Medaglioni
10 Febbraio 2024
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Medaglioni

Può capitare di ritrovarsi tra le mani vecchie foto. Può capitare di cercarle quando appartengono a persone che ci hanno molto amato, in una sorta di viaggio autobiografico che riconduce alla ricerca della propria identità. Il dettaglio, talvolta più dell’intera foto, ci richiama ricordi, ci fa scoprire analogie e riconoscere segni dell’oggi, sembra rivelarci ora quello che ieri non si era mai manifestato.
E può accadere che ci appaia dettato da spontaneità e civetteria ciò che allora, orizzonte racchiuso da confini certi, abitato da età diverse ma tutte in sintonia tra loro per pronunciare parole memorabili, era trasgressivo: occhi ridenti di una luce maliziosa, aspetto disinvolto e sguardo audace, ironico, fermo e prolungato, quasi di sfida nei confronti del mondo. E quel gesto un po’ infantile e stravagante di coprirsi il volto, come chi voglia giocare a nascondino, a dire che la vita può meritare uno sguardo leggero, dubitativo, quasi irriverente?
Oppure ci rivediamo nelle grandi occasioni: pettinati con scrupolo, volto serio e abbigliamento rigorosamente da cerimonia, postura raccolta e controllata.
Ma perché quello sguardo distratto e sognante? Forse una giovinezza “domata”, obbediente, imprigionata dalla buona educazione o un’inquietudine triste, una malinconia dolorosa, un’esigenza di evasione? O l’una e l’altra insieme?
Il confronto con immagini odierne, più volatili e immediate, consolida il valore della storia che i volti rivelano. La loro immobilità ci contagia ancora.

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