Clima e intelligenza artificiale
10 Ottobre 2024
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Clima e intelligenza artificiale

discussioni odierne sono la crisi climatica e l’intelligenza artificiale (IA). Entrambi per certi versi affascinanti se si considerano gli sviluppi e le trasformazioni sociali che saranno capaci di produrre, ma allo stesso tempo interconnessi e potenzialmente pericolosi. Entrambi rappresentano sfide globali di proporzioni senza precedenti, con implicazioni che potrebbero determinare il destino dell’umanità. Una medaglia con facce distinte ed opposte.
Da un lato, la prospettiva di un futuro a dir poco idilliaco con fonti energetiche rinnovabili dominanti, sorrette da reti intelligenti, edifici multifunzionali ad emissione zero con pareti e tetti verdi, trasporti pubblici efficienti e mobilità condivisa di car-sharing in strade verdi, comunità resilienti sorrette da forte appartenenza ma aperte alla collaborazione e alla partecipazione attiva per la gestione e la pianificazione delle risorse locali. Dall’altro lato, le preoccupazioni per una crisi climatica che minaccia di alterare irreversibilmente gli ecosistemi del pianeta, causando eventi meteorologici estremi, e con l’IA che, se non adeguatamente regolamentata, potrebbe sfuggire al controllo umano, portando scenari distopici di sorveglianza di massa, disoccupazione tecnologica e decisioni autonome potenzialmente dannose.
Senza dimenticare lo scenario positivo che dovrebbe essere l’obiettivo globale, non si può non tener conto delle problematiche, al momento, non affrontate con il giusto piglio, sia per quanto riguarda la crisi climatica che l’IA. Se da una parte si registra una troppo lenta transizione energetica, dovuta soprattutto ai diversi interessi locali e alle troppe divergenze politiche mondiali, dall’altra la concentrazione del potere in mano a poche persone potrebbe portare ad implicazioni per la democrazia e per la giustizia sociale.
La gestione centralizzata dell’IA potrebbe portare a una mancanza di trasparenza, di responsabilità ed anche alla costruzione di software non condivisi, ma indirizzati da aspirazioni soggettive; a decisioni oscure e difficili da contestare, rendendo problematico per il pubblico capirle e controllarle. Inoltre un mancato controllo dell’Intelligenza Artificiale potrebbe aumentare il rischio di iniziative a favore di settori specifici favorendo privilegi e lobby, magari incentivando sistemi di controllo di massa che potrebbero sfociare in vere e proprie ingerenze nella privacy delle persone, ma anche riducendone la capacità contrattuale ed aumentando la disoccupazione tecnologica, con la conseguenza di amplificare a dismisura le disuguaglianze economiche sociali.
Quindi se per la crisi climatica è necessario che ci sia sinergia e condivisione globale degli obiettivi, partendo dalla riduzione dei gas serra e dall’implementazione delle energie alternative, con una progettazione di modelli di vita indirizzati a One health, per l’Intelligenza Artificiale sarà importante che sia prevista una governance allargata ed inclusiva, che possa coinvolgere la più ampia rappresentanza della popolazione, affinché le scelte di indirizzo progettuale siano concepite e rivolte in modo etico e responsabile verso la società tutta.
È indispensabile che il potenziamento della normativa per la legislazione specifica dell’IA, per una garanzia di trasparenza ed equità sociale, sia elaborato da équipe di esperti del settore, ma anche da illustri giuristi nonché da rappresentanti della società civile, al fine di elaborare, con consapevolezza e professionalità, le regole che garantiscano le aspettative e le esigenze di tutti. A questo proposito non è da trascurare la parte formativa degli attori e quindi tutta una programmazione rivolta, oltre ad incentivare la formazione scolastica/universitaria, a sviluppare percorsi che comprendano la specializzazione di linguaggi di programmazione, di studi di algoritmi per macchine industriali, di partecipazioni a progetti e stage per un aggiornamento continuo. Insomma un viatico complesso per le due facce della medaglia che non prevede tentennamenti, ma idee progettuali e operative concrete.
Purtroppo in Italia, più che altrove, parliamo da decenni sempre delle stesse cose – immigrazione, riforma della giustizia, riforma costituzionale, riforma elettorale – ed intanto il mondo cambia intorno a noi. Il Bel Paese si specchia e si vanta delle sue peculiarità, ormai in decadenza perché mal valorizzate, e mentre l’IA, nella versione più ottimistica, si appresta a cambiare il mondo, come in occasione dell’introduzione dell’energia elettrica: in Italia si istituisce la Commissione degli Algoritmi che sin dalla sua nascita ha evidenziato il ruolo politico producendo immediate dimissioni del presidente Amato e riconoscendo come obiettivo principale la regolamentazione dell’IA nel settore dell’ informazione e dell’editoria.
Non da meno succede riguardo alla crisi climatica. In Italia si dibatte se il mese attuale è più caldo di quello dell’anno precedente o se lo scioglimento del ghiacciaio dell’Adamello rientri nei cicli storici, mentre da altre parti del mondo si programmano piani industriali che peraltro hanno necessità di cospicui finanziamenti privati e pubblici. In Italia si perde tempo ad autolegittimarsi, a dare linfa al potere dominante, ma la responsabilità non è solo della classe dirigente provinciale ed egoista, ma di tutti noi.
È vero che le tematiche in gioco sono a volte difficili e specialistiche, ma invece di dar spazio alle priorità imposte dell’ informazione mediatica, dovremmo sforzarci di sollecitare il nostro senso di curiosità per riacquistare il potere della libertà di decidere e di incidere.☺

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