Accettare l’imperfezione
3 Ottobre 2026
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Accettare l’imperfezione

Sono colpita dal grande numero di interventi estetici che si praticano nel nostro Paese, spesso per correggere difetti e imperfezioni fisiche che molte persone fanno fatica ad accettare. La sorpresa è ancora più grande, come mi è accaduto di recente, quando sono nostri amici e conoscenti che compiono tale scelta. Questo mio resoconto è dedicato a tutti coloro che stanno pensando di farsi un… ritocchino.
Il luogo è il Circolo Sannitico di Campobasso, il contesto è la scorsa edizione della rassegna Ti racconto un libro infanzia, il ciclo di incontri che sotto l’accorta direzione artistica di Brunella Santoli è da oltre vent’anni uno dei capisaldi della vita culturale della città. Gli attori sono: la scrittrice Anna Seratti e i numerosi bambini accorsi da diverse scuole della città. L’argomento è un’attività che Anna Seratti propone a una platea attenta e partecipe. Seratti mostra uno specchio, un regalo, dice, per sé stessa e per i bambini presenti e propone un gioco, dedicato ai più coraggiosi, precisa. Il gioco consiste nel confessare in pubblico un particolare corporeo non gradito e di rivendicarlo allo specchio con una frase netta e liberatoria di approvazione. Seratti spiega che se un bambino, ad esempio, confessa di non gradire i propri capelli neri perché li desidererebbe biondi, dovrà dire con voce chiara e forte al microfono: “Ho i capelli neri e me ne vanto!”.
Da adulta prevenuta e scettica, e conoscendo quanto sia complicata l’accettazione corporea nei bambini e negli adolescenti, non mi aspetto partecipanti, ma vengo smentita dalla lunga fila che si forma davanti al microfono e allo specchio. Si susseguono bambini e bambine che, dopo essersi arditamente confessati, compiono un gesto di accettazione e di riconciliazione con il proprio corpo in evoluzione. Arriva il bambino con “l’apparecchio ai denti”, come dice con voce sconsolata, parla la bambina che vorrebbe i capelli lisci e quella che vorrebbe gli occhi azzurri o il bambino che con voce flebile confessa di essere “un po’ cicciottello”, ma tutti terminano la frase-confessione con “me ne vanto”. Un bambino vorrebbe essere più alto, una bambina vorrebbe essere più magra, ma tutti alla fine aderiscono al gioco, nessuno si sottrae, la scrittrice deve porre fine al gioco perché non ci sarebbe il tempo per ascoltare tutti, li aspetta una deliziosa merenda. “Favole a merenda” è, infatti, il titolo degli incontri pomeridiani tra scrittori e bambini.
Mentre l’attenzione dei bambini si sposta sulla merenda che li attende, noi adulti siamo emozionati e ne parliamo tra noi: è stato un gioco vincente, siamo stati conquistati sia dalla geniale trovata ludica che dal coraggio e dalla maturità dei bambini. Quando da grandi inevitabilmente affronteranno il loro corpo in crescita e saranno chiamati dalla vita ad accettarsi, forse ricorderanno il gioco dello specchio della scrittrice Anna Seratti che in un pomeriggio di gioco li aveva presi per mano usando dolcezza e fantasia.☺

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