Buona rivoluzione
Stanno tutti partendo per le vacanze, anche il nostro direttore, lui quest’anno va dove è andato anche l’anno scorso, pensa di trovare qualcosa di diverso, il mare il cielo il sole: è un sognatore e ancora crede a queste cose. Quando poi arriva in quel posto cosa trova di nuovo? La terra sotto e il cielo sopra: nulla di diverso da ciò che ha lasciato, una depressione cosmica, come sempre. Io, che sono un pragmatico, sempre coi piedi per terra, non parto, non vado in vacanza da nessuna parte appunto perché sono consapevole che ovunque andassi troverei il cielo sopra e la terra sotto. Ma sì, resto a casa: mi sveglio in tarda mattinata, faccio colazione con pane, vino e formaggio, quindi mi metto di nuovo a sognare, anzi sogno di sognare che il mio villaggio è invaso da tanta gente, mai vista così numerosa e così colorata. I vicoli si riempiono di ragazzini che giocano, strillano, ballano, mangiano proprio come i nostri e si distinguono solo perché sono colorati, infatti si dice di colore. I grandi invece si distinguono dai nostri perché sono disposti a fare lavori che i nostri non fanno più, pregano un altro Dio e amano i loro figli come noi amiamo i nostri: “peccato per il colore della pelle che dà sempre l’idea dello sporco” .
In Piazza si proietta un docufilm nel quale si racconta di un paese che a metà degli anni Settanta decise di emanciparsi, di guardare oltre l’orizzonte, come si diceva un tempo, in buona sostanza di fare la rivoluzione. Nessuna ambizione economica animava questi rivoluzionari, erano solo convinti che in quel piccolo borgo c’era bisogno di qualcuno che si occupasse dei più deboli, degli anziani, ormai abbandonati a se stessi a causa di una emigrazione feroce, oltre che ai ragazzi poco interessati dalla scuola. Presero spunto da un malcontento che già era nell’aria per via della soppressione degli uffici finanziari al fine di occuparne la sede. Gli anziani del paese, in modo particolare le donne, si offrirono volontarie per presidiare gli ingressi di quegli immobili affinché nessuno potesse averne accesso né di giorno né di notte. I mezzi d’informazione dovettero occuparsi di questa strana protesta delle dodici sedie, insieme al Governo dell’epoca che, inaspettatamente, e con grande rapidità, cancellò quel bieco provvedimento. Tutti furono investiti da un senso di riconoscenza verso quelle persone che con coraggio e determinazione si opposero al trasferimento dei documenti depositati in quegli uffici. Le anziane resistenti avevano fatto riscoprire ai compaesani il piacere della lotta. Per queste ragioni nasceva una storica cooperativa di assistenza domiciliare agli anziani: fu la prima, in tutto il Molise.
Per quanto riguarda i ragazzi rimandati a settembre, gli universitari, rientrati in paese per le vacanze estive, organizzarono corsi di recupero gratuiti. Gli studenti furono tutti promossi quell’anno. Questi primi risultati crearono una grande speranza nel paese delle Dodici Sedie (tanti erano i posti di lavoro da salvare) che contava all’epoca oltre tremila abitanti. Non si trattava di un fuoco di paglia ma di un vero cambiamento di paradigma. Non più sfruttati ma protagonisti. Nacquero così varie cooperative, nel mondo dell’agricoltura, della manifattura, del sociale, dell’edilizia. L’operazione non fu compresa da chi pilotava il traghetto e fu subito notte, l’imbarcazione si inabissò e il vecchio fece spazio al nuovo.
In verità la storia raccontata mi sembrava di conoscerla, il documentario era ben fatto, ma il paese delle dodici sedie, dove è finito? I nipoti di quelle nonne la conoscono questa storia? Mi rendo conto solo allora di essermi assopito, forse ho sognato, ma quelle persone colorate che sicuramente avevo visto, dove sono andate a finire? Non sono state mica remigrate? Insieme a loro avremmo potuto studiare un programma di accoglienza per sentire di nuovo quelle voci, quei cori, quei pianti, quei giochi che soli ci danno la certezza della vita che continua: quante occasioni mancate, quanta bellezza sprecata! E mentre mi immergo nei ricordi di una vita, un rumore invadente mi riporta alla realtà, quella deprimente, falsa e insipiente. Dalla TV la voce del nostro Francesco, non il papa, ma Roberti il governatore del Molise che ugualmente annuncia, urbi et orbi, di avere varato una nuova Giunta, truccata modello spider, più veloce e più sicura di quella di prima. Non si tratta di un vero rimpasto, dice il presidente, ma di un avvicendamento del tipo “facimme ammuina” diciamo noi: i due assessori di destra si spostano a sinistra e quelli di sinistra si spostano a destra, l’assessore di poppa resta dove era, il capitano a prua tiene timone. Che tradotto per chi non si intende di nautica significa: Michele Iorio perde l’assessorato ma porta con sé tutte le deleghe (pare che a Bruxelles si fidino solo di lui); Armandino D’Egidio guadagna l’assessorato e conserva le deleghe già possedute quando era consigliere, in cambio si dimette da consigliere consentendo l’ingresso di un consigliere nuovo di zecca (che non si fa per gli amici!); Roberto Di Baggio viene promosso, per la sua proverbiale pazienza, assessore vice presidente, al posto di Di Lucente il quale torna in Consiglio conservando le sue deleghe da assessore; l’assessore Cefaratti, anche egli in predicato per un “avvicendamento”, resta al suo posto per mancanza di uomini dabbene, (pare sia l’unico bravo a fare i conti). In buona sostanza il presidente Roberti viaggia in un’auto taroccata, insieme a tre assessori veri e due finti. Il Consiglio regionale non si riunisce dal 22 maggio a causa di un regolamento di conti tutto interno al Centrodestra: ancora una volta tutto cambia perché nulla cambi.
E così mentre la Sanità è allo sfascio, la medicina territoriale viene impallinata a Roma da chi è nella stanza dei bottoni, le frane causate dalle alluvioni e i ponti crollati aspettano di essere sistemati, i Dirigenti dell’ ex FIAT per conto del loro proprietario promettono di fare investimenti nello stabilimento di Termoli (come si fa a fidarsi di uno che si è venduto pure la madre?). E noi che facciamo? Giochiamo con le istituzioni. Buona rivoluzione a tutti.☺
