Agricoltura pugliese
22 Luglio 2020
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Agricoltura pugliese

Francesco Netti, (Santeramo in Colle 24 dicembre 1832, 28 agosto 1894) figlio di un ricco possidente terriero e di Giuseppa Vitale di Conversano frequentò, dal 1843  a Napoli, il collegio degli Scolopi a San Carlo alle Mortelle, dove il rettore gli commissionò per la cappella dell’istituto il primo quadro – lì tuttora conservato – rappresentante la morte di San Giuseppe Calasanzio. Dopo la laurea in Giurisprudenza, conseguita per volere della famiglia, nel 1855 si iscrisse al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli dove restò solo un anno, mostrando indifferenza verso l’insegnamento accademico; già da tempo studiava pittura, prima con Giuseppe Bonolis, il cui magistero aveva incontrato il favore di molti giovani artisti tra i quali Filippo Palizzi, poi Michele De Napoli e Tommaso De Vivo. Tra il 1856 al 1859 soggiornò a Roma in compagnia di Pasquale De Crescito. Tornato a Napoli, nel 1860 frequentò l’atelier di Domenico Morelli. All’Esposizione italiana di Firenze del 1861 presentò il dipinto “Follia di Haidèe”, scegliendo di allontanarsi dall’influenza di Morelli per cercare una propria ‘individualità’ che dà carattere alle sue opere artistiche.

Soggiorno parigino

Trasferitosi a Parigi, dove già risiedeva Giuseppe Palizzi vi rimase fino al 1871, soggiornando in un piccolo borgo presso la foresta di Fontainebleau, frequentato da diversi pittori barbisonniers (John Singer Sargent, l’olandese Freno O’Meara e l’inglese Arthur Heseltine). In questo periodo condusse una vita da bohèmien e si misurò con la pittura del vero, en plein air. Allo scoppio della guerra franco-prussiana fece ritorno a Parigi, a differenza di altri artisti italiani, tra i quali De Nittis, che lasciarono la capitale sotto assedio. Prestò il suo aiuto nella Croce Rossa Italiana dipingendo poche opere tra cui “Barricata in strada” (Bari, collezione privata). Dopo il ritorno a Napoli riprese la tematica del carnevale, già trattata anni prima, ove si riscontra l’influenza di Jean-Leon Gèrome. Svolse attività di critico d’arte e di traduttore di testi di opere di Schiller e di Goethe.

Nel 1884 partì alla volta dell’Oriente, invitato in crociera da Giuseppe Caravita Principe di Sirignano, personaggio di spicco dell’ambiente napoletano; con Netti si imbarcarono altri due pittori, Camillo Miola e Edoardo Dalbono. Negli anni della maturità condusse vita appartata nella sua città natale, Santeramo in Colle (Ba), con la quale ha mantenuto rapporti intensi anche se non molto idilliaci.

Pittura solare

Il sole e la luce della sua terra divengono protagonisti della sua pittura negli ultimi anni della sua vita quando più urgente è il suo interesse per i temi del lavoro agricolo della Murgia. Si cimenta nel ciclo straordinario dei mietitori: “Riposo dei mietitori”, “Pasto dei mietitori”, “La Messe”. Quest’ultima opera, eccezionalmente vasta, sembra richiamare gli spazi sterminati che in Puglia sono coltivati a grano. Tra il cielo azzurro e l’ampia superficie del grano che biondeggia, la linea di confine attraversa tutta la tela, increspandosi sulla destra in corrispondenza di un rilievo appena percettibile. Le figure dei mietitori sono appena schizzate con le macchie oscure dei cappellacci e dei pantaloni che contrastano con il bianco lattiginoso delle camice. Le figure si perdono decrescenti in lontananza fino alla linea dell’orizzonte. Il personaggio principale è posto in primo piano, figura enorme, ravvicinata, che le dimensioni della tela fanno apparire naturale. Si impone all’attenzione nell’atto di dissetarsi, cercando in un secchio d’acqua ristoro alla calura. Il mietitore è un personaggio senza volto, nascosto com’è dal secchio e dal cappellaccio. È uno dei tanti anonimi mietitori che nel tempo della mietitura si riversano sulle piazze del paese e attendono la”chiamata”. Il Netti in questa tela offre un messaggio: il pane non è frutto miracolistico ma di dura fatica.

Approda il Netti ai temi sociali del suo tempo, ispirandosi a quel verismo naturalista che sul finire dell’Ottocento tenta l’approccio ad una realtà più complessa che restituisce all’uomo la sua centralità. Di fronte al mietitore che si disseta, posto su una ribalta che gli conferisce importanza e valore storico, l’armonia e la sapiente distribuzione degli spazi, pare che l’artista abbia impiegato un nuovo mezzo: la macchina fotografica.☺

 

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