David Grossman messaggero di pace
L’incontro con lo scrittore israeliano David Grossman che si è tenuto presso il Teatro Savoia di Campobasso il 6 aprile è stato l’atto finale della nona edizione della rassegna culturale ‘Poietika’. Il tema del viaggio ha fatto da filo conduttore a tutti gli eventi. È stato un ritratto a tutto tondo quello che è emerso dal dialogo tra lo scrittore e Adriano Monti Buzzetti, della Redazione Cultura del tg2.
Grossman ha cominciato con il rievocare le prime letture sperimentate da bambino grazie al padre bibliotecario e l’intuizione precoce che la letteratura sia il modo migliore, insieme alla musica, per scandagliare le emozioni umane. A proposito del suo lavoro di scrittore, ha spiegato quanto sia importante essere flessibili con le storie che si raccontano, non diventarne schiavi, ma cercare sempre nuove sfumature e sfaccettature; “cerco uno scorrere fresco di umanità”, le sue parole. Nello scrivere e riscrivere le numerose versioni di un romanzo l’autore è pertanto come un “artigiano che lavora il legno”. È la musicalità di un capitolo finalmente raggiunta che pone fine alle numerose riscritture.
Non poteva certo mancare la bruciante attualità. Grossman ha esposto le sue idee con pacatezza, ma con determinazione. L’unica opzione possibile è quella di due Stati separati per due popoli. Il governo di Israele, ha detto, ha commesso terribili errori opprimendo e umiliando un popolo, l’occupazione ha portato solo distruzione, ma, ha precisato, vanno considerati tutti gli aspetti del conflitto, non possiamo accusare solo Israele, non siamo gli unici colpevoli. Eppure, ha aggiunto, credo nella pace fra i due popoli, “una casa non può essere una fortezza”, bisogna “fare spazio nel cuore per il dolore del nemico”, imparare a guardare il mondo con i suoi occhi e usare meno la spada e più l’empatia. E soprattutto, ha aggiunto, bisogna guardare al futuro, la pace è difficile anche per gli eventi del passato, non possiamo più perdere figli. Quest’ultima frase ha gelato l’uditorio, il pensiero è andato alla morte del figlio ventenne di Grossman, militare di leva colpito da un missile anticarro nel 2006.
Lo scrittore ha più volte fatto riferimento al 7 ottobre 2023, una data, ha detto, che spinge tutti ad articolare nuovi modi per raggiungere la pace e che ha portato il popolo di Israele a riflettere sul concetto di libertà.
Non poteva mancare una domanda sulla spiritualità. Grossman ha detto di non essere credente, eppure la lettura della Bibbia è stata e continua ad essere un’avventura spirituale che lo ha cambiato profondamente.
L’incontro è terminato con l’invito rivolto dallo scrittore ai presenti: se non riusciamo a cambiare il mondo facciamo almeno in modo che il mondo non cambi noi.☺
