rappresentarono l’unione tra arte e rivoluzione, tra l’immagine che denuncia e la parola che chiama all’azione. L’assassinio di Mella a Città del Messico nel 1929 – un crimine politico ancora avvolto nel mistero – segnò profondamente Tina. Accusata, perseguitata, ma mai ridotta al silenzio, intensificò da allora il suo impegno nelle cause popolari e nel lavoro con organizzazioni come il Soccorso Rosso Internazionale, di cui fu dirigente attiva durante la Guerra Civile Spagnola, fornendo assistenza ai combattenti antifascisti e ai rifugiati.
Nel Messico degli anni Venti, attraversato da murales, comunismo e agitazione popolare, Tina seppe cogliere l’essenza di un momento storico con uno sguardo limpido, onesto, rivoluzionario. Come scrisse Pablo Neruda nel suo epitaffio: “Non era la rosa, ma la spiga che la tua mano tratteneva”.
Proclamare il 2026 anno a lei dedicato – a 130 anni dalla sua nascita – significa riconoscere che la storia delle donne non può più essere un’appendice della storia ufficiale. È un invito a studiare, diffondere e prendere esempio dal suo impegno. È anche l’ occasione per denunciare come le lotte delle donne, dei popoli oppressi e degli artisti impegnati continuino ad essere silenziate o ridotte a semplici icone estetiche.
Questo omaggio non nasce dal centro del potere, ma dalle periferie combattive di una rete internazionale di donne che capiscono che ricordare Tina Modotti non è guardare al passato, ma seminare futuro. E farlo da Bonefro, da un angolo del sud italiano, lontano dalle grandi capitali, ha un valore simbolico preciso: la rivoluzione si scrive anche a bassa voce, nei paesi, nella memoria collettiva che rifiuta l’oblio.
Che il 2026 ci trovi a guardare attraverso l’obiettivo di Tina: con impegno, con tenerezza, con chiarezza. Che sia un anno non solo di commemorazioni, ma di mobilitazione, di arte insorgente, di lotte visibili. Che la spiga torni nelle nostre mani.☺
