Pizzo di stato
Tante volte sulle pagine di questo giornale abbiamo scritto, e in molti, per parlare di accoglienza e migrazioni. Abbiamo pianto infinite volte i morti per naufragio, siamo scesi in piazza ripetutamente per gridare che nessuno è clandestino o lo siamo tutti, ci siamo indignati per la disumanità razzista che sembra dilagare ovunque.
Chi è impegnato nei vari meccanismi di accoglienza, come pure tutti coloro che cercano di smontare le menzogne razziste, sa che la questione migranti è stata sottovalutata nei numeri e nell’inevitabilità, mai affrontata con onestà di pensiero e serietà di intenti da nessun governo, di qualunque orientamento (ricordate Minniti?). Ma finora non si era mai arrivati così in basso: l’ultima perfida trovata di questo governo malvagio, il pizzo di stato di 5.000 euro che ogni richiedente asilo dovrà versare per evitare di finire nei CPR, rasenta l’incredibile nella sua stupida crudeltà.
Si resta davvero senza parole davanti alla perversione mentale che spinge i membri del governo Meloni, senza vergogna alcuna, a pensare di poter estorcere una somma così alta (moltissimi italiani, forse loro non lo sanno perché vivono una realtà parallela, avrebbero grosse difficoltà a mettere insieme quella cifra) a persone in condizioni di miseria assoluta, traumatizzate da orrori che fatichiamo persino ad immaginare, già ricattate dagli scafisti e private di tutto durante un viaggio da incubo.
A parte i fortissimi dubbi sulla legittimità giuridica di un decreto del genere, colpisce il fatto che l’unica risposta dei nostri “governanti” al tema delle migrazioni, non potendo per ovvi motivi realizzare i loro deliri sul blocco navale in difesa dei sacri confini patri, siano il ricatto economico o la galera, perché sappiamo bene cosa siano i vari CAS, CPR, ecc.
E fa paura questa militarizzazione del problema, con l’affidamento all’esercito delle funzioni di gestione dei futuri lager. D’altronde assistiamo già a continue ingerenze nelle scuole, e a tentativi nemmeno più tanto velati di entrarvi per portare una cultura bellica e violenta nei luoghi che finora, pur con tutte le difficoltà ben note a chi vi lavora, hanno formato i giovani alla pace, allo studio della Costituzione e della Resistenza.
Nei giorni in cui aspettiamo con trepidazione la sentenza contro Mimmo Lucano, viene alla mente il suo paese piccolo e spopolato, rinato grazie a quel sistema integrato di accoglienza che ha fatto scuola in tutto il mondo. Quel sistema che aveva la colpa di sottrarre i migranti a sfruttatori e caporali per ridare loro la dignità di uomini e donne inseriti in un tessuto sociale che ha saputo aprire loro le braccia; che smentiva tutte le infamità razziste che popolano tante teste vuote, che sbugiardava l’esistenza stessa di un’emergenza ingestibile di arrivi, e delle tanto strombazzate invasioni.
Ora, di fronte ai numeri altissimi degli arrivi dell’ultimo me- se, cosa poteva rispondere un Paese, che per decenni ha rifiutato di mettersi a lavorare con i tanti gruppi e associazioni che si occupano di accoglienza, per programmare migliaia di Sistemi Riace in tutta Italia, unica risposta seria a chi vuole un campo di concentramento per migranti in ogni regione? Poteva solo tirar fuori il peggio che l’ignoranza e la cattiveria siano in grado di elaborare, e lo ha puntualmente fatto.
Il nostro Presidente di Regione ha biascicato qualcosa sulle famiglie come unico nucleo che sarebbe possibile portare in Molise, ma si è guardato bene dal pronunciare le frasi chiare del Presidente della Toscana, “Mai nella nostra regione”. Eppure in Molise abbiamo tante esperienze positive di buone pratiche di accoglienza: piccoli numeri in centri piccoli, accettati senza grosse difficoltà, inseriti a scuola e poi nel lavoro. Non sarebbe difficile mettere a sistema queste esperienze e progettare di estenderle a tutti i comuni della nostra regione.
Basterebbe volerlo, e voler vedere che l’invasione e la sostituzione etnica esistono soltanto nelle confuse esternazioni di tanti ministri; basterebbe rendersi conto che invece di fare la voce grossa con gli indifesi occorre essere autorevoli e decisi con i tanti governi europei che credono ancora che il fenomeno (inarrestabile) delle migrazioni non li riguardi, ed esigere un’azione unita e collettiva dell’ Europa.
Nessuno si salva da solo, lo sappiamo bene; e per questo è ora di tornare nelle piazze per gridare che no, il CPR in Molise (o altrove) noi non lo vogliamo; che è possibile immaginare e gestire un’accoglienza umana, disseminata nei tanti paesini che stanno morendo e che potrebbero rinascere come nuova comunità, riportando vita e occasioni nuove di lavoro; che di muri e fili spinati e fucili spianati in faccia ad esseri umani inermi ne abbiamo già visti anche troppi, nel secolo scorso e in questo.
Solo una cosa non dobbiamo fare: lasciare che in Molise, e in Italia, cali il silenzio sulla vergogna del decreto Cutro e degli altri decreti razzisti. Il silenzio è sempre complicità, e uccide. È indifferenza, e noi come Gramsci odiamo gli indifferenti.☺
“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri” ( don Lorenzo Milani)
