Mandiamoli a casa
14 Settembre 2026
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Mandiamoli a casa

Li avete visti questa estate i nostri beniamini aggirarsi per sagre e feste patronali? Sì, mi riferisco ai nostri fuoriclasse del Consiglio regionale, attaccanti e difensori: quanta fatica per restare in sella! Pardon, in poltrona. Sbattuti tra fegatazza e pampanella, ca- pocolli e ventricine, cavatelli e fusilli, sorseggiando Tintilia: che grande abbuffata. Come salgono al soglio consiliare, trasudano grasso, e inconsapevoli combattono quella società edonista che tanto hanno contribuito a costruire. Ormai quando argomentano, diciamo così, la riflessione politica si sviluppa tra il Casertano nero e la Cinta senese, giungendo alla fine a una sintesi di buon senso: mangiamoli entrambi. Per compiacere i nostri eroi abbiamo riscoperto una cucina etnica, non quella africana o quella argentina ma una vera cultura culinaria che va dalla Pezzata di Capracotta (pecora in brodo) alla sagra del pesce al porto di Termoli. Nei giorni precedenti alla festa i nostri Consiglieri s’offrono ai pescatori e salpano insieme a loro per andare a pescare: lo fanno per tutti noi, mica per loro!! Naturalmente non è tutto così, i sindaci dei piccoli Comuni, facendo miracoli, tentano di resistere alle scellerate idee di chi ci governa, sia a livello locale che nazionale, per mettere insieme la colazione con il pranzo. Le aree interne per le quali il ministro Foti ha programmato l’accompagnamento verso la dolce morte sono quelle più reattive alle follie della destra che sgoverna questo Paese, basti pensare all’archivio storico di Bo- nefro nel quale sono custoditi gli atti originali dei lavori di Tina Modotti e dove ogni anno si svolgono convegni di livello internazionale per ricordarne la figura oltre che le sue opere. C’è tanta voglia di resistere alle scelte nefaste che questa classe dirigente compie ormai da decenni.
Dobbiamo mettere insieme le forze migliori di questa Regione, scegliere gente capace che ha dimostrato di avere a cuore i beni che questa terra produce per diventare modello di sviluppo diverso da quello che ci ha portato ad essere la regione che cresce meno di tutte in Italia. Il sistema industriale, se così possiamo chiamarlo, è alla canna del gas ma non possiamo rassegnarci a perdere migliaia di posti di lavoro perché il Governatore in questi quattro anni non lo ha ancora capito: dovrebbe pretendere che la gigafactory, unica destinata alla produzione di batterie nel nostro Paese, venisse realizzata dove era stata programmata invece di incensare i suoi amici di Roma che hanno consentito di destinare i 400 milioni di euro del PNRR ad altre opere. È da oltre 25 anni che quelli delle sagre parlano di almeno una strada che colleghi il Tirreno con l’ Adriatico e l’attuale assessore competente ne ha promesso addirittura due, una sul Trigno e una sul Biferno, noi ci accontenteremmo che riparassero il ponte crollato sul Trigno e recuperassero almeno il corpo dell’uomo, presumibilmente seppellito lì sotto. Per quel tragico evento si scomodò persino il Ministro Salvini che con la sola forza del pensiero risolse due dei tre problemi causati dalla frana più estesa d’Europa: il transito in Autostrada e quello sulla linea ferroviaria riattivato in pochissimi giorni. Pare che per il terzo problema, il crollo del ponte, non basti solo il pensiero ma ci vogliono anche i piccioli. Solo per la cronaca la sistemazione della predetta frana è stata finanziata già otto anni fa ma la progettazione è alquanto complessa, si tratta di numerosi pozzi drenanti che raccolgono acqua e la incanalano verso il mare. Visto che delle strade non si vede neanche l’ombra, forse sarebbe meglio occuparsi di ferrovia, non va meglio neanche qui perché gli uomini della pampanella, quelli di cui sopra, ci assicurano che il servizio ferroviario che da Termoli porta a Campobasso non è stato soppresso ma solo interrotto e che a breve sarà riattivato: non si sa quando e neanche per farci cosa.
È di pochi giorni fa la notizia che la fase di ricostruzione avviata a seguito del terremoto del 2002 non è ancora esaurita e i termini per completarla scadono il 31/12/2026. Ci sono oltre 200 abitazioni da riparare: nel Belice impiegarono 38 anni per la ricostruzione speriamo di non essere ancora una volta i primi. “Dulcis in fundo” la Sanità, ne vogliamo parlare? In definitiva in 25 anni di amministrazione regionale condotta per i 4/5 dalla Destra e 1/5 dalla Sinistra i parametri economici e sociali della nostra Regione sono tutti peggiorati, dallo spopolamento alla produzione della ricchezza alla riduzione del lavoro stabile, le persone sempre quelle dei cavatelli sono rimaste le stesse a volte cambiando ruoli, schieramento e più spesso partito. Sono convinto che una Democrazia senza Partiti non esiste ma per risolvere il problema c’è bisogno di più coraggio insieme alla responsabilità di ognuno di noi: questa volta muoviamoci. Mandiamoli tutti a casa.☺

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