La globalizzazione definita come “fenomeno di crescita progressiva degli scambi e delle relazioni a livello mondiale” ha rivelato tutti i suoi lati oscuri nei conflitti per la supremazia economica. L’acca- parramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti ad ogni livello si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. In un mondo che ha subito l'appiattimento globale nei rapporti sociali ed economici è necessario più che mai difendere la stabilità politica che possa anche ridefinire le regole degli scambi economici e delle produzioni internazionali. Allo stato attuale il nostro Paese sembra aver seguito il percorso della economia virtuale dimenticando che ciò che sorregge davvero gli equilibri di uno “stato di benessere” generale è “l'economia reale”. Spina dorsale dell'economia reale insieme ai settori primari è da sempre la piccola e media impresa, ma pare sia stato in questi anni un concetto dimenticato. Nel regime monopolistico delle multinazionali si è giocoforza insinuato un sistema finanziario drogato ed oggi assistiamo ad una crisi economica perversa e contraddittoria. Ma credo che al punto in cui siamo, nella più completa vulnerabilità, arrenderci sarebbe mostruoso.
L'aumento generalizzato dei prezzi erode i consumi, così come spiazza le produzioni interne a vantaggio delle importazioni. Se vogliamo veramente tornare a crescere occorre innanzitutto ridurre gli ostacoli che ci poniamo da soli senza saperli trasformare in elementi di valorizzazione dei nostri prodotti, favorendone il consumo. Da noi, in Molise, una vera economia reale non è mai decollata, l'industria ha occupato spazi fin troppo esigui ed ora rischiamo continuamente di perdere ciò che, con fatica, si è avviato negli anni dell'espansione economica. Gli anni ottanta, in Italia, hanno rivalutato la piccola e media impresa, celebrando la logica del distretto. Poi è arrivata la new economy e da lì la materialità dei processi produttivi è stata considerata superata ed abbiamo assistito, sullo sfondo della globalizzazione, allo spostamento delle fasi produttive verso i paesi a minor costo del lavoro. Gli eventi più recenti stanno iniziando a scrivere una storia diversa. La Cina e l'India hanno iniziato ad elevare i propri standard di vita ed hanno determinato un forte aumento della domanda dei bisogni più elementari: dal grano al riso, dal rame al ferro al petrolio. Gli esperti concordano sul fatto che il costo del petrolio sarà sempre più alto con la conseguenza di un rincaro dei costi dei traffici commerciali. Sarà sempre meno conveniente andare a produrre in giro per il mondo, i processi produttivi verranno reinterpretati necessariamente in chiave di prossimità geografica. Il cooperativismo, ad esempio, si è dimostrato un efficiente meccanismo di distribuzione regionale di reddito. Ogni componente di una cooperativa desidera la crescita del patrimonio nel proprio contesto locale e nella regione in cui vive ed opera. Nello sviluppo della dimensione locale ritroviamo le nostre radici: familiari, economiche, culturali, esistenziali. Dove le cooperative riescono ad essere forti, si impedisce la formazione dei monopoli e si rafforzano il pluralismo e la democrazia economica.
Ma è necessario che le iniziative locali si inseriscano in una politica di interdipendenza con le altre realtà locali e regionali attraverso la costruzione di reti che possano interagire sul piano politico, economico e sociale. Il fine deve essere quello di attivare un potenziale capace di rispondere alle reali necessità della popolazione per essere finalmente libera, creativa e autonoma.
Il Molise ha senz'altro cominciato a capire di avere almeno nel settore agroalimentare qualità e gusto universalmente apprezzati. Ora più che mai, dobbiamo non solo far conoscere i nostri prodotti, ma acquisire capacità imprenditoriali forti e dinamiche affinché si conquistino fette di mercato significative. In questo percorso tante sinergie dovranno funzionare, sperando che la formazione universitaria possa innescare i famosi “meccanismi virtuosi” che gli Enti preposti dovranno, con forza, sostenere. Mi vengono in mente i territori liguri, che con i famosi “terrazzamenti” hanno utilizzato pendii impossibili da coltivare, seppur baciati da un clima favorevole. Invece provo rabbia passando per i nostri paesi quasi spopolati, con lunghe distese di terre incolte, dove si potrebbero sperimentare nuove colture, se solo si finanziassero progetti concreti, volti anche al ripopolamento oltre che ad un aspetto produttivo. Infine il cooperativismo può occupare oltre al settore agroalimentare, vari settori, a partire da quello abitativo, per andare alla prestazione di servizi urbani, sicurezza, asili nido, tempo libero e per finire alle cooperative di consumo. Un bel sogno in cui occorrono leader che sappiano motivare obiettivi, filosofia, valori e principi tesi ad una crescita auto-propulsiva.
I nostri grandi limiti sono rappresentati da un sistema viario assolutamente insufficiente, dal tema dell'energia, nonché dalla troppa burocrazia e complessità nelle istanze e nei rapporti comunitari. I vari settori del commercio devono essere caratterizzati da più trasparenza, reciprocità e innovazione. Occorrono politiche serie e di rottura rispetto a personalismi suicidi e deprimenti. Vogliamo politiche fatte di valori alti, protese alla soddisfazione morale oltre che materiale, dove il singolo riprovi la voglia di sostenere la politica in forza del suo mero obiettivo di studio ed efficienza collettiva. Il momento economico necessita di grandi volontà per evitare inutili naufragi.
Tuteliamo meglio i nostri interessi e impediamo alla nostra Regione di subire il carattere predatorio del mercato, attraverso regole precise protese alla salvaguardia ed allo sviluppo del territorio. Il mondo sta cambiando ancora e cambiano perciò le convenienze. Il concetto di prossimità spaziale e temporale, interpretato sia in termini locali che regionali, non deve rappresentare un ritorno al passato, ma la proiezione in avanti della nostra storia e delle nostre tradizioni. Proporre innovazione tecnologica organizzativa e di prodotto, a patto che si voglia continuare ad essere protagonisti del buon gusto, del buono e del bello. Con l'ambizione di vestire a nuovo anche il nostro futuro. ☺
giuliadambrosio@hotmail.it
La globalizzazione definita come “fenomeno di crescita progressiva degli scambi e delle relazioni a livello mondiale” ha rivelato tutti i suoi lati oscuri nei conflitti per la supremazia economica. L’acca- parramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti ad ogni livello si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. In un mondo che ha subito l'appiattimento globale nei rapporti sociali ed economici è necessario più che mai difendere la stabilità politica che possa anche ridefinire le regole degli scambi economici e delle produzioni internazionali. Allo stato attuale il nostro Paese sembra aver seguito il percorso della economia virtuale dimenticando che ciò che sorregge davvero gli equilibri di uno “stato di benessere” generale è “l'economia reale”. Spina dorsale dell'economia reale insieme ai settori primari è da sempre la piccola e media impresa, ma pare sia stato in questi anni un concetto dimenticato. Nel regime monopolistico delle multinazionali si è giocoforza insinuato un sistema finanziario drogato ed oggi assistiamo ad una crisi economica perversa e contraddittoria. Ma credo che al punto in cui siamo, nella più completa vulnerabilità, arrenderci sarebbe mostruoso.
L'aumento generalizzato dei prezzi erode i consumi, così come spiazza le produzioni interne a vantaggio delle importazioni. Se vogliamo veramente tornare a crescere occorre innanzitutto ridurre gli ostacoli che ci poniamo da soli senza saperli trasformare in elementi di valorizzazione dei nostri prodotti, favorendone il consumo. Da noi, in Molise, una vera economia reale non è mai decollata, l'industria ha occupato spazi fin troppo esigui ed ora rischiamo continuamente di perdere ciò che, con fatica, si è avviato negli anni dell'espansione economica. Gli anni ottanta, in Italia, hanno rivalutato la piccola e media impresa, celebrando la logica del distretto. Poi è arrivata la new economy e da lì la materialità dei processi produttivi è stata considerata superata ed abbiamo assistito, sullo sfondo della globalizzazione, allo spostamento delle fasi produttive verso i paesi a minor costo del lavoro. Gli eventi più recenti stanno iniziando a scrivere una storia diversa. La Cina e l'India hanno iniziato ad elevare i propri standard di vita ed hanno determinato un forte aumento della domanda dei bisogni più elementari: dal grano al riso, dal rame al ferro al petrolio. Gli esperti concordano sul fatto che il costo del petrolio sarà sempre più alto con la conseguenza di un rincaro dei costi dei traffici commerciali. Sarà sempre meno conveniente andare a produrre in giro per il mondo, i processi produttivi verranno reinterpretati necessariamente in chiave di prossimità geografica. Il cooperativismo, ad esempio, si è dimostrato un efficiente meccanismo di distribuzione regionale di reddito. Ogni componente di una cooperativa desidera la crescita del patrimonio nel proprio contesto locale e nella regione in cui vive ed opera. Nello sviluppo della dimensione locale ritroviamo le nostre radici: familiari, economiche, culturali, esistenziali. Dove le cooperative riescono ad essere forti, si impedisce la formazione dei monopoli e si rafforzano il pluralismo e la democrazia economica.
Ma è necessario che le iniziative locali si inseriscano in una politica di interdipendenza con le altre realtà locali e regionali attraverso la costruzione di reti che possano interagire sul piano politico, economico e sociale. Il fine deve essere quello di attivare un potenziale capace di rispondere alle reali necessità della popolazione per essere finalmente libera, creativa e autonoma.
Il Molise ha senz'altro cominciato a capire di avere almeno nel settore agroalimentare qualità e gusto universalmente apprezzati. Ora più che mai, dobbiamo non solo far conoscere i nostri prodotti, ma acquisire capacità imprenditoriali forti e dinamiche affinché si conquistino fette di mercato significative. In questo percorso tante sinergie dovranno funzionare, sperando che la formazione universitaria possa innescare i famosi “meccanismi virtuosi” che gli Enti preposti dovranno, con forza, sostenere. Mi vengono in mente i territori liguri, che con i famosi “terrazzamenti” hanno utilizzato pendii impossibili da coltivare, seppur baciati da un clima favorevole. Invece provo rabbia passando per i nostri paesi quasi spopolati, con lunghe distese di terre incolte, dove si potrebbero sperimentare nuove colture, se solo si finanziassero progetti concreti, volti anche al ripopolamento oltre che ad un aspetto produttivo. Infine il cooperativismo può occupare oltre al settore agroalimentare, vari settori, a partire da quello abitativo, per andare alla prestazione di servizi urbani, sicurezza, asili nido, tempo libero e per finire alle cooperative di consumo. Un bel sogno in cui occorrono leader che sappiano motivare obiettivi, filosofia, valori e principi tesi ad una crescita auto-propulsiva.
I nostri grandi limiti sono rappresentati da un sistema viario assolutamente insufficiente, dal tema dell'energia, nonché dalla troppa burocrazia e complessità nelle istanze e nei rapporti comunitari. I vari settori del commercio devono essere caratterizzati da più trasparenza, reciprocità e innovazione. Occorrono politiche serie e di rottura rispetto a personalismi suicidi e deprimenti. Vogliamo politiche fatte di valori alti, protese alla soddisfazione morale oltre che materiale, dove il singolo riprovi la voglia di sostenere la politica in forza del suo mero obiettivo di studio ed efficienza collettiva. Il momento economico necessita di grandi volontà per evitare inutili naufragi.
Tuteliamo meglio i nostri interessi e impediamo alla nostra Regione di subire il carattere predatorio del mercato, attraverso regole precise protese alla salvaguardia ed allo sviluppo del territorio. Il mondo sta cambiando ancora e cambiano perciò le convenienze. Il concetto di prossimità spaziale e temporale, interpretato sia in termini locali che regionali, non deve rappresentare un ritorno al passato, ma la proiezione in avanti della nostra storia e delle nostre tradizioni. Proporre innovazione tecnologica organizzativa e di prodotto, a patto che si voglia continuare ad essere protagonisti del buon gusto, del buono e del bello. Con l'ambizione di vestire a nuovo anche il nostro futuro. ☺
La globalizzazione definita come “fenomeno di crescita progressiva degli scambi e delle relazioni a livello mondiale” ha rivelato tutti i suoi lati oscuri nei conflitti per la supremazia economica. L’acca- parramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti ad ogni livello si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. In un mondo che ha subito l'appiattimento globale nei rapporti sociali ed economici è necessario più che mai difendere la stabilità politica che possa anche ridefinire le regole degli scambi economici e delle produzioni internazionali. Allo stato attuale il nostro Paese sembra aver seguito il percorso della economia virtuale dimenticando che ciò che sorregge davvero gli equilibri di uno “stato di benessere” generale è “l'economia reale”. Spina dorsale dell'economia reale insieme ai settori primari è da sempre la piccola e media impresa, ma pare sia stato in questi anni un concetto dimenticato. Nel regime monopolistico delle multinazionali si è giocoforza insinuato un sistema finanziario drogato ed oggi assistiamo ad una crisi economica perversa e contraddittoria. Ma credo che al punto in cui siamo, nella più completa vulnerabilità, arrenderci sarebbe mostruoso.
L'aumento generalizzato dei prezzi erode i consumi, così come spiazza le produzioni interne a vantaggio delle importazioni. Se vogliamo veramente tornare a crescere occorre innanzitutto ridurre gli ostacoli che ci poniamo da soli senza saperli trasformare in elementi di valorizzazione dei nostri prodotti, favorendone il consumo. Da noi, in Molise, una vera economia reale non è mai decollata, l'industria ha occupato spazi fin troppo esigui ed ora rischiamo continuamente di perdere ciò che, con fatica, si è avviato negli anni dell'espansione economica. Gli anni ottanta, in Italia, hanno rivalutato la piccola e media impresa, celebrando la logica del distretto. Poi è arrivata la new economy e da lì la materialità dei processi produttivi è stata considerata superata ed abbiamo assistito, sullo sfondo della globalizzazione, allo spostamento delle fasi produttive verso i paesi a minor costo del lavoro. Gli eventi più recenti stanno iniziando a scrivere una storia diversa. La Cina e l'India hanno iniziato ad elevare i propri standard di vita ed hanno determinato un forte aumento della domanda dei bisogni più elementari: dal grano al riso, dal rame al ferro al petrolio. Gli esperti concordano sul fatto che il costo del petrolio sarà sempre più alto con la conseguenza di un rincaro dei costi dei traffici commerciali. Sarà sempre meno conveniente andare a produrre in giro per il mondo, i processi produttivi verranno reinterpretati necessariamente in chiave di prossimità geografica. Il cooperativismo, ad esempio, si è dimostrato un efficiente meccanismo di distribuzione regionale di reddito. Ogni componente di una cooperativa desidera la crescita del patrimonio nel proprio contesto locale e nella regione in cui vive ed opera. Nello sviluppo della dimensione locale ritroviamo le nostre radici: familiari, economiche, culturali, esistenziali. Dove le cooperative riescono ad essere forti, si impedisce la formazione dei monopoli e si rafforzano il pluralismo e la democrazia economica.
Ma è necessario che le iniziative locali si inseriscano in una politica di interdipendenza con le altre realtà locali e regionali attraverso la costruzione di reti che possano interagire sul piano politico, economico e sociale. Il fine deve essere quello di attivare un potenziale capace di rispondere alle reali necessità della popolazione per essere finalmente libera, creativa e autonoma.
Il Molise ha senz'altro cominciato a capire di avere almeno nel settore agroalimentare qualità e gusto universalmente apprezzati. Ora più che mai, dobbiamo non solo far conoscere i nostri prodotti, ma acquisire capacità imprenditoriali forti e dinamiche affinché si conquistino fette di mercato significative. In questo percorso tante sinergie dovranno funzionare, sperando che la formazione universitaria possa innescare i famosi “meccanismi virtuosi” che gli Enti preposti dovranno, con forza, sostenere. Mi vengono in mente i territori liguri, che con i famosi “terrazzamenti” hanno utilizzato pendii impossibili da coltivare, seppur baciati da un clima favorevole. Invece provo rabbia passando per i nostri paesi quasi spopolati, con lunghe distese di terre incolte, dove si potrebbero sperimentare nuove colture, se solo si finanziassero progetti concreti, volti anche al ripopolamento oltre che ad un aspetto produttivo. Infine il cooperativismo può occupare oltre al settore agroalimentare, vari settori, a partire da quello abitativo, per andare alla prestazione di servizi urbani, sicurezza, asili nido, tempo libero e per finire alle cooperative di consumo. Un bel sogno in cui occorrono leader che sappiano motivare obiettivi, filosofia, valori e principi tesi ad una crescita auto-propulsiva.
I nostri grandi limiti sono rappresentati da un sistema viario assolutamente insufficiente, dal tema dell'energia, nonché dalla troppa burocrazia e complessità nelle istanze e nei rapporti comunitari. I vari settori del commercio devono essere caratterizzati da più trasparenza, reciprocità e innovazione. Occorrono politiche serie e di rottura rispetto a personalismi suicidi e deprimenti. Vogliamo politiche fatte di valori alti, protese alla soddisfazione morale oltre che materiale, dove il singolo riprovi la voglia di sostenere la politica in forza del suo mero obiettivo di studio ed efficienza collettiva. Il momento economico necessita di grandi volontà per evitare inutili naufragi.
Tuteliamo meglio i nostri interessi e impediamo alla nostra Regione di subire il carattere predatorio del mercato, attraverso regole precise protese alla salvaguardia ed allo sviluppo del territorio. Il mondo sta cambiando ancora e cambiano perciò le convenienze. Il concetto di prossimità spaziale e temporale, interpretato sia in termini locali che regionali, non deve rappresentare un ritorno al passato, ma la proiezione in avanti della nostra storia e delle nostre tradizioni. Proporre innovazione tecnologica organizzativa e di prodotto, a patto che si voglia continuare ad essere protagonisti del buon gusto, del buono e del bello. Con l'ambizione di vestire a nuovo anche il nostro futuro. ☺
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