Secondo alcuni studiosi l’innega- bile fascino del mito risiederebbe nella capacità che esso possiede di rievocare in noi lo stupore che i nostri progenitori percepirono di fronte al sorgere di sentimenti e sensazioni che, proprio perché mai prima vissuti, dovevano essere rielaborati e spiegati per essere padroneggiati. Affinché ogni cosa fosse quella che era, ma anche qualche cosa d’altro e i personaggi, più che narrati divenissero vissuti.
Così è per Ifigenia, la giovane figlia di Agamennone e Clitennestra, succube ad un tempo del dolore disperato del padre e della intransigente volontà di una dea.
Soffia forte il vento in Aulide recando con sé indecifrabili parole di dea.
Mille navi armate, coi loro centomila guerrieri, sono pronte a partire per la Troade, raccolte intorno alla città di Aulide, in una stretta lingua di mare che divide la Grecia dall’isola Eubea. Sono lì, ferme, aspettando un ordine del re Agamennone.
Ma soffia forte il vento, sul mare e sulla terra, recando con sé oscure parole di dea: – Solo quando Agamennone avrà offerto a me sua figlia, solo quando l’avrà sacrificata sul mio altare, solo quando avrà ucciso in mio onore la sua primogenita, allora io gli perdonerò! Allora e non prima, le navi potranno salpare.
Impossibile ai marinai alzare le vele; impossibile ai soldati avere risposte dai loro capitani. E allora Agamennone interpella l’indovino Calcante, che spiega così la causa di tale sconvolgimento della natura: è Artemide, la dea della caccia, che intende ostacolare la partenza delle navi greche alla volta di Troia. Lo fa per vendicarsi dell’affronto subito da parte del re di Micene, che ha osato vantarsi un giorno, durante una caccia, di essere più abile della stessa dea. Guai per un mortale competere con le divinità dell’Olimpo! Ciò autorizza la dea a chiedere il sacrificio della vergine Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra.
Molti miti greci riferiscono del sacrificio di vergini, celebrato soprattutto all’inizio di una guerra come giustificazione rituale delle uccisioni che sarebbero seguite.
Lo stravolgimento delle più sacre consuetudini affettive e sociali, l’annul- lamento del valore del legame tra padri e figli, è ampiamente giustificato dall’obbe- dienza alla ragion di Stato. Il sacrificio diventa nel mito un atto simbolico di rinuncia oltre che atto di riconciliazione con la divinità: una sofferenza offerta agli dei poiché nulla appartiene realmente all’uomo, neanche gli affetti più cari gli sono concessi di possedere in eterno. L’uomo greco è chiamato ad una rinuncia dolorosa, che deve accettare e comprendere affinché il suo sacrificio possa apparire una decisione consapevole per instaurare un rapporto corretto col divino.
Agamennone, pur assalito dal dubbio, si fa forza e accetta di sacrificare ciò che più ama: quello che per lui è scelta tragica e irreversibile, per la divinità diventa occasione per punire l’orgoglio di un re. Come padre Agamennone è perdente di fronte al volere degli dei, come condottiero è obbligato a non sottrarsi ai suoi doveri; tradirebbe la fiducia di quanti lo hanno designato generale dei generali, il più saggio, il più forte, il più coraggioso degli Achei.
Ma ad una madre è impossibile chiedere di accettare la morte della figlia. Perciò Ifigenia viene chiamata in Aulide con la falsa promessa di andare sposa ad Achille.
Nel bosco sacro ad Artemide si riuniscono in silenzio i guerrieri. Calcante incorona la testa bionda della fanciulla e Achille bagna con acqua sacra l’altare. Ma i presenti hanno il capo chino e gli occhi fissi a terra, il padre è afflitto e i sacerdoti nascondono la spada.
– Dea della luna, Artemide cacciatrice, accetta in dono questa giovine e concedi la vittoria agli Achei!
Sta per calare il colpo sul capo di Ifigenia quando un grido altissimo echeggia nella valle e tutti sollevano la testa: dall’altare la principessa è sparita. Al suo posto una cerva bianca, snella e bellissima, aspetta quietamente di essere sacrificata.
– La dea non ha voluto che Ifigenia morisse! L’ha portata via con sé e non è più in collera con noi.
Cadono i venti contrari e i marinai spingono le navi in mare. ☺
annama.mastropietro@tiscali.it
Secondo alcuni studiosi l’innega- bile fascino del mito risiederebbe nella capacità che esso possiede di rievocare in noi lo stupore che i nostri progenitori percepirono di fronte al sorgere di sentimenti e sensazioni che, proprio perché mai prima vissuti, dovevano essere rielaborati e spiegati per essere padroneggiati. Affinché ogni cosa fosse quella che era, ma anche qualche cosa d’altro e i personaggi, più che narrati divenissero vissuti.
Così è per Ifigenia, la giovane figlia di Agamennone e Clitennestra, succube ad un tempo del dolore disperato del padre e della intransigente volontà di una dea.
Soffia forte il vento in Aulide recando con sé indecifrabili parole di dea.
Mille navi armate, coi loro centomila guerrieri, sono pronte a partire per la Troade, raccolte intorno alla città di Aulide, in una stretta lingua di mare che divide la Grecia dall’isola Eubea. Sono lì, ferme, aspettando un ordine del re Agamennone.
Ma soffia forte il vento, sul mare e sulla terra, recando con sé oscure parole di dea: – Solo quando Agamennone avrà offerto a me sua figlia, solo quando l’avrà sacrificata sul mio altare, solo quando avrà ucciso in mio onore la sua primogenita, allora io gli perdonerò! Allora e non prima, le navi potranno salpare.
Impossibile ai marinai alzare le vele; impossibile ai soldati avere risposte dai loro capitani. E allora Agamennone interpella l’indovino Calcante, che spiega così la causa di tale sconvolgimento della natura: è Artemide, la dea della caccia, che intende ostacolare la partenza delle navi greche alla volta di Troia. Lo fa per vendicarsi dell’affronto subito da parte del re di Micene, che ha osato vantarsi un giorno, durante una caccia, di essere più abile della stessa dea. Guai per un mortale competere con le divinità dell’Olimpo! Ciò autorizza la dea a chiedere il sacrificio della vergine Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra.
Molti miti greci riferiscono del sacrificio di vergini, celebrato soprattutto all’inizio di una guerra come giustificazione rituale delle uccisioni che sarebbero seguite.
Lo stravolgimento delle più sacre consuetudini affettive e sociali, l’annul- lamento del valore del legame tra padri e figli, è ampiamente giustificato dall’obbe- dienza alla ragion di Stato. Il sacrificio diventa nel mito un atto simbolico di rinuncia oltre che atto di riconciliazione con la divinità: una sofferenza offerta agli dei poiché nulla appartiene realmente all’uomo, neanche gli affetti più cari gli sono concessi di possedere in eterno. L’uomo greco è chiamato ad una rinuncia dolorosa, che deve accettare e comprendere affinché il suo sacrificio possa apparire una decisione consapevole per instaurare un rapporto corretto col divino.
Agamennone, pur assalito dal dubbio, si fa forza e accetta di sacrificare ciò che più ama: quello che per lui è scelta tragica e irreversibile, per la divinità diventa occasione per punire l’orgoglio di un re. Come padre Agamennone è perdente di fronte al volere degli dei, come condottiero è obbligato a non sottrarsi ai suoi doveri; tradirebbe la fiducia di quanti lo hanno designato generale dei generali, il più saggio, il più forte, il più coraggioso degli Achei.
Ma ad una madre è impossibile chiedere di accettare la morte della figlia. Perciò Ifigenia viene chiamata in Aulide con la falsa promessa di andare sposa ad Achille.
Nel bosco sacro ad Artemide si riuniscono in silenzio i guerrieri. Calcante incorona la testa bionda della fanciulla e Achille bagna con acqua sacra l’altare. Ma i presenti hanno il capo chino e gli occhi fissi a terra, il padre è afflitto e i sacerdoti nascondono la spada.
– Dea della luna, Artemide cacciatrice, accetta in dono questa giovine e concedi la vittoria agli Achei!
Sta per calare il colpo sul capo di Ifigenia quando un grido altissimo echeggia nella valle e tutti sollevano la testa: dall’altare la principessa è sparita. Al suo posto una cerva bianca, snella e bellissima, aspetta quietamente di essere sacrificata.
– La dea non ha voluto che Ifigenia morisse! L’ha portata via con sé e non è più in collera con noi.
Cadono i venti contrari e i marinai spingono le navi in mare. ☺
Secondo alcuni studiosi l’innega- bile fascino del mito risiederebbe nella capacità che esso possiede di rievocare in noi lo stupore che i nostri progenitori percepirono di fronte al sorgere di sentimenti e sensazioni che, proprio perché mai prima vissuti, dovevano essere rielaborati e spiegati per essere padroneggiati. Affinché ogni cosa fosse quella che era, ma anche qualche cosa d’altro e i personaggi, più che narrati divenissero vissuti.
Così è per Ifigenia, la giovane figlia di Agamennone e Clitennestra, succube ad un tempo del dolore disperato del padre e della intransigente volontà di una dea.
Soffia forte il vento in Aulide recando con sé indecifrabili parole di dea.
Mille navi armate, coi loro centomila guerrieri, sono pronte a partire per la Troade, raccolte intorno alla città di Aulide, in una stretta lingua di mare che divide la Grecia dall’isola Eubea. Sono lì, ferme, aspettando un ordine del re Agamennone.
Ma soffia forte il vento, sul mare e sulla terra, recando con sé oscure parole di dea: – Solo quando Agamennone avrà offerto a me sua figlia, solo quando l’avrà sacrificata sul mio altare, solo quando avrà ucciso in mio onore la sua primogenita, allora io gli perdonerò! Allora e non prima, le navi potranno salpare.
Impossibile ai marinai alzare le vele; impossibile ai soldati avere risposte dai loro capitani. E allora Agamennone interpella l’indovino Calcante, che spiega così la causa di tale sconvolgimento della natura: è Artemide, la dea della caccia, che intende ostacolare la partenza delle navi greche alla volta di Troia. Lo fa per vendicarsi dell’affronto subito da parte del re di Micene, che ha osato vantarsi un giorno, durante una caccia, di essere più abile della stessa dea. Guai per un mortale competere con le divinità dell’Olimpo! Ciò autorizza la dea a chiedere il sacrificio della vergine Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra.
Molti miti greci riferiscono del sacrificio di vergini, celebrato soprattutto all’inizio di una guerra come giustificazione rituale delle uccisioni che sarebbero seguite.
Lo stravolgimento delle più sacre consuetudini affettive e sociali, l’annul- lamento del valore del legame tra padri e figli, è ampiamente giustificato dall’obbe- dienza alla ragion di Stato. Il sacrificio diventa nel mito un atto simbolico di rinuncia oltre che atto di riconciliazione con la divinità: una sofferenza offerta agli dei poiché nulla appartiene realmente all’uomo, neanche gli affetti più cari gli sono concessi di possedere in eterno. L’uomo greco è chiamato ad una rinuncia dolorosa, che deve accettare e comprendere affinché il suo sacrificio possa apparire una decisione consapevole per instaurare un rapporto corretto col divino.
Agamennone, pur assalito dal dubbio, si fa forza e accetta di sacrificare ciò che più ama: quello che per lui è scelta tragica e irreversibile, per la divinità diventa occasione per punire l’orgoglio di un re. Come padre Agamennone è perdente di fronte al volere degli dei, come condottiero è obbligato a non sottrarsi ai suoi doveri; tradirebbe la fiducia di quanti lo hanno designato generale dei generali, il più saggio, il più forte, il più coraggioso degli Achei.
Ma ad una madre è impossibile chiedere di accettare la morte della figlia. Perciò Ifigenia viene chiamata in Aulide con la falsa promessa di andare sposa ad Achille.
Nel bosco sacro ad Artemide si riuniscono in silenzio i guerrieri. Calcante incorona la testa bionda della fanciulla e Achille bagna con acqua sacra l’altare. Ma i presenti hanno il capo chino e gli occhi fissi a terra, il padre è afflitto e i sacerdoti nascondono la spada.
– Dea della luna, Artemide cacciatrice, accetta in dono questa giovine e concedi la vittoria agli Achei!
Sta per calare il colpo sul capo di Ifigenia quando un grido altissimo echeggia nella valle e tutti sollevano la testa: dall’altare la principessa è sparita. Al suo posto una cerva bianca, snella e bellissima, aspetta quietamente di essere sacrificata.
– La dea non ha voluto che Ifigenia morisse! L’ha portata via con sé e non è più in collera con noi.
Cadono i venti contrari e i marinai spingono le navi in mare. ☺
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.