Verso mondi nuovi
Scrivo queste righe a poche ore dalle piazze spagnole inondate di gente per il diritto alla casa. Centinaia di migliaia di persone in oltre 50 città. Mentre in Francia esplodono le proteste per il diritto all’istruzione: “siamo una generazione che non ha voglia di andare a morire in guerra, ma di studiare. I soldi non vadano alle spese militari, ma all’istruzione pubblica”, dice Marius Mesnil – 18 anni -, uno dei leader della protesta studentesca. Il diritto alla casa è anche il perno del programma di Elif Eralpi, eletta sindaca di Berlino con Die Linke poche settimane fa.
Scrivo in treno, in viaggio di ritorno dal festival di Internazionale (Ferrara 2-4 ottobre): poco fa un importante dibattito – Una casa per tutti – con Laura Colini, Sarah Gainsforth e Gabun Heindl – da Vienna. Quest’ultima è tra le città europee che più ha sviluppato politiche pubbliche per la casa. “Non si tratta necessariamente di innovare, ma di riprendere un filo che si è interrotto – dicono le relatrici”, con riferimento per l’Italia al fondo Gescal, nato nel 1963 per finanziare attraverso una contribuzione di scopo la costruzione di case per lavoratrici e lavoratori.
Viviamo tempi tremendi, spaventosi. La paura attraversa costantemente le nostre vite. La pandemia, le guerre, la crisi climatica; ora il genocidio ridefinisce le cornici del nostro tempo tragico. Il ca- pitalismo contemporaneo si propone di disintegrare ciò che è pubblico e universale, ciò che è co- mune – come il pianeta Terra. Le destre soffiano su questo fuoco – su queste paure – strumentalizzando il bisogno di sicurezza. Vanno alla ricerca del nemico, predicano un’idea di società basata sull’identitarismo e sui nazionalismi etnici, su ghettizzazione e repressione delle minoranze, sull’ individualismo competitivo.
È, forse, proprio per questo che un’idea alternativa di società sta facendo del diritto alla casa e all’abitare una delle sue leve: perché la casa risponde proprio a quel bisogno di sicurezza (“sicurezza ontologica”) oggi così compromesso.
Viaggiano in treno, accanto a me, due donne e due uomini di mezza età statunitensi; sono alticci di vino e birra. Parlano ad alta voce. “Fanno come se non esistessero che loro stessi” – penso mentre continuo la lettura di un numero di Jacobin, dal titolo “Socialism for future”. A un certo punto la donna più ubriaca si rivolge a me: vuole sapere se “sono per il socialismo”. Io rispondo come posso che sì, il socialismo democratico e radicale come quello di Zohran Mamdani a New York mi sembra convincente. È un altro sindaco – Mamdani – che ha messo le politiche pubbliche per la casa al centro del suo programma. La signora mi guarda, si porta una mano alla gola e, fingendo di strangolarsi, dice: “Mamdaniii”, alzando testa e occhi al cielo. Io rincaro la dose: le dico che disprezzo profondamente le politiche di Trump e dei suoi sostenitori in Italia. Lei mi guarda stupita, sembra esserci rimasta male. Forse pensava di trovare in Italia solo seguaci del trumpismo (e del melonismo). Ma non è così …
Che non è così, io me ne sono accorto ancora meglio in queste giornate intense di Ferrara … giornate di confronti, incontri, visioni comuni: un’altra idea di società, anche in Italia, esiste già, contro disuguaglianze e nazionalismi, per la giustizia sociale e ambientale, per i diritti civili e la solidarietà internazionale tra i popoli oppressi. È un’alternativa di società che già vive nei luoghi di elaborazione culturale, nelle lotte sindacali, nei movimenti sociali; che risuona il 17 ottobre nella piazza de La via maestra – per il lavoro, la pace, l’ambiente, il welfare, la Costituzione; che sta nella manifestazione nazionale del 24 ottobre a Castelvolturno contro i CPR, i lager di Stato; nello sciopero generale del 30 ottobre dei sindacati di base. Il fatto è che queste idee già in cammino sono spesso frammentate tra loro, non hanno rappresentanza istituzionale, non rompono il muro mediatico. Sembra, appunto, come se non esistessero.
Scrive Raul Zibechi: “i movimenti e i popoli in lotta creano relazioni e forme di vita che appartengono già al mondo nuovo che vogliamo creare”. Alaa Abd El Fattah, proprio in questi giorni del Festival di Internazionale, finalmente libero dalla prigionia a cui lo aveva condannato il regime egiziano di Al Sisi, ha detto: “Potranno devastare tutto, seminare orrore, terrore, miseria e distruzione come stanno facendo a Gaza, ma i nostri sogni di una società diversa non si arresteranno”.
I signori alticci intanto sono scesi dal treno. Io ho riaperto la rivista: “Il socialismo è teoria tratta dalla realtà e orientata a incidere su di essa. Lo dice il nome ‘filosofia della prassi’, con cui avversari e seguaci si sono riferiti alla sua principale dottrina – il materialismo storico; e lo dice la più famosa delle tesi marxiane su Feuerbach, l’ undicesima e ultima: che è dei filosofi interpretare variamente il mondo, del nuovo materialismo trasformarlo” …☺
