in una bacinella
24 Febbraio 2010 Share

in una bacinella

A tutte le persone che temono di non farcela. La vita merita di essere vissuta e inventata giorno dopo giorno.

Ho 20 anni, un bambino di un anno e… come posso cominciare la mia storia… quando avevo due mesi, no? Mia madre m’ha lasciato, proprio m’ha lasciato, in una bacinella… nel suo appartamento, aveva un appartamentino in affitto e dopo tre giorni la nonna m’ha trovata. Ero… quasi morta… sì, m’ha trovata e mi ha portato all’ospedale, il dottore disse: “non possiamo fare niente per la bambina… è quasi morta… tre giorni… non mangia, piange sempre… non vive…noi ci proviamo… se vive, grazie a Dio!”. E dopo tre giorni mi sono svegliata. Da allora è cominciata la mia vita. Sono cresciuta senza madre e senza padre, sola con la nonna. In realtà non sapevo fosse mia nonna, la chiamavo mamma. Lavorava in un ristorante, no un ristorante… una cantina… diciamo… Caritas, ecco. Faceva da mangiare alle persone che non avevano da mangiare… magari non aveva la possibilità di darmi di più perché era sola, ma quello che mi serviva l’avevo sempre. Sono cresciuta un po’ sola, lei non aveva i soldi per pagare l’asilo e allora mi lasciava a casa e giocavo da sola. Per strada non uscivo perché tutti mi dicevano “bastarda”… nessuno giocava con me, avevo paura perché mi menavano sempre… io non avevo fratelli, non avevo i soldi come loro… non avevo dei vestiti belli, no? Cioè… proprio mi consideravano una zingara! (sorride)… ma ora voglio raccontarti come ho incontrato la prima volta mia madre. Stavo giocando dentro casa, non  ricordo bene, sono passati tanti anni. La nonna era in cucina, sento alla porta suonare qualcuno… corro ad aprire… era una bellissima signora… restò a guardarmi a lungo con le lacrime agli occhi “Mamma mia quanto sei cresciuta!”… era mia madre, dopo quattordici anni… cioè… io non sapevo che fosse mia madre. Ho gridato: “Nonna, guarda che c’è una signora che ti cerca!”. La nonna aveva un piatto in mano… quando vide mia madre impallidì… il piatto le scivolò dalle mani e rimase così… io stavo li a guardarle perché… non realizzavo perché… poi la nonna mi chiese di uscire un attimo… io ero curiosa… questa donna aveva… come un magnete… mi piacevano tanto i suoi capelli… proprio sentivo qualcosa, volevo parlare con lei ma non sapevo perché… ora lo so! Non so cosa provavo per lei… dopo quattordici anni scopri che hai una madre che ti ha lasciato… cioè… io capisco, era giovane… ma poteva lasciarmi davanti a una casa, che ne so, avrebbe potuto dire a qualcuno “guarda io non posso crescere questa bambina, portatela da qualche parte”, invece mi ha lasciata in una bacinella, proprio come un cane no… e se n’è andata via… proprio non mi voleva (piange)… ho scoperto che faceva la prostituta… ma ormai lei non c’è più… è morta in un incidente… eh… è passato! Io ringrazio mia nonna. Ringrazio innanzitutto Dio, perché ha aiutato mia nonna a crescermi e a darmi una buona educazione, credo… Non ho finito la scuola perché la vita mi ha fatto scappare dalla Romania per venire a lavorare, perché anche per la nonna era difficile vivere… qui in Italia ho conosciuto un ragazzo, e mi sono innamorata… per me era l’uomo più bello del mondo… ma dopo quattro mesi mi ha lasciato… dopo che gli ho detto che aspettavo un bambino… e niente… è sparito proprio, non sono mai più riuscita a rintracciarlo… ho capito che aveva paura della vita… e poi mi sono vista sola. Ho pensato “mamma mia che faccio!”… sono andata a lavorare così, incinta… poi ogni mese andavo ai controlli, mi hanno detto che avevo due gemelli ma il primo l’ho perso… perché non mangiavo tutto il giorno… perché andavo sempre al lavoro, perché non potevo fare piano… perché dovevo lavorare, no? Quando ho partorito sono rimasta senza casa perché non potevo lavorare e non avevo più soldi… sono uscita dall’ospedale con il bambino in braccio, praticamente non avevo nessuno, ero una madre senza niente! Ho dormito sotto un ponte con un bambino di pochi giorni in braccio… senza niente, senza l’aiuto di nessuno. Non lo so che avevo in mente, volevo morire… ma il bambino era sano, era bellissimo, la cosa più bella che fosse successa nella mia vita… cioè… l’unica cosa bella. Guardavo il bambino e dicevo “no, no, io devo crescere questo bambino, se io non ho avuto una bella vita, magari per lui… se non ha … ehm… se non ha il latte, se non ha il girello, ma magari ha l’amore mio che sono sua madre…”. Ringrazio Dio che mi ha dato l’opportunità di andare avanti… ho incontrato una signora che mi ha fatto dormire da lei, mi ha aiutato con i soldi, con la casa, mi ha dato una camera. E cosi sono andata avanti. Dopo una settimana ho portato mia nonna dalla Romania, così la nonna stava in casa con il bambino e io andavo a lavoro… eh lo so… è difficile… cerco di fare per il mio bambino quello che non potevo avere io… ero innamorata del mio bambino da quando era in pancia… mi guardavo la pancia e gli parlavo proprio… e lui faceva i movimenti, quelli strani… ti senti così bene quando si muove… volevo avere questo bambino!… E’ bellissimo guarda, vai a casa da lavoro stanca, cioè, pensi vado a casa mi metto a letto e dormo, ma non è così… vai a casa e ancora due ore a giocare col tuo bambino… cioè quando lo vedi… fa pure quelle cose che… fanno ridere… se non le fa ti manca… pure quando sto a lavoro, mamma mia voglio tornare a casa… (ride). Non lo so neanch’io da dove mi viene questa forza… mi metto sempre in ginocchio e prego Dio… ma questa forza viene pure dal bambino… quando vedi il tuo bambino che ti ride, che ti dice mamma, che ti chiede la pappa o che ne so, quando lo cambi, quando gli fai il bagnetto, cioè, proprio ti scordi di tutti i problemi… è meraviglioso guarda, non ci sono le parole quando vedi che è proprio il tuo bambino, la tua creatura… è questa la cosa che ti fa andare avanti… ☺

morenavaccaro2@virgilio.it

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