Un modo gentile…
Non mi piacciono i luoghi affollati. Non mi piace il brusio confuso delle voci che si accavallano senza ascoltarsi, i corpi che si spingono per un centimetro di spazio in più, l’odore acre del sudore mescolato al profumo troppo dolce di chi cerca di coprirlo. Non sopporto la maleducazione della folla, quel modo brutale di dimenticare che esistono i confini, le distanze, la gentilezza. Nei grandi eventi chiassosi, tra musica troppo alta e urla scomposte, mi sento estraneo, come se la mia quiete interiore fosse una lingua morta, incomprensibile a chi mi sta intorno.
Io… preferisco la calma. Mi piacciono i luoghi dove le parole possono nascere lente, senza dover urlare per farsi spazio. Amo i silenzi pieni di senso, le pause lunghe, il rumore lieve del vento che muove le foglie, un libro che si apre, una tazza che si scalda tra le mani. È lì che respiro davvero: in un sentiero vuoto all’alba, in una stanza raccolta alla sera, nella compagnia discreta di pochi che non hanno bisogno di fare rumore per esistere.
