Il risultato elettorale conseguito alle politiche e, soprattutto, quello al comune di Roma ha fatto aprire, immediatamente, una riflessione all’interno del neonato Partito Democratico. Se l’esito negativo a livello nazionale era quasi scontato, quello nella capitale è quasi una disfatta pesante e drammatica. Il candidato sindaco Rutelli ha pagato anche per colpe non sue: è diventato, suo malgrado, il simbolo di un partito che, troppo giovane, non ha acquisito una propria identità e, ancora molto fragile, ha dovuto affrontare una campagna elettorale politica ed amministrativa.
L’errore che deve evitarsi è quello di rimanere sotto il peso della sconfitta e di riprendere subito il cammino del rinnovamento e dell’innovazione, per essere pronto alle prossime scadenze elettorali ad essere un vero partito riformista, riscoprendo il contatto con le realtà quotidiane e conoscendo appieno i problemi della gente.
La grande vittoria di Berlusconi e della Lega non è tanto quella elettorale, ma quella di aver saputo intercettare la domanda degli elettori. Veltroni ha molto innovato all’interno del partito democratico, anche se in diverse circostanze abbiamo offerto il viso più stanco e più legato alle vecchie logiche delle nomenklature di partito.
Il Molise è il peggior esempio di questa logica perdente. Gli elettori autonomamente hanno deciso di cambiare e direi quasi di “punire” chi si era arroccato su posizioni e logiche vecchie. Il voto a favore dell’IDV sul piano regionale solo chi è voluto essere sordo e cieco non l’ha capito.
Sul piano nazionale si va verso un congresso ed un modello organizzativo diverso rispetto a quello che era stato formulato nella fase di avvio del partito che si è trovato catapultato in una competizione elettorale. Il timore, però, è che l’entusiasmo che ha accompagnato il segretario Veltroni durante tutta la campagna elettorale, l’entusiasmo riacceso in tanti giovani, possa all’improvviso spegnersi per il ritorno a logiche passate di gestione del partito. Va fatto tesoro degli errori commessi, ma vanno messe a frutto e consolidate tutte le iniziative positive sperimentate. Bisogna lavorare tutti per contribuire al radicamento del PD nella società odierna.
È necessario dare risposte certe alle problematiche della gente: sul tema della sicurezza, questione fortemente sentita nelle città, dobbiamo ripensare alla politica degli ultimi anni facendo applicare con severità le leggi vigenti, senza rinnegare nulla sul tema dei diritti della persona.
Per quanto concerne il rinnovamento non deve esserci più alcun dubbio. L’elettorato ormai non ama più i politici che si vedono solo alle scadenze elettorali, non ama i politici che pensano solo di usare le istituzioni, non vuole più quelli che devono esserci a tutti i costi.
Se il centrosinistra intende candidarsi alla guida del governo regionale alle prossime elezioni non può rinviare la discussione al proprio interno, deve fare severa autocritica, fermarsi a riflettere per presentare all’elettorato regionale un programma credibile, fattibile e serio.
Tutti ormai sono consapevoli che l’attuale governo ha creato situazioni di alta “criticità”, ma in assenza di idee e progetti veri preferiscono continuare a votare chi governa. Siamo ancora fermi al livello di denuncia (fortissima quella lanciata da Exit su LA7), manchiamo ancora della fase propositiva.
Il tentativo all’interno del PD regionale di lasciare tutto immutato dopo l’esito elettorale rientra in una logica perversa che, come ha asserito il giornalista Caporale, è quella di aggirare le regole e di considerare il cittadino un cliente, a tutti i livelli. Prendere atto della realtà e rispettare la volontà dei cittadini è difficile, ma chi esercita il potere dimentica di farlo per il bene comune e non per se stesso.
Il tentativo di lasciare tutto immutato è fallito: il sei giugno ci sarà un forte momento di confronto all’interno del partito democratico con il cambiamento dei vertici regionali. L’occasione però deve essere utile a lanciare il progetto di un nuovo metodo di governo, a riaprire il sistema delle alleanze, a considerare il cittadino al centro del sistema e non più cliente della politica.
Dobbiamo chiudere il sistema perverso dell’emergenza che crea sempre una nuova emergenza per tenere tutti in lista di attesa. Dal sei giugno deve partire un modello diverso di gestione della cosa pubblica, altrimenti la sconfitta elettorale di una classe dirigente che non ha saputo interpretare le istanze della gente, diventa la sconfitta perenne di una intera area politica che diventerebbe vittima di se stessa. ☺
mario@ialenti.it
Il risultato elettorale conseguito alle politiche e, soprattutto, quello al comune di Roma ha fatto aprire, immediatamente, una riflessione all’interno del neonato Partito Democratico. Se l’esito negativo a livello nazionale era quasi scontato, quello nella capitale è quasi una disfatta pesante e drammatica. Il candidato sindaco Rutelli ha pagato anche per colpe non sue: è diventato, suo malgrado, il simbolo di un partito che, troppo giovane, non ha acquisito una propria identità e, ancora molto fragile, ha dovuto affrontare una campagna elettorale politica ed amministrativa.
L’errore che deve evitarsi è quello di rimanere sotto il peso della sconfitta e di riprendere subito il cammino del rinnovamento e dell’innovazione, per essere pronto alle prossime scadenze elettorali ad essere un vero partito riformista, riscoprendo il contatto con le realtà quotidiane e conoscendo appieno i problemi della gente.
La grande vittoria di Berlusconi e della Lega non è tanto quella elettorale, ma quella di aver saputo intercettare la domanda degli elettori. Veltroni ha molto innovato all’interno del partito democratico, anche se in diverse circostanze abbiamo offerto il viso più stanco e più legato alle vecchie logiche delle nomenklature di partito.
Il Molise è il peggior esempio di questa logica perdente. Gli elettori autonomamente hanno deciso di cambiare e direi quasi di “punire” chi si era arroccato su posizioni e logiche vecchie. Il voto a favore dell’IDV sul piano regionale solo chi è voluto essere sordo e cieco non l’ha capito.
Sul piano nazionale si va verso un congresso ed un modello organizzativo diverso rispetto a quello che era stato formulato nella fase di avvio del partito che si è trovato catapultato in una competizione elettorale. Il timore, però, è che l’entusiasmo che ha accompagnato il segretario Veltroni durante tutta la campagna elettorale, l’entusiasmo riacceso in tanti giovani, possa all’improvviso spegnersi per il ritorno a logiche passate di gestione del partito. Va fatto tesoro degli errori commessi, ma vanno messe a frutto e consolidate tutte le iniziative positive sperimentate. Bisogna lavorare tutti per contribuire al radicamento del PD nella società odierna.
È necessario dare risposte certe alle problematiche della gente: sul tema della sicurezza, questione fortemente sentita nelle città, dobbiamo ripensare alla politica degli ultimi anni facendo applicare con severità le leggi vigenti, senza rinnegare nulla sul tema dei diritti della persona.
Per quanto concerne il rinnovamento non deve esserci più alcun dubbio. L’elettorato ormai non ama più i politici che si vedono solo alle scadenze elettorali, non ama i politici che pensano solo di usare le istituzioni, non vuole più quelli che devono esserci a tutti i costi.
Se il centrosinistra intende candidarsi alla guida del governo regionale alle prossime elezioni non può rinviare la discussione al proprio interno, deve fare severa autocritica, fermarsi a riflettere per presentare all’elettorato regionale un programma credibile, fattibile e serio.
Tutti ormai sono consapevoli che l’attuale governo ha creato situazioni di alta “criticità”, ma in assenza di idee e progetti veri preferiscono continuare a votare chi governa. Siamo ancora fermi al livello di denuncia (fortissima quella lanciata da Exit su LA7), manchiamo ancora della fase propositiva.
Il tentativo all’interno del PD regionale di lasciare tutto immutato dopo l’esito elettorale rientra in una logica perversa che, come ha asserito il giornalista Caporale, è quella di aggirare le regole e di considerare il cittadino un cliente, a tutti i livelli. Prendere atto della realtà e rispettare la volontà dei cittadini è difficile, ma chi esercita il potere dimentica di farlo per il bene comune e non per se stesso.
Il tentativo di lasciare tutto immutato è fallito: il sei giugno ci sarà un forte momento di confronto all’interno del partito democratico con il cambiamento dei vertici regionali. L’occasione però deve essere utile a lanciare il progetto di un nuovo metodo di governo, a riaprire il sistema delle alleanze, a considerare il cittadino al centro del sistema e non più cliente della politica.
Dobbiamo chiudere il sistema perverso dell’emergenza che crea sempre una nuova emergenza per tenere tutti in lista di attesa. Dal sei giugno deve partire un modello diverso di gestione della cosa pubblica, altrimenti la sconfitta elettorale di una classe dirigente che non ha saputo interpretare le istanze della gente, diventa la sconfitta perenne di una intera area politica che diventerebbe vittima di se stessa. ☺
Il risultato elettorale conseguito alle politiche e, soprattutto, quello al comune di Roma ha fatto aprire, immediatamente, una riflessione all’interno del neonato Partito Democratico. Se l’esito negativo a livello nazionale era quasi scontato, quello nella capitale è quasi una disfatta pesante e drammatica. Il candidato sindaco Rutelli ha pagato anche per colpe non sue: è diventato, suo malgrado, il simbolo di un partito che, troppo giovane, non ha acquisito una propria identità e, ancora molto fragile, ha dovuto affrontare una campagna elettorale politica ed amministrativa.
L’errore che deve evitarsi è quello di rimanere sotto il peso della sconfitta e di riprendere subito il cammino del rinnovamento e dell’innovazione, per essere pronto alle prossime scadenze elettorali ad essere un vero partito riformista, riscoprendo il contatto con le realtà quotidiane e conoscendo appieno i problemi della gente.
La grande vittoria di Berlusconi e della Lega non è tanto quella elettorale, ma quella di aver saputo intercettare la domanda degli elettori. Veltroni ha molto innovato all’interno del partito democratico, anche se in diverse circostanze abbiamo offerto il viso più stanco e più legato alle vecchie logiche delle nomenklature di partito.
Il Molise è il peggior esempio di questa logica perdente. Gli elettori autonomamente hanno deciso di cambiare e direi quasi di “punire” chi si era arroccato su posizioni e logiche vecchie. Il voto a favore dell’IDV sul piano regionale solo chi è voluto essere sordo e cieco non l’ha capito.
Sul piano nazionale si va verso un congresso ed un modello organizzativo diverso rispetto a quello che era stato formulato nella fase di avvio del partito che si è trovato catapultato in una competizione elettorale. Il timore, però, è che l’entusiasmo che ha accompagnato il segretario Veltroni durante tutta la campagna elettorale, l’entusiasmo riacceso in tanti giovani, possa all’improvviso spegnersi per il ritorno a logiche passate di gestione del partito. Va fatto tesoro degli errori commessi, ma vanno messe a frutto e consolidate tutte le iniziative positive sperimentate. Bisogna lavorare tutti per contribuire al radicamento del PD nella società odierna.
È necessario dare risposte certe alle problematiche della gente: sul tema della sicurezza, questione fortemente sentita nelle città, dobbiamo ripensare alla politica degli ultimi anni facendo applicare con severità le leggi vigenti, senza rinnegare nulla sul tema dei diritti della persona.
Per quanto concerne il rinnovamento non deve esserci più alcun dubbio. L’elettorato ormai non ama più i politici che si vedono solo alle scadenze elettorali, non ama i politici che pensano solo di usare le istituzioni, non vuole più quelli che devono esserci a tutti i costi.
Se il centrosinistra intende candidarsi alla guida del governo regionale alle prossime elezioni non può rinviare la discussione al proprio interno, deve fare severa autocritica, fermarsi a riflettere per presentare all’elettorato regionale un programma credibile, fattibile e serio.
Tutti ormai sono consapevoli che l’attuale governo ha creato situazioni di alta “criticità”, ma in assenza di idee e progetti veri preferiscono continuare a votare chi governa. Siamo ancora fermi al livello di denuncia (fortissima quella lanciata da Exit su LA7), manchiamo ancora della fase propositiva.
Il tentativo all’interno del PD regionale di lasciare tutto immutato dopo l’esito elettorale rientra in una logica perversa che, come ha asserito il giornalista Caporale, è quella di aggirare le regole e di considerare il cittadino un cliente, a tutti i livelli. Prendere atto della realtà e rispettare la volontà dei cittadini è difficile, ma chi esercita il potere dimentica di farlo per il bene comune e non per se stesso.
Il tentativo di lasciare tutto immutato è fallito: il sei giugno ci sarà un forte momento di confronto all’interno del partito democratico con il cambiamento dei vertici regionali. L’occasione però deve essere utile a lanciare il progetto di un nuovo metodo di governo, a riaprire il sistema delle alleanze, a considerare il cittadino al centro del sistema e non più cliente della politica.
Dobbiamo chiudere il sistema perverso dell’emergenza che crea sempre una nuova emergenza per tenere tutti in lista di attesa. Dal sei giugno deve partire un modello diverso di gestione della cosa pubblica, altrimenti la sconfitta elettorale di una classe dirigente che non ha saputo interpretare le istanze della gente, diventa la sconfitta perenne di una intera area politica che diventerebbe vittima di se stessa. ☺
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