Terra non guerra
3 Novembre 2026
laFonteTV (4270 articles)
Share

Terra non guerra

Prima dei miei quindici anni nella Tuscia, e del lungo impegno con il Biodistretto della via Amerina, mai avevo avuto consapevolezza di quanto fosse strategicamente centrale l’Agricoltura. Da essa passano alcune delle più grandi sfide della nostra epoca. Confinare l’agricoltura nell’angolo degli ad- detti ai lavori è un errore molto serio. L’ agricoltura è in primo luogo una grande questione Politica.
Tre titoli, solo per richiamare le ragioni fondamentali che confermano quanto l’agricoltura sia al centro delle grandi questioni dei nostri tempi. Tre titoli ognuno dei quali potrebbe e dovrebbe essere un saggio.
a) Sicurezza alimentare. Sono passati 70 anni dalla falsa rivoluzione verde. Allora 800 milioni di persone soffrivano per fame, oggi dopo più di 70 anni 645 milioni – dati CESVI di pochi giorni fa -continuano a soffrire di fame, poi vi sono 600 milioni che soffrono di malattie metaboliche, obesità ed altre patologie, in primo luogo per la pessima alimentazione. A questa realtà scandalosa dobbiamo aggiungere il 30% di cibo che va in discarica. Questo stato di cose è figlio di un sistema che ha ridotto il cibo a pura merce, che ha fatto del mercato e del profitto un totem e che sta consegnando definitivamente al sistema agro-industriale la produzione e la distribuzione del cibo.
È necessario, quindi una riforma radicale, una vera e propria rivoluzione sia del sistema di produzione agricolo, sia della cultura dell’alimentazione.
b) Cambiamento climatico. Nel dibattito generale si rimuove un dato incontestabile. Sotto i nostri piedi vi è il doppio della CO2 che è in atmosfera ed è parte essenziale dei processi che garantiscono la vita. Nei primi 50/60 centimetri del suolo vi è il laboratorio della vita del pianeta. Lo potremmo considerare il microbiota della natura. Lì avvengono miliardi e miliardi di operazioni chimiche e biochimiche grazie a batteri, virus, funghi e alla funzione virtuosa della stessa CO2. Ridurre il suolo ad una discarica chimica significa aprire le porte ai processi di desertificazione, ed avere così una moltiplicazione esponenziale degli effetti negativi del cambiamento climatico. Già oggi nel mondo i processi di desertificazione sono oltre il 30% ed in Europa oltre il 20%. In pianura padana la materia organica è sotto l’1%, siamo ormai prossimi ad un suolo sterile.
L’acqua è l’altra vittima eccellente della distruzione della materia organica e della fertilità naturale, nelle migliaia e migliaia di anni in natura si è selezionato un sistema di straordinaria intelligenza che permette di amministrare l’acqua secondo le esigenze della vegetazione, che razionalizza l’uso dell’ acqua e impedisce la dispersione. La materia organica è la linfa di questo sistema, compromettere la materia organica, inquinarla di chimica è un colpo mortale per il presente e il futuro dell’acqua, per la sua quantità e la sua qualità.
La coltivazione virtuosa del suolo progressivamente fuori dalla chimica di sintesi, è, quindi, condizione necessaria per preservare quegli ecosistemi che sono decisivi per la vita del pianeta.
c) Infine, la rottura dell’equilibrio tra città e campagna. Nei prossimi venti anni l’80% della popolazione mondiale si concentrerà nelle città. Se dovesse andare così, sarà un disastro sociale e un disastro ecologico. È necessario quindi un grande cambiamento, ma dobbiamo sapere che senza un reddito giusto per chi lavora nei campi non ci sarà ciò di cui abbiamo assolutamente bisogno, ov- vero un grande movimento, in primo luogo di giovani che dovrebbe darci un nuovo Rinascimento delle aree interne, delle campagne e dell’ agricoltura.
La PAC, la politica agricola comune dell’Europa va in tutt’altra direzione. Il buon documento From Farm to Fork è un ricordo, la proroga di nove anni del micidiale glifosato è un monumento funebre alle buone intenzioni.
Dobbiamo investire sul reddito degli agricoltori, consapevoli che il loro protagonismo rappresenta un grande investimento sul tempo che verrà, ed è la vera garanzia, perché le nuove tecnologie e la stessa intelligenza artificiale non trasformino il nostro futuro in un incubo.
Il reddito agli agricoltori non è uno spreco, lo spreco è quel 10% di PIL mondiale che viene utilizzato ogni anno per riparare i danni alla salute della natura e delle persone, conseguenza della cattiva agricoltura e della pessima alimentazione.
I Biodistretti, i consigli del cibo possono essere luoghi speciali che aiutano questa sfida, possono essere il luogo ideale nel quale far vivere un’altra agricoltura e un’altra idea di cibo, nei quali sperimentare partecipazione attiva, democratica dei produttori e dei cittadini. Siamo in una congiuntura storica di grande difficoltà, ed è bene farsi guidare non solo dal pessimismo della intelligenza, ma anche dall’ottimismo della volontà, guardando oltre la superficie inquietante delle cose: forse a quel punto, come scriveva un grande poeta più di 2000 anni fa, scopriremmo “che in cielo e in terra vi sono più cose di quelle che noi stessi riusciamo a sognare”.☺

laFonteTV

laFonteTV