Amare la propria terra
2 Luglio 2019
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Amare la propria terra

lettera aperta a quanti non vogliono essere omertosi

I piccoli centri abitati finalmente escono dal letargo. L’arrivo dell’estate provoca un risveglio quasi impetuoso. È tutto un pullulare di iniziative e attività, spesso anche rumorose e notturne. Che ben vengano ma può essere questa frenesia estiva, opportuna, legittima e sacrosanta, ad attestarne l’esistenza in vita? Premesso che ne siamo sostenitori incondizionati in quanto qualunque fermento va incoraggiato e promosso, tuttavia il Molise sempre più ci appare come il transatlantico Titanic che continuava a diffondere musica mentre irreparabilmente affondava e la speranza di vita svaniva.

Amare la propria terra è studiarne le potenzialità, aprire cantieri culturali, strappare il cartello “Vietato parlare al conducente” che un tempo era materialmente sui mezzi pubblici e ora se ne sono appropriati mentalmente gli amministratori a tutti i livelli. La cosa pubblica riguarda tutti – dignità della politica – e con il voto non si è firmata una cambiale in bianco. Se ne rammentino costantemente quanti si sono preposti ad amministrare. Tanto più che è da una vita che si è costretti a indirizzarsi sul meno peggio, se non addirittura a dover scegliere tra due “peggio”. Puntualmente è l’incapacità il contenitore di arroganza, strafottenza e presunzione che vantano. Che tornino assemblee, dibattiti, confronti a muso duro. Solo così si può costruire un futuro condiviso.

Amare la propria terra è difenderla, è denunciare le malefatte, piccole e grandi, perché è sull’omertà che poggiano le mafie. Il silenzio, troppo spesso, anche se non è assenso, diventa complicità. Piuttosto che lamentarsi del buio – assenza dello stato – è opportuno accendere anche solo un fiammifero, perché se ognuno fa un po’ di luce intorno a sé le ingiustizie, i soprusi, le angherie, le vessazioni verranno per forza di cose allo scoperto. Non ci viene chiesto di essere eroi ma non possiamo non comportarci almeno da buoni cittadini. Se tacciamo di fronte al sacchetto dell’immondizia gettato in una cunetta o in una piazzola di sosta non vedremo neppure le discariche a cielo aperto! Dobbiamo cominciare ad avere paura del silenzio degli onesti. Del nostro silenzio.

Amare la propria terra è lottare per la sanità. Non la difesa di questo o quell’ospedale, semplice vanto di un paese, non la salvaguardia di questo o quel reparto o peggio ancora di questo o quel primario ma è doveroso pretendere l’efficienza e la qualità, perché se ne possa uscire vivi e guariti per le capacità degli operatori non per grazia ricevuta. Perché una situazione così penosa come è stata ridotta la sanità nel Molise ancora non ci mobilita a tempo pieno e ci fa scendere in piazza? Continuiamo ad assistere alla vergognosa contesa fra chi deve fare il commissario, tra dove andare a prendere i medici, addirittura se far intervenire l’esercito e intanto nei pronto soccorso si scatenano, spesso giustamente, le ire dei pazienti stanchi di aspettare ore preziose, come se il tempo risolvesse i problemi e le malattie. Lottare perché la sanità pervada sempre più il territorio, perché i disabili non ricadano unicamente sulle famiglie, perché ognuno possa avere una vita dignitosa e non si senta abbandonato dalle istituzioni.

Amare la propria terra è essere accoglienti. Sostenere, favorire i progetti di quanti cercano uno sviluppo compatibile con l’ambiente, di quanti scommettono sulla nostra realtà in modo che l’innovazione vada a braccetto con la tutela della vocazione prevalentemente agricola della regione. Accoglienza diventa ospitalità perché i paesi vanno morendo per mancanza di residenti. Quando scopriremo che gli immigrati ci stanno facendo un favore venendo ad abitare tra noi allora apriremo porte e cuori mettendoli in condizione di poter vivere dignitosamente e con il loro lavoro. Una pessima politica razzista e xenofoba rischia di minare la nostra cultura e di desertificare le nostre terre. Abbiamo un consiglio regionale indecoroso, che fa acqua su tutti i fronti (anzi neppure acqua per i paesi del Basso Molise, visto che i rubinetti sono a secco o con liquido non potabile!). Va bene assistere ai giochi di potere, al riposizionamento degli eletti che cambiano formazione come le donne cambiano le scarpe, ma quando si renderanno conto che sono pagati profumatamente non per rafforzare clientele o preparare le prossime elezioni ma per amministrare una regione grande meno di un quartiere di Roma? Non possiamo non fare i complimenti al neosegretario e consigliere regionale del Pd che è riuscito a perdere non solo i grandi comuni molisani per le solite logiche spartitorie, ma il suo stesso orto di casa. Chi ben comincia è a metà dell’opera.

Amare la propria terra, per un credente come me, è la consapevolezza che se la religione è oppio dei popoli (Marx), la fede è invito al rischio, è forza trasformante perché questo nostro mondo diventi il giardino progettato dal Creatore, perché la natura, che non ha frontiere, possa essere spazio calpestabile da ognuno, perché la persona si ponga al servizio del bene comune. Tutte le nostre pagine sono ispirate da un unico principio: lotta e contemplazione per divenire persone di comunione.☺

 

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