Bernini si accommiata dalla vita
10 Settembre 2022
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Bernini si accommiata dalla vita

Il volto del Salvatore del Bernini è il volto dell’uomo della Sindone: sovrapponendoli, la fotografa Daniela Sarra scopre che le due immagini collimano perfettamente. Bernini si è ispirato per la sua ultima scultura alla Sindone, quasi preparazione a ben morire. L’affascinante scoperta è stata presentata al pubblico il 25 gennaio 2019 a Roma: per realizzare la sua ultima opera, il busto di Cristo, il Bernini si è ispirato alla Sindone, a quell’epoca già conservata a Torino.

La fotografa Daniela Sarra, durante l’esposizione della sua mostra fotografica “Fratello Sole – Sorella Luna” nella basilica di San Sebastiano fuori le Mura a Roma, aveva notato una sorprendente somiglianza con il viso bellissimo del Salvatore del Bernini, ivi conservato ed esposto dopo essere stato ritrovato nel 2001 dall’architetto Francesco Petrucci. Un’ indagine fotografica dell’artista riscontra affinità tra il volto della Sindone e il volto del Salvatore di Bernini. Cercando punti di affinità fra le due immagini, sovrappose un negativo trasparente del volto sindonico sul volto della statua del Bernini. Si è trovata di fronte ad una sorpresa straordinaria: le due immagini collimavano quasi perfettamente.

Tale coincidenza non si poteva ignorare. Non sappiamo come Bernini fu portato a ritrarre il Salvatore nei lineamenti dell’antico lenzuolo, che è considerato, da sempre, la più sacra delle reliquie della cristianità. Dalla ricerca biennale, che la Sarra ha compiuto sulle biografie, documenti, bozzetti dello scultore, è emersa una forte sensibilità  dell’artista, al quale non poteva sfuggire il fascino della Sindone in un periodo in cui diffusa era l’ispirazione a riprodurre il Santo Volto.

Genesi  dell’opera

Due grandi personaggi concorsero alla genesi del busto del Salvatore: la regina Cristina di Svezia e il re di Francia Luigi XIV. La regina, confidente del Bernini, era devota alla Sindone e a lei l’artista lasciò l’opera nel suo testamento. Quando il re di Francia Luigi XIV chiese e ottenne che Bernini andasse a Parigi per il progetto del Louvre, nel 1665, il grande scultore si fermò a Torino, accolto con onori grandissimi, e visitò la Cappella della Sindone in fase di costruzione.

A Parigi scolpì anche il busto del re, che suscitò immenso clamore. Centinaia di persone lo andarono a vedere. Nell’arco della sua febbrile carriera, Bernini aveva ritratto nel marmo e nel metallo papi, re, cardinali, nobili, tutti i grandi del suo tempo, ma solo alla fine il suo Signore, il Figlio di Dio, il Salvatore. Non stupisce che abbia avuto l’idea di usare la sua insuperabile arte, partendo dal volto della Sindone, per fare il ritratto del Re dei Re. Nel 1679 il Bernini, ottuagenario e concentrato sull’arte del ben morire, scolpì finalmente la sua ultima opera, senza nessuna commissione e a sue spese: “per la sua buona morte”, diceva. In esso, secondo il figlio Domenico, egli “compendiò e restrinse tutta la sua arte”.

Bellezza, via all’Assoluto

L’Uomo dei Dolori (Isaia 53, 3-8), l’Uomo della Sindone, che si è caricato delle nostre sofferenze e si è addossato i nostri dolori per salvarci, per l’arte geniale del Bernini risorge nella gloria, con i suoi lineamenti, ma trasfigurato nel Più Bello dei Figli d’ Uomo (Salmo 44), il “bel pastore” (Giovanni 10, 14), kalòs, cioè agathos: buono. Il Risorto, il Salvatore, punto focale di tutta quella bellezza, che salva il mondo.

Il Bernini, che “restrinse in quest’opera tutta la sua arte” (Filippo Baldinucci, Vita di Gianlorenzo Bernini), seppe dare alla statua un’incredibile molteplicità di espressioni, che la fotografa ha saputo cogliere in modo suggestivo, aumentando il fascino di questo capolavoro.☺

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