Appaesàti
Spaesati era il titolo di un libro di Antonella Tarpino (Einaudi) che più di dieci anni fa raccontava storie di un’Italia al contrario, dal basso e ai margini, territori in sofferenza oscillanti fra le rovine di un passato ancora attivo e le macerie di un presente in crisi, in cerca di diritti perduti o insidiati. La stessa espressione – Gli spaesati – è il titolo di un reportage dalle zone del terremoto del 2016 nel Centro Italia scritto da Angelo Ferracuti e Giovanni Marrozzini (Futura 2018) nel quale si descrive un’Italia nascosta e vera, resa visibile dal sisma ma che prima sembrava non esistere. Pochi anni dopo, nel 2023, è uscito per il Mulino un altro volume con lo stesso titolo nel quale due sociologi, Paolo Jedlowski e Massimo Cerulo, indagano esperienze e sentimenti legati al partire e al tornare tra Nord e Sud d’Italia, considerando che più della metà degli italiani non vive nel posto dove è nato. Tutto ciò genera uno “spaesa- mento”, un sentimento che somma il senso di disorientamento al significato letterale di “perdita del paese”.
Ora un giovane e dinamico editore delle aree interne – Radici Edizioni con sede a Capistrello (Aq) – ha pubblicato un libro che rovescia il concetto: Appaesàti. Storie di ordinaria ruralità, nato dall’impegno di un gruppo di giovani del Matese attivi intorno alla Biblioteca diocesana “San Tommaso d’ Aquino” di Piedimonte. L’ottica è quella dell’appaesamento, inteso come il contrario dello spaesamento, non tanto in termini quantitativi, ma innanzitutto come atteggiamento, come postura di fronte al processo di declino sociale, economico e demografico che ha colpito le aree interne italiane nel corso del Novecento e che è sostanzialmente proseguito nei primi due decenni del XXI secolo. È l’opposto del disorientamento e della perdita del paese, con l’obiettivo di ridare un senso democratico e civile alla vita nei paesi, che costituiscono la rete di base del tessuto insediativo e politico del territorio italiano, in massima parte collinare e montuoso, sebbene circondato dal mare.
Un paese significa non essere soli, vuol dire relazioni, funzioni, comunità. Eppure, abbiamo marginalizzato i paesi e i loro territori, che hanno subìto lo spopolamento, la perdita di servizi e attività economiche, perfino allontanandosi dallo sguardo e dal progresso. L’Italia è, fondamentalmente, un Paese di paesi. Per molto tempo il paese – anche il più piccolo – è stato un luogo di vita nel quale si esprimeva un comune sistema di valori, dove si intersecavano conflitto e solidarietà. Ogni paese aveva le sue tradizioni, la sua radice culturale, perfino il suo linguaggio. Oggi i paesi rischiano di apparire come punti sbiaditi nella geografia delle aree interne, espressioni di una questione territoriale che si somma a quella ambientale, una geografia delle disuguaglianze. Da ambiente di vita (e di vitalità) il paese è diventato un luogo di partenza, di resistenza, o di restanza per riprendere l’efficace espressione di Vito Teti.
Appaesati, curato insieme a Luca di lello e Pierluigi Reveglia, scaturisce da un podcast che diventa un libro per raccontare le aree interne, il loro declino e le loro possibilità di rinascita. Può sembrare un’operazione alla rovescia per i nostri tempi digitali: un linguaggio nuovo (il podcast) riprodotto nella forma tradizionale del libro, un tentativo di superare la volatilità delle parole per alimentare strategie e politiche di rigenerazione delle aree fragili del Paese.
Al di fuori dei cliché romantici e tradizionalisti, le voci di una dozzina di qualificati studiosi esplorano in forma semplice e diretta i principali temi dei paesi e dei territori rurali. Dal lavoro alla scuola, dalle tradizioni al mercato, dalla cultura agli stili di vita, dai giovani alle pari opportunità, emerge una narrazione autentica e non rassegnata, per riflettere e aprire nuovi orizzonti, verso altri mo(n)di di produrre, di abitare, di vivere.
Rimettere al centro i paesi, evitando la chimera del borgo turistico-consumistico omologato, sarebbe un bel programma per il futuro. Ma c’è bisogno di politiche adeguate, che tengano conto del paese come comunità, come luogo di attività e di incontro, come spazio di vita. Il libro sembra indicare una strada, erta ma promettente: quella di investire sui paesi per una rinascita delle aree interne italiane. I testi trascritti e raccolti nelle pagine di questo libro possono funzionare come una bussola per orientarsi nella mappa di un’Italia grande e diffusa, ingiustamente considerata minore, ma ricca di risorse, di ambiente e di umanità. Così, appaesarsi significa orientarsi e reagire alla rassegnazione. Perseguire non tanto la resilienza, che sostanzialmente equivale ad acquiescenza o accomodamento, quanto un appaesamento utile per non sentirsi perduti nell’ineluttabilità di un declino, verso il quale i paesi sono stati colpevolmente sospinti.☺
