La povertà avanza cambiando
Si discute sulle povertà. I dati ISTAT del 2024, a confronto con quelli del 2023, non mutano significativamente. La povertà assoluta colpisce l’8,4% (2,2 milioni) delle famiglie e il 9,8% (5,74 milioni) di individui contro, rispettivamente, il 9,8 e il 9,7%. È aumentata nelle Isole dall’11,9 al 13,4% e nelle famiglie con persona di riferimento sotto i 65 anni dal 4,7 al 6,4%. La povertà assoluta, aggiornata ogni anno tenendo conto del tasso di inflazione, è aumentata dell’1% circa nel 2024. La stima è effettuata dall’ISTAT su un campione di famiglie confrontando il valore della loro spesa per consumi con tipologie di povertà legate al tipo di famiglia e alla residenza (regione e ampiezza del comune) per cui, se la spesa corrente resta ferma e le tipologie di povertà crescono per l’inflazione, ciò fa sì che molte famiglie dovrebbero scendere al di sotto della soglia di povertà, incrementandone il peso. Il PIL è leggermente salito nel 2024 dello 0,7 contro l’1% del 2023. È cresciuto il tasso di occupazione con reverberi positivi sui redditi familiari. I dati ISTAT sulla spesa mostrano che nel 2024 la spesa per acquisti di beni alimentari e bevande di circa un terzo delle famiglie è rimasta quasi uguale: 31,5 nel 2023 contro 31,1% nel 2024. Si è in presenza di una ‘tremolante’ stabilità. La povertà scende con l’età e il livello di istruzione ma sale nelle famiglie con almeno uno straniero e ancor più viventi in affitto (22,1%) o con persona di riferimento in cerca di occupazione (21,3%). È più alta nel Mezzogiorno anche se la differenza con le regioni settentrionali, stante le soglie differenziate per il maggiore costo della vita, non è elevata. La povertà assoluta al Nord è attestata all’8,8%, nel Mezzogiorno al 12,5% e nel Centro al 7,6%.
La povertà relativa (la soglia non è definita con riferimento a un paniere minimo essenziale di consumi, ma in funzione della spesa media pro-capite) risulta stabile nel 2024. Sale lievemente la povertà individuale: dal 14,5 al 14,9% e quella dei residenti nelle Isole dal 22,5 al 24,9%. Cresce la povertà delle coppie senza figli con persona di riferimento con meno di 65 anni (dal 5,6 al 7%), delle famiglie residenti in comuni fino a 50mila abitanti non periferici delle aree metropolitane (dal 17,3 al 22,2%).
Alcune annotazioni sui cambiamenti della povertà assoluta risultanti dal confronto dei dati 2024 e 2014, confrontabili. Le persone in povertà assoluta sono aumentate di circa un milione e mezzo: da 4,1 a 5,7%. Le famiglie povere sono passate da 1 milione e 55mila a 2milioni e 22 mila. È più pesante nel Mezzogiorno. La povertà è, però, aumentata ovunque e con più pesantezza nel Nord Italia. Ha colpito in dieci anni quasi un milione di persone, il doppio rispetto al Mezzogiorno. Incide, sulla pesantezza della povertà, l’età. Va, però, detto che la presenza di meno giovani e più anziani, rispetto al 2014, ne ha reso simile l’aumento. Esso ha colpito in modo più forte le famiglie numerose. Vi incidono la migliore condizione degli anziani e gli alti tassi di povertà nelle famiglie straniere. Ha peso la povertà assoluta nelle famiglie composte da soli stranieri. È passata dal 25,2 a 35,2% mentre quella delle famiglie di soli italiani dal 4,8 a 6,2% che, pur significativa, è ben inferiore rispetto a quella delle famiglie straniere. Gli stranieri sono il 9% dei residenti in Italia e il 31% dei poveri assoluti.
I dati mostrano, comparati con quelli del 2014, condizioni di povertà attestate su livelli ancora alti e un peggioramento soprattutto delle condizioni delle famiglie residenti nel Nord-Italia e di quelle composte da stranieri. Si deve, poi, annotare che sono dati che documentano la povertà rilevabile e quantitativa. Mancano i dati della cosiddetta ‘povertà nascosta’ o ‘vergognosa’ non quantificabile ma visibile e la qualità delle tante e diverse povertà.☺
