La terra non aspetta
Il dibattito pubblico sul futuro dell’agricoltura e sulla sostenibilità ambientale vive oggi un paradossale momento di stasi, schiacciato tra la narrazione di una emergenza climatica sempre più incalzante e risposte istituzionali spesso parziali, frammentate e di breve respiro. Eppure, se c’è una lezione che le recenti crisi idriche e l’impoverimento dei suoli ci hanno impartito, è che la transizione ecologica non potrà mai compiersi senza mettere al centro chi la terra la vive, la lavora e la custodisce ogni giorno. Serve una svolta radicale: occorre superare la logica dell’emergenza permanente per abbracciare una stagione di nuova programmazione e politiche agricole strutturali, fondate sulla cura dell’ecosistema e sulla dignità del lavoro contadino.
Come possiamo pretendere che i piccoli e medi agricoltori siano i primi custodi dell’ambiente se il mercato globale li costringe a vendere i propri prodotti a prezzi inferiori ai costi di produzione? Come si può parlare di sostenibilità senza garantire la sostenibilità economica ed umana di chi produce il nostro cibo? È giunto il momento di riaprire con forza quel dibattito, portandolo al centro dell’agenda politica e sociale del Paese.
Il primo snodo ineludibile riguarda la gestione della risorsa idrica. L’acqua non è più una variabile scontata della produzione agricola, ma l’indicatore primario della crisi climatica. Siccità prolungate, alternate ad eventi meteo estremi, stanno mettendo a dura prova le campagne. Una politica agricola lungimirante deve abbandonare le misure tampone e investire su una programmazione idrica di lungo termine: infrastrutture moderne per il recupero e lo stoccaggio dell’acqua piovana, incentivi per la diffusione di tecniche d’irrigazione di precisione a basso consumo e la valorizzazione di colture tradizionali più resistenti allo stress idrico. L’acqua deve essere tutelata come bene comune primario, garantendone un uso equo, razionale e sostenibile per la sovranità alimentare.
Accanto all’acqua, emerge con urgenza la necessità di garantire la tenuta sociale ed economica delle comunità rurali. Tra le proposte più avanzate emerse nel dibattito degli ultimi anni vi è quella del “red- dito di contadinanza”: uno strumento innovativo pensato per riconoscere e remunerare il valore pubblico della funzione ecologica e sociale svolta dagli agricoltori. Chi pratica una conduzione della terra rispettosa della biodiversità, chi preserva il paesaggio, previene il dissesto idrogeologico e combatte lo spopolamento delle aree interne e montane non sta solo producendo cibo, ma sta erogando un servizio fondamentale per l’intera collettività. Il reddito di contadinanza non va inteso come una misura assistenziale, bensì come un riconoscimento economico per la cura dei beni comuni, capace di integrare i redditi instabili schiacciati dalla speculazione delle grandi filiere e di incentivare il ricambio generazionale, attirando giovani verso i mestieri della terra.
Senza una rigorosa ed efficace programmazione, la transizione ecologica rischia di ridursi a un mero esercizio burocratico o a una vetrina per il greenwashing delle multinazionali dell’ agroalimentare. Una nuova politica agricola deve rimettere al centro il valore del lavoro, la redistribuzione del valore lungo la filiera, la cura della terra. Curare la terra significa rigenerare la fertilità dei suoli, proteggere la biodiversità naturale e coltivata, e promuovere la filiera corta e l’agroecologia. Ma tutto questo rimarrà un pio desiderio se non si ridarà voce, forza e tutele sociali ai contadini. Riaprire questo dibattito pubblico non è solo una scelta di politica di settore: è la precondizione sociale ed ecologica per garantire un futuro al nostro territorio e alle prossime generazioni.
Il percorso per l’affermazione di questo paradigma si nutre delle iniziative territoriali. L’incontro organizzato da la fonte a Vinchiaturo – con la collaborazione di “Slow Food Basso Molise”, “AIAB Molise” e “Radici” – ha ribadito la natura circolare dell’ecosistema agricolo-sociale, in cui la gestione dell’acqua, la cura del suolo e la dignità del lavoro sono interdipendenti. Per dare continuità a questo confronto pubblico e mantenere alta l’attenzione sulle politiche rurali, il prossimo appuntamento della rete è fissato a Casacalenda per il 25 settembre presso l’Eremo di Sant’Onofrio alle ore 16.00.☺
