A giugno cinque sì
21 Maggio 2025
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A giugno cinque sì

C’è anche la fonte nel Comitato Molisano per il Referendum sul lavoro e sulla cittadinanza dell’8 e 9 giugno. Cinque quesiti: quattro che puntano a ridare dignità al lavoro e ai lavoratori; uno sulla cittadinanza che punta a rendere più inclusiva la nostra società.
Per il lavoro ci metto la firma: questo è lo slogan col quale la CGIL ha lanciato la campagna referendaria per i quesiti sul lavoro, e la firma l’abbiamo voluta mettere anche noi. Non si tratta di un referendum del sindacato ma riguarda la sorte di tanti, tantissimi, lavoratori, e non potevamo tirarci indietro.
Attenzione però, questa volta, dopo le tante firme raccolte, affinché si possa avere una società più giusta, occorre che la maggioranza degli aventi diritto al voto si rechi alle urne. Il Referendum in questione infatti è abrogativo. A differenza di quello confermativo, affinché si possano abrogare delle leggi che, in questo caso, pongono un limite ai diritti dei lavoratori e a una società maggiormente inclusiva, il referendum abrogativo è valido se vanno a votare il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Non perdiamo l’ opportunità di intervenire con la partecipazione alla formazione delle leggi. Potranno votare anche i fuori sede!
Abbiamo sempre dato voce agli ultimi e agli inascoltati, contrastato le sopraffazioni, ci siamo battuti per una sanità pubblica e per il diritto alla salute, per l’acqua pubblica, per le disuguaglianze, per uno sviluppo sostenibile, e questa volta diremo Sì all’ abrogazione delle norme poste nei quesiti referendari che riguardano licenziamenti illegittimi, più tutele per le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese, riduzione del lavoro precario, sicurezza sul lavoro e cittadinanza italiana.
Vediamoli i quesiti così come sono stati ben spiegati dalla CGIL, proponente dei primi quattro referendum abrogativi.
Il primo quesito sarà sul lavoro, dunque, e chiede l’abrogazione della disciplina sui licenziamenti del contratto a tutele crescenti del Jobs Act tutelando i lavoratori licenziati senza una giusta causa o un giusto motivo. Nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono rientrare nel loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo anche nel caso in cui la/il giudice dichiari ingiusta e infondata l’ interruzione del rapporto.
Il secondo riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese. In quelle con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora una/un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto. Questa è una condizione che tiene le/i dipendenti delle piccole imprese (circa 3 milioni e 700mila) in uno stato di forte soggezione. Obiettivo è innalzare le tutele di chi lavora, cancellando il limite massimo di sei mensilità all’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato affinché sia la/il giudice a determinare il giusto risarcimento senza alcun limite.
Il terzo punta all’eliminazione di alcune norme sull’ utilizzo dei contratti a termine per ridurre la piaga del precariato. In Italia circa 2 milioni e 300mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo. Rendiamo il lavoro più stabile. Ripristiniamo l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato.
Il quarto interviene in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Arrivano fino a 500mila, in Italia, le denunce annuali di infortunio sul lavoro. Quasi 1.000 i morti, che vuol dire che in Italia ogni giorno tre lavoratrici o lavoratori muoiono sul lavoro. Modifichiamo le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’ impresa appaltante. Cambiamo le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche. Abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente significa garantire maggiore sicurezza sul lavoro.
Il quinto referendum abrogativo propone di dimezzare da 10 a 5 anni i tempi di residenza legale in Italia per la richiesta di concessione della cittadinanza, ripristinando un requisito introdotto nel 1865 e rimasto invariato fino al 1992. Nel dettaglio si va a modificare l’articolo 9 della legge n. 91/1992 con cui si è innalzato il termine di soggiorno legale ininterrotto in Italia ai fini della presentazione della domanda di concessione della cittadinanza da parte dei maggiorenni.
Il referendum sulla Cittadinanza Italiana non va a modificare gli altri requisiti richiesti per ottenere la cittadinanza quali la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, l’incensuratezza penale, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica. Questa modifica costituisce una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500mila cittadine e cittadini di origine straniera che nel nostro Paese nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano. Allineiamo l’Italia ai maggiori Paesi europei, che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.☺

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