assenza di idee
30 Maggio 2011 Share

assenza di idee

 

La desertificazione del Molise o la morìa dei centri abitati non sono solo addebitabili al calo demografico, sono il risultato di una mancata programmazione territoriale. Le contestazioni mosse al POR 2007-2013 non erano strumentali, ma giorno per giorno trovano, purtroppo, riscontro oggettivo. La cosa ancor più grave è quella che nessuno si è accorto degli investimenti programmati sull’asse autostradale di collegamento Venafro-Termoli, né si è avuta contezza di altre tipologie di sviluppo territoriale. L’unico strumento che ha fatto qualche piccolo passo è quello legato al fondo sociale, che ha dato un minimo di sostengo ai comuni per le attività di assistenza, interventi di integrazione salariale. Ma anche questo segmento non aveva, sin dall’inizio, una ampia ed articolata strategia, per cui si è limitato a piccole cose. La costituzione degli ambiti di zona, tra l’altro, ha solo aggravato la spesa di funzionamento senza dare le risposte che i cittadini si attendevano. Tant’è che alle reiterate richieste di diversi comuni che si trovano in uno stato di enorme difficoltà economica per le vicende legate agli affidi dei minori a strutture autorizzate, quasi tutte allocate fuori regione, la politica regionale non ha saputo dare una risposta, se non palliativi. La questione, che sembrerebbe poca cosa, sta ponendo sul lastrico alcuni comuni e finisce così di mettere in ginocchio il modello organizzativo molisano.

Da una parte mancano interventi strutturali seri che possano invertire la tendenza al calo demografico che oggi è il primo problema del Molise, dall’altra dobbiamo assistere a realizzazione di infrastrutture faraoniche e inutili. Alla già menzionata palestra di Morrone, oggi dobbiamo aggiungere la piscina di San Giuliano di Puglia che per funzionare ha bisogno di diverse centinaia di migliaia di  euro l’anno. Per raggiungere un adeguato standard di funzionamento necessiterebbe di un bacino a quattro cifre di utenti. Dove sono? Dove li andiamo a prendere? E allora perché disperdere risorse mortificando la comunità che è ai limiti della sopravvivenza? Già paghiamo benzina e gasolio più di tutti in Italia, riscaldarsi con il metano nei piccoli centri è diventato un lusso, ammalarsi è vietato perché i ticket sono altissimi e il servizio sanitario pubblico poco qualificato.

La riforma sanitaria doveva essere attuata con molto anticipo ripensando ai servizi sul territorio e non solo ai primariati da salvare; il piano di dimensionamento scolastico non è un atto amministrativo, ma una scelta politica impegnativa che deve guardare al futuro dei nostri paesi e delle nostre comunità.

I provvedimenti sul federalismo, le norme varate lo scorso mese di luglio, con il famigerato Decreto legge n. 78/2010, hanno posto le premesse per far chiudere diversi comuni della regione. Ci stiamo prendendo in giro da soli: se non cambiamo le condizioni sul piano governativo questa regione rischia di scomparire nel breve volgere di qualche anno. Raccontare altre storie significa dire bugie alla gente e agli amministratori locali che, però, non sono privi di colpe. Gli Amministratori sono ancora in tempo per  rivedere la programmazione regionale, dando il massimo sostegno alle iniziative locali consorziate per rilanciare le piccole attività artigianali, le attività commerciali, l’agricoltura di qualità.

Da poco il Molise ha avuto il riconoscimento della Tintilia come vino Doc: intorno a questo riconoscimento si sarebbe già dovuto sviluppare un piano di marketing territoriale e una campagna di informazione e di investimenti molto forte per  cercare di aumentare la produzione, preparando altri terreni alla coltivazione. E intorno alla Tintilia costruire il polo di attrazione della tipicità molisana turistica ed enogastronomica. Stupisce e meraviglia che non sia iniziato il percorso per il riconoscimento della DOP anche per la Pampanella.

Ma siamo al punto di partenza: non c’è programmazione e non ci sono idee.

Noi però non vogliamo assistere inermi all’agonia della Regione, per questo chiamiamo a raccolta tutti quelli che hanno voglia di impegnarsi e lavorare per il Molise del futuro. Ai segretari dei partiti di centro-sinistra chiediamo di uscire dalle loro sacrestie e di guardare alla società civile. Ci sono tante persone, capaci e pulite, che potrebbero guidare la coalizione alle prossime elezioni regionali per una proposta politica alternativa a quella attuale. La società non ha bisogno di candidati che siano “contro” qualcuno, ma di persone che facciano proposte di governo diverse, molto coraggiose. Il nome circolato in questo periodo, quello di Paolo Di Laura Frattura è sicuramente positivo, ma la sola vicinanza a Roberto Ruta gli fa perdere tutta la credibilità che si è conquistata come presidente della Camera di Commercio.

Il mondo dell’associazionismo e del volontariato invita a riflettere e a coinvolgere a qualsiasi titolo personaggi di spessore, non vincolati a tessere ma forti di idee, capaci di fare scelte, che hanno dimostrato di avere a cuore il bene comune quali Antonio Varrone, Leo Leone, Franco Novelli, Enrico Colavita, Rossella Ferro, Lucio Francario, la stessa Micaela Fanelli che ha commesso un gravissimo errore nell’accettare la candidatura alla presidenza della Provincia: i volponi avevano il solo scopo di offuscare un personaggio emergente.☺

riformista85@libero.it

 

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