Ali e gli altri
Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese
Li condannerai a cinquemila anni più le spese
Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
Se non sono gigli, son pur sempre figli, vittime di questo mondo”
(La città vecchia, Fabrizio De Andrè)
Per dire di Ali (nome di fantasia), partiamo dalla fine di questa storia. Da un recente fatto di cronaca locale che lo ha riguardato: Ali, un giovane uomo straniero e senza dimora, ha tentato un furto ed è stato arrestato. Ecco alcuni commenti sui social: “poi processano Salvini”, “lo lasceranno libero, non dobbiamo stupirci se uno si fa giustizia da sé”. E ancora: “bisognerebbe cacciarli tutti, poi dicono che siamo razzisti”, “sono sempre loro a uccidere e delinquere …”. E infine: “che bella gente che abbiamo in Italia”.
Ali l’ho conosciuto nel mio lavoro di operatore sociale di strada con La città invisibile poco più di due anni fa: è arrivato a Termoli nell’estate del 2022, dopo un lungo viaggio. È partito dal Marocco verso la Turchia, aveva sì e no 25 anni; dopo una permanenza lì, si è mosso lungo la rotta balcanica: il suo è stato un viaggio lungo, tormentato e traumatico. È stato rinchiuso nei campi per migranti irregolari, bloccato, respinto e picchiato alle frontiere; ha rischiato di morire, si è ferito in modo irreversibile una mano. Poi è giunto in Romania, dove finalmente ha potuto fare una richiesta di asilo; poi di nuovo via, verso il cuore dell’Europa. Ancora un viaggio rocambolesco e pericoloso fino all’arrivo in Italia, nel nord-est. E poi giù, senza una direzione precisa, fino a Termoli, dove si è fermato raccolto da noi.
Raccolto, sì, letteralmente: perché più di una volta Ali ha aspettato l’apertura del nostro centro quasi svenuto fuori sulla soglia. Quando lo abbiamo conosciuto era anche senza documenti, non parlava italiano; dormiva in strada e aveva già sviluppato una dipendenza importante da alcol, unita all’abuso di psicofarmaci e droghe. Ali, infatti, durante gli anni di viaggio si è lasciato andare, sempre di più: forse le sostanze e lo sballo lo hanno “aiutato” a sentire meno paura, meno dolore.
Ad Ali, da quando lo abbiamo conosciuto, in molti hanno deciso di stargli affianco. Da subito, insieme a La città invisibile, la Caritas, il Centro di Salute Mentale, il Sistema di Accoglienza e Integrazione di Larino; poi il Servizio per le Dipendenze, e un avvocato sempre attento e presente. Dopo tanta fatica, dopo un’ospitalità andata male in un progetto di housing sociale dell’ associazione FACED, dopo aver imparato a parlare bene l’italiano, essersi regolarizzato con i documenti, aver trovato qualche lavoretto; dopo essere caduto ancora diverse volte, Ali aveva deciso di curarsi: è entrato in comunità per affrontare il suo problema con l’alcol e le sostanze.
Diversi mesi di astinenza, le cose andavano meglio: aveva trovato un lavoro in un locale. A un certo punto, a fine estate, ci ha detto di aver scoperto che il suo datore gli aveva riconosciuto nella busta paga più o meno la metà delle ore che aveva effettivamente svolto. Sapete, questa è quasi la prassi nella nostra cittadina, ma l’argomento è un tabù. Questa goccia ha fatto traboccare il vaso, aggiungendosi al trauma per l’improvvisa scomparsa del fratello, avvenuta poco prima: Ali è andato in crisi, di nuovo si è rifugiato nell’abuso di sostanze e farmaci. La sua situazione è rapidamente scivolata verso il baratro. Quando Ali inizia a farsi male, si fa male davvero …
Infine, il tentato furto di cui sopra, quello per cui alcuni, “buoni borghesi”, ancor prima dei giudici, lo hanno già condannato “a cinquemila anni, più le spese”. Ali non me lo riesco a immaginare in galera, penso a sua mamma in Marocco che ho conosciuto in una videochiamata qualche tempo fa, che gli raccomandava di essere bravo. Ali ha sbagliato di nuovo e sta già pagando, ma, vedete, un uomo non è l’errore che fa, o il reato che compie. Ali non è un santo, ma nemmeno un pericoloso delinquente. Non proprio un “giglio, ma pur sempre un figlio”, continuando a parafrasare De André.
In fondo Ali assomiglia molto di più di quanto non si pensi agli odiatori (da tastiera e non) che lo disprezzano, pur senza conoscerlo, e che già lo hanno condannato: l’uno e gli altri, a ben vedere, “vittime di questo mondo”. ☺
